Recuperare il senso delle parole, la bellezza del racconto, la forza delle immagini. Abbiamo pensato a questi due strumenti quando abbiamo immaginato, attraverso “Quello che non ho”, diario scolastico per i diritti, di dare vita a un percorso di formazione non formale da dedicare agli studenti reggini. E avere oggi – per la prima volta in Calabria – “un diario per i diritti” pensato e realizzato dalle ragazze e dai ragazzi per i loro coetanei ci riempie di soddisfazione e di gioia.
Il primo ringraziamento va agli studenti della città di Reggio Calabria, protagonisti attivi dell’impegnativo ed affascinante viaggio per la legalità ed i diritti. Il pensiero va poi ai dirigenti scolastici, ai docenti, alle associazioni che hanno dato vita al diario, alla Prefettura, ai testimonial che si sono alternati a parlare con gli studenti durante i seminari (Gherardo Colombo, Ottavio Sferlazza, Giuseppe Lombardo, Vincenzo Moretti, Danilo Chirico, Vincino, Marcelle Padovani, Cinzia Dal Maso, Sergio Rizzo, Emerson Ramon Borges, gli atleti della viola basket) o a quanti ci hanno regalato un contributo scritto o disegnato (Carlo Ghezzi, Daniele Cappuccio, Giuseppe Creazzo, Giovanni Tizian, Roberto Lucisano, Piergiorgio Morosini, Stefano Musolino, Sergio Staino, Luca Scornaienchi, Gianni Brandolino)”. Diffonderemo, nei prossimi giorni, attraverso i media e il nostro sito, tutti i contributi che abbiamo ricevuto per arricchire i contenuti del diario affinché tutti possano fruire del prezioso lavoro che accompagnerà i ragazzi per l’anno scolastico 2012/2013 e, perché, nella nostra città, si possa aprire un dibattito stimolato dagli interventi di personalità impegnate nel mondo dell’antimafia e per i diritti.
Insieme a loro, da Reggio Calabria, abbiamo indagato il significato di bene pubblico e abbiamo realizzato un prodotto originale che rappresenta un vero e proprio esercizio del diritto della libertà di stampa e di democrazia. Abbiamo analizzato a fondo la realtà in cui viviamo e riflettuto concretamente sul valore del nostro essere cittadini per poter disporre degli strumenti per capire i nostri doveri e diritti, avere libero accesso alla loro conoscenza per saperli poi esercitare, rivendicare e tutelare.
Il diario, inteso dunque come raccolta di notizie, raccolta di appunti, pensieri, disegni o foto, servirà per segnalare, attraverso lo sguardo attento dei più giovani, quello che non c’è e che i ragazzi vorrebbero nella nostra città quando studiano, giocano, passeggiano o fanno sport, quello che non funziona, i diritti che gli vengono negati nei luoghi in cui ogni giorno vivono. Questo lavoro continuerà sul sito www.quellochenonho.net per contribuire a costruire insieme una città sicura, gioiosa, vivibile, in cui si possa vivere meglio rispettando le regole. Questo il senso di “Quello che non ho”.
Abbiamo una convinzione: la prima cosa da fare per sconfiggere la ‘ndrangheta è imparare a conoscerla e raccontare la verità. E per nominarla e raccontarla, la ‘ndrangheta, bisogna trovare e usare le parole giuste e le immagini giuste. Ciascuno le proprie.
Per farlo, è necessario lavorare con consapevolezza per fare crescere le opportunità di informazione e conoscenza dei fenomeni, favorire le occasioni di partecipazione e impegno collettivo, ragionare attorno alla costruzione di un’originale identità meridionale e calabrese scevra dai condizionamenti culturali della ‘ndrangheta. Ecco perché abbiamo puntato sulla cultura, sull’arte, sulle creatività per rafforzare il legame delle giovani generazioni con il territorio. Ecco perché la sperimentazione dei nuovi linguaggi e la valorizzazione della memoria dal basso delle storie della meglio gioventù meridionale e calabrese diventano strumenti di liberazione collettiva. Ecco perché i laboratori, gli incontri con gli esperti, il confronto con gli artisti, la realizzazione di percorsi concettuali e l’elaborazione di disegni e vignette che costituiscono l’ossatura del diario dei diritti e dell’intero progetto formativo diventano strumento di costruzione di un immaginario positivo e antimafia attorno al quale si creano impegno e aggregazione, partecipazione e nuova consapevolezza.
Con “Quello che non ho” abbiamo messo in pratica una grande ambizione: unire intelligenze, passioni, dubbi, speranze, progetti, creatività, arti. Lo abbiamo fatto in una città che vive di rivalità, giochi a perdere, moralismi. Lo abbiamo fatto mettendoci in gioco. Abbiamo lavorato per riappropriarci del significato più profondo delle parole di cui il degrado culturale e la criminalità organizzata ci avevano privato. E per costruire un racconto nuovo del nostro territorio che parta dalla valorizzazione delle bellezze. Un percorso duplice in cui crediamo molto. Il lavoro con gli studenti e le loro esigenze e passioni è stato la chiave per lanciare questa sfida di cambiamento a tutta la città. Che è iniziata, che merita di continuare. Ma che i nostri ragazzi possono vincere se trovano una classe dirigente capace di interpretare i loro bisogni. Finalmente.
Francesco Alì
Portavoce “Quello che non ho”
