Fatica, corpi, nudità, improvvisazione, stupore, versi, goffaggine, sudore, recitazione, danza, movimento, bestialità, umanità, pudore, impudicizia.
Chiunque vada a vedere il nuovo spettacolo di Emma Dante, Bestie di Scena , si ritrova davanti non un teatro tradizionale ma un insieme di stati d’animo espressi, buttati fuori dagli attori sul palco.
Emma Dante, nata a Palermo nel 1967, drammaturga, regista, scrittrice, vincitrice di tanti premi teatrali e per la cinematografia, è una icona (azzardo questo termine abusato, ndr) del teatro contemporaneo italiano.
Da anni porta in scena i suoi drammi (Le Sorelle Macaluso, Odissea A/R, liberamente tratto dal poema omerico) ed è regista di Opere liriche (dalla Carmen diretta da Daniel Baremboim alla Cenerentola diretta da Alejo Perez a Cavalleria Rusticana diretta da Gabriele Ferro) e non dimentica neanche il mondo delle favole (Tre favole per un addio, Anastasia Genoveffa e Cenerentola per citarne qualcuna). Una vita in scena e una vita di grandi riconoscimenti (Il Premio Ipazia per l’Eccellenza femminile, il Premio De Sica sono solo alcuni dei riconoscimenti ottenuti) conduce il suo teatro con una forte tinta meridiana e innovativa.
Bestie di scena, al Teatro Argentina di Roma fino al 22 ottobre, è uno spettacolo teatrale in cui va in scena la rinuncia.
Una compagnia di attori – ballerini che inizia la recitazione ancora prima che si spengano le luci, una partecipazione dapprima neanche notata dagli spettatori, occupati ad accomodarsi e a prepararsi allo spettacolo.
È solo l’insistente e costante presenza degli attori sul palco che risveglia l’attenzione del pubblico e, da quel momento in poi, lo spettatore inizia ad osservare il susseguirsi delle azioni in movimento e, per l’appunto, la rinuncia prende posto.
Progressivamente, gli attori, apparentemente impegnati in un riscaldamento fisico, iniziano a denudarsi e manterranno il nudo per tutto il tempo dello spettacolo, 75 minuti di recitazione senza pause.
Inizialmente, Emma Dante voleva esibire al suo pubblico la fatica, fisica e mentale del lavoro dell’attore, la sua scelta di rinunciare ad ogni codice comportamentale, di rinunciare al pudore ed alla vergogna pur di trasporsi nella recitazione. Da questa rinuncia ne viene fuori uno spettacolo dove non è più l’attore che si mostra bensì l’individuo.
Ho trovato in altre recensioni il parallelismo con la Cacciata dall’Eden di Adamo ed Eva e mi sono chiesta se fosse coincidenza o cosa, perché , questo parallelismo pittorico, l’ho vissuto anche io da spettatrice. È immediata la visione allegorica nel vedere quei nudi che quasi non sanno cosa fare con il proprio corpo e con la propria vergogna.
L’impaccio dell’individuo, consapevole della propria nudità, al punto da volerla a tutti i costi nascondere con braccia, mani, ingobbimenti della schiena è proprio come la Cacciata dall’Eden, da un Eden imprecisato e, forse, poco importante perché il vissuto è tutto lì davanti. Gli attori abitano un luogo, il palcoscenico, in cui non governano ma si espongono, subiscono i suggerimenti di un deus ex machina invisibile agli astanti e che li spinge ad agire e ad esternare il proprio individualismo, la propria indole, la singola capacità.
E’ proprio l’elemento del nudo che, alla fine, comunica tutto il senso dello spettacolo.
La grossolanità dei movimenti in alcune scene, la dipendenza degli attori da quel che viene lanciato da dietro le quinte (oggetti, cibi, bambole, stracci) agisce per loro o contro di loro, mette a nudo i singoli individui e le loro sensazioni: la paura, lo smarrimento, il coraggio, la rabbia, la forza, l’accoramento.
Emma Dante progressivamente rinuncia alla dimostrazione della fatica dell’attore, come progressivamente gli attori rinunciano ai vestiti ed al pudore.
Il palco diventa un piccolo universo di sentimenti: si urla, si emettono suoni primitivi, si soffre, si litiga, si ride, si sputa, si sente il bagnato addosso, lo sparo che colpisce, si balla al suono meccanico di una bambolina o di Only You dei Platters, si diventa o ridiventa scimmie.
Il finale è un suggerimento non accolto: dalle quinte piovono vestiti ma, come atto di rivolta, si sceglie di rimanere nudo bestiario in scena.
Non sono altro che specchi quei quattordici attori e , chi si specchia, assiste allo spettacolo seduto in poltrona al di qua del palcoscenico.
Fino al 22 ottobre a Roma Teatro Argentina, Bestie di scena, ideato e diretto da Emma Dante con Elena Borgogni, Sandro Maria Campagna, Viola Carinci, Italia Carroccio, Davide Celona, Sabino Civilleri, Alessandra Fazzino, Roberto Galbo, Carmine Maringola, Ivano Picciallo, Leonarda Saffi, Daniele Savarino, Stephanie Taillandier, Emilia Verginelli e con Daniela Macaluso e Gabriele Gugliara.
Elementi scenici Emma Dante, luci Cristian Zucaro
orari spettacolo
prima ore 21.00
martedì e venerdì ore 21.00
mercoledì e sabato ore 19.00
giovedì e domenica ore 17.00
replica straodinaria domenica 15 ottobre ore 21.00
durata 75 minuti senza intervallo
spettacolo consigliato dai 16 anni
ph 1, 2, 3 di Emma Dante
ph 4, Teatri di Roma
