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Magistratura Democratica: i reggini Stefano Musolino e Cinzia Barillà sono i nuovi dirigenti nazionali

29 Lug 2021 | Politica

Gli auguri di “Quello Che Non Ho” e la proposta di proseguire il cammino con gli studenti lungo il sentiero della democrazia, dei diritti e della legalità

A venti anni dai fatti di Genova, a un passo dall’approvazione della riforma Cartabia, arriva l’elezione dei nuovi vertici di Magistratura democraticaStefano Musolino è il nuovo segretario generale, Cinzia Barillà la nuova presidente. Entrambi di Reggio Calabria.

Eletto anche il nuovo esecutivo. Prima questione sul tappeto, per la nuova dirigenza di Md: le riforme. Se ne è parlato a margine del Consiglio nazionale. La posizione sulle prospettive del processo penale è stata sintetizzata in un documento.

Un impegno importante per Stefano Musolino, sostituto procuratore della Repubblica – Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, e ora anche segretario generale di Magistratura democratica. Ma anche per Cinzia Barillà, giudice di Corte d’Appello di Reggio Calabria, oggi presidente di Md, la prima donna nella storia a ricoprire questo ruolo. 

L’elezione dei nuovi vertici dell’associazione dei magistrati, da parte del Consiglio nazionale, è avvenuta on-line nella mattinata di sabato 24 luglio. Due magistrati in Calabria, dunque, si collocano ai vertici di Magistratura democratica: una scelta che Stefano Musolino, direttamente dalla newsletter di MD, ha definito «Un’investitura della periferia, coraggiosa e carica di significati, per il futuro del gruppo».

Segretario e presidente, i più votati al termine del congresso di Firenze nell’elezione per il Consiglio nazionale subentrano, rispettivamente, a Mariarosaria Guglielmi e a Riccardo De Vito. Definito anche il nuovo esecutivo. La scelta ha ancora una volta rispecchiato le preferenze ottenute al congresso. Questi i nomi: Andrea Natale, giudice del Tribunale di Torino; Silvia Albano, giudice del Tribunale di Roma; Fabrizio Filice giudice del Tribunale di Milano; Simone Spina, giudice del Tribunale di Siena e Simone Silvestri, giudice al Tribunale di Lucca. Tra i più votati c’erano anche Ottavia Civitelli (giudice del Tribunale di Castrovillari) e Anna Mori (consigliere Corte di Appello di Bologna), ma hanno rinunciato a un ruolo nell’esecutivo per impegni lavorativi, pur rimanendo nel Consiglio nazionale. 

L’elezione dei nuovi vertici di Magistratura democratica ha coinciso con un dibattito sulla riforma Cartabia. «Possiamo subire la transizione – osserva Stefano Musolino – oppure viverla rilanciando analisi e proposte, con sano realismo ed attenzione alla complessità. Occorre andare oltre la conservazione dell’esistente, evitando di trasmettere la sensazione di una magistratura chiusa in se stessa, senza abbassare l’attenzione verso riforme che rischiano di modificare l’assetto istituzionale, posto a tutela dei valori di libertà ed uguaglianza su cui si fonda la nostra democrazia. Le vicende di Genova e quelle più recenti di Santa Maria Capua Vetere ci insegnano che le conquiste democratiche non sono definite una volta per tutte, ma vanno coltivate e costantemente tutelate».

«La scelta dei vertici di Md – afferma la nuova presidente Cinzia Barillà dalla newsletter – registra il segnale emerso dal momento elettorale dell’ultimo congresso, ovvero l’attenzione verso sedi periferiche in grandissima sofferenza di organico e di risorse, nonché verso ruoli di merito assai disagiati.  Al contempo, dimostra l’esigenza che la magistratura torni a vivere come un tema cruciale la decifrazione dei bisogni della società». L’attivismo di Magistratura democratica in quest’ultimo campo l’ha sempre resa capace di visioni di lungo corso, grazie anche a quello sguardo curioso sui fenomeni, sui luoghi in cui nessuno vuole ficcare il naso, sugli spazi di emarginazione che non interessano alle maggioranze. Il rinnovato segnale di attenzione per la giurisdizione e per i territori impone una mobilitazione generale degli iscritti per il recupero delle sezioni quale centro di ispirazione della linea di azione di Md.

Foto Cinzia Barillà da newsletter di Magistratura democratica

“I migliori auguri di buon lavoro” sono inviati a Stefano Musolino, Cinzia Barillà e Magistratura Democratica, da Quello Che Non Ho. “Nella speranza di poter proseguire il buon cammino costruito insieme che ci ha consentito di realizzare tante iniziative, soprattutto nelle scuole – si legge in una nota del portavoce, Francesco Alì –  vogliamo ricordare la realizzazione, per la prima volta in Calabria, del diario per i diritti realizzato dagli studenti per gli studenti della Città Metropolitana di Reggio Calabria”.

