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I Giochi di Pechino 2022, tra conflitti diplomatici, Covid e il caso Djokovic (Fonte Treccani)

10 Gen 2022 | Cultura e Società

Manca poco meno di un mese a Beijing 2022 e le Olimpiadi invernali di Pechino si propongono al mondo con una novità che, in questo caso, coincide con la voce esperienza: la capitale cinese è, infatti, la prima città ad accogliere entrambe le edizioni, quella estiva e quella invernale. Diverse sedi dei Giochi del 2008 saranno, pertanto, riutilizzate e le competizioni si svolgeranno tra Pechino, Yanqing e Zhangjiakou.

Il 20 ottobre 2021, la fiamma olimpica, solo 14 anni dopo, è arrivata nuovamente in Cina, all’aeroporto della capitale, all’interno di una lanterna che si ispira ad un’antica lampada cinese chiamata “Changxin” (luce e speranza); poi, lo spostamento verso la torre olimpica di Pechino per il rituale di benvenuto. Il 4 febbraio 2022, l’accensione del calderone olimpico darà il via ufficialmente alle Olimpiadi invernali di Beijing 2022.

Il fuoco di Olimpia si trasferisce da Tokyo a Pechino, ma resta in Asia, tra due Paesi, al tempo stesso, vicini e avversari; darà il nuovo start ad una competizione non solo sportiva, ma molto politica, a partire da chi vincerà più medaglie (in Giappone ha prevalso la Cina conquistando 88 medaglie contro le 58 dei nipponici).

I rapporti tra i rispettivi vertici sportivi e, quindi, tra i due Stati sono tesi: il boicottaggio diplomatico delle Olimpiadi invernali è stato già ampiamente annunciato il 16 dicembre dal primo ministro del Giappone, Fumio Kishida, che aveva anticipato la sua assenza. «Il Giappone non invierà delegazioni governative. Quella giapponese sarà ‒ pertanto ‒ rappresentata da Seiko Hashimoto, presidente del comitato organizzatore delle Olimpiadi di Tokyo 2020», ha poi formalizzato il portavoce del governo, Hirokazu Matsuno.

Anche Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Gran Bretagna non invieranno delegazioni diplomatiche. Un boicottaggio “spoilerato” dal presidente USA, Joe Biden, come «una misura da valutare in risposta alla violazioni dei diritti umani nello Xinjiang e a Hong Kong e alle pressioni militari cinesi su Taiwan». Decisioni, queste, che non comportano anche il boicottaggio sportivo con il ritiro degli atleti, proprio per evitare ulteriori penalizzazioni ingiuste per campioni già fermati lungamente dalla pandemia, tanto che il CIO (Comitato olimpico internazionale), manifestatosi neutrale sulla delicata questione politica, ha potuto tirare un mezzo sospiro di sollievo.

A completare il quadro geopolitico delicatissimo, il caso della scomparsa della tennista cinese Peng Shuai che aveva accusato l’ex vicepremier, Zhang Gaoli, di violenze durante una relazione durata diversi anni. La successiva “strana” ricomparsa dell’ex numero 1 del tennis mondiale in alcuni video che la mostrano in pubblico in Cina, ritenuti da molti poco credibili, ha sollevato più di un dubbio e molte prese di distanza nell’opinione pubblica internazionale, tra gli sportivi e le istituzioni. La sospensione dei tornei del circuito WTA (Women’s Tennis Association) in Cina e la decisione della ITF (International Tennis Federation) di non annullare i tornei in quello Stato per non punire tutta la popolazione, dimostrano quanto sia complicato e delicato, in questo momento, il percorso delle Olimpiadi alle porte e quello dei rapporti internazionali.

Quelle di Pechino, saranno anche le seconde Olimpiadi che si giocheranno nel mezzo dell’emergenza sanitaria mondiale che ha segnato in modo indelebile le nostre vite (ad oggi, circa 5 milioni e mezzo di morti per Covid-19).

In ogni caso, complici la pandemia (che ha fatto slittare le Olimpiadi in Giappone dal 2020 al 2021) e la cosiddetta Olimpiade ‘intermedia’ di Lillehammer (da cui è partita l’alternanza biennale delle edizioni tra estive ed invernali), a soli sei mesi di distanza, diverse generazioni di amanti dello sport avranno il privilegio di assistere a due edizioni ravvicinate dei Giochi.

In questo clima, la Cina, tra difficoltà ed incertezze, è al lavoro per creare la cosiddetta “bolla” anticontagio. 

Proprio mentre è scoppiato il caso diplomatico internazionale tra il tennista, attualmente numero 1 del mondo, Novak Djokovic, il governo australiano e gli Australian Open (AO)… CONTINUA SU TRECCANI

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