 “Recuperare il senso delle parole, la bellezza del racconto, la forza delle immagini. Abbiamo pensato a questi strumenti quando, insieme, abbiamo immaginato di dare energia a un percorso di formazione non formale da dedicare agli studenti reggini. E realizzare un prodotto culturale locale pensato e concretizzato dalle ragazze e dai ragazzi per i loro coetanei ci ha riempiti di soddisfazione e di gioia”.

Un percorso pensato da Quello Che Non Ho e Magistratura Democratica e costruito insieme agli studenti, ai dirigenti scolastici e ai docenti della città di Reggio Calabria, ai partners istituzionali (Prefettura e Istituto Scolastico Regionale), all’universo dell’associazionismo (ANPI, Fondazione Di Vittorio – CGIL nazionale, all’Associazione daSud), ai testimonial che si sono alternati a parlare con gli studenti durante i seminari (Gherardo Colombo, Ottavio Sferlazza, Giuseppe Lombardo, Vincenzo Moretti, Danilo Chirico, Vincino, Marcelle Padovani, Massimo Bray, Cinzia Dal Maso, Sergio Rizzo, gli atleti della Viola basket e della Reggina calcio) o a quanti ci hanno regalato un contributo scritto o disegnato (Carlo Ghezzi, Daniele Cappuccio, Giuseppe Creazzo, Giovanni Tizian, Roberto Lucisano, Piergiorgio Morosini, Stefano Musolino, Sergio Staino, Luca Scornaienchi, Gianni Brandolino)”, o a quanti hanno voluto approfondire la nostra esperienza come la Regione Emilia Romagna e la Scuola Allievi Carabinieri di Reggio Calabria, l’archistar Claudio Zappia. O ancora le iniziative in partenariato con il Consiglio regionale della Calabria, l’Enciclopedia Treccani, l’associazione SulleRegole, le case editrici Garzanti e Longanesi. Un progetto che, nel tempo, si è posto all’attenzione dei media nazionali: molte inchieste culturali sono state infatti riprese dai maggiori editorialisti del Corriere della Sera, La Repubblica, Radio Vaticana.

“Insieme a tutti questi protagonisti – prosegue Alì – da Reggio Calabria, abbiamo indagato il significato di bene pubblico e abbiamo realizzato un prodotto originale che rappresenta un vero e proprio esercizio del diritto della libertà di stampa e di democrazia. Abbiamo analizzato a fondo la realtà in cui viviamo e riflettuto concretamente sul valore del nostro essere cittadini per poter disporre degli strumenti per capire i nostri doveri e diritti, avere libero accesso alla loro conoscenza per saperli poi esercitare, rivendicare e tutelare. Il diario, inteso dunque come raccolta di notizie, raccolta di appunti, pensieri, disegni o foto, è servito per segnalare, attraverso lo sguardo attento dei più giovani, quello che non c’è e che i ragazzi vorrebbero quando studiano, giocano, passeggiano o fanno sport, quello che non funziona, i diritti che gli vengono negati nei luoghi in cui ogni giorno vivono”.

“Abbiamo lavorato con una convinzione – ricorda Francesco Alì – la prima cosa da fare per sconfiggere la ‘ndrangheta è imparare a conoscerla e raccontare la verità. E per nominarla e raccontarla, la ‘ndrangheta, bisogna trovare e usare le parole giuste e le immagini giuste. Ciascuno le proprie. Per farlo, è necessario lavorare con consapevolezza per fare crescere le opportunità di informazione e conoscenza dei fenomeni, favorire le occasioni di partecipazione e impegno collettivo, ragionare attorno alla costruzione di un’originale identità meridionale e calabrese scevra dai condizionamenti culturali della ‘ndrangheta. Ecco perché abbiamo puntato sulla cultura, sull’arte, sullo sport, sulle creatività per rafforzare il legame delle giovani generazioni con il territorio. Ecco perché la sperimentazione dei nuovi linguaggi e la valorizzazione della memoria dal basso delle storie della meglio gioventù meridionale e calabrese diventano strumenti di liberazione collettiva. Ecco perché i laboratori, gli incontri con gli esperti, il confronto con gli artisti, la realizzazione di percorsi concettuali e l’elaborazione di disegni e vignette che costituiscono l’ossatura del diario dei diritti e dell’intero progetto formativo diventano strumento di costruzione di un immaginario positivo e antimafia attorno al quale si creano impegno e aggregazione, partecipazione e nuova consapevolezza”.

“Ora possiamo guardare nuovamente al futuro – conclude Alì – con la grande ambizione di continuare ad unire intelligenze, passioni, dubbi, speranze, progetti e creatività.

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