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CELESTE LOGIACCO E FRANCESCO ALI’ (Cgil): “Il valore economico, politico-sindacale e simbolico dei nuovi Accordi Territoriali per i contratti di locazione a canone concordato per i Comuni di Gioia Tauro, Rosarno e San Ferdinando”

12 Dic 2020 | Economia

La firma e il deposito da parte di Sunia-Cgil Calabria, Confedilizia e Sicet-Cisl di Reggio Calabria dei tre nuovi Accordi Territoriali per i contratti di locazione a canone concordato nei Comuni di Gioia Tauro, Rosarno e San Ferdinando è importante perché produrrà per il territorio della Piana valore aggiunto da un punto di vista economico, politico-sindacale e simbolico”. Così Francesco Alì (delegato alle politiche abitative Cgil Calabria e segretario Sunia-Cgil regionale) e Celeste Logiacco (Segretaria Generale Cgil Gioia Tauro).

Il valore economico

“L’Accordo produrrà innanzitutto benefici economici e questo è già un risultato in tempi di gravissima crisi sanitaria ed economica – spiegano Celeste Logiacco e Francesco Alì – Canoni calmierati e sconti fiscali per inquilini e proprietari, maggiori entrate per le casse comunali sono alcuni degli effetti più evidenti.Le agevolazioni economiche spetteranno a chi otterrà l’attestazione da parte di una delle OO. SS. firmatarie: gli inquilini avranno così un’offerta di alloggi con un canone di locazione inferiore a quello del mercato privato oltre che importanti detrazioni fiscali (da un minimo di 247 euro ad un massimo di 495 a seconda del reddito) e ai proprietari di godere di una serie di agevolazioni fiscali a cominciare dall’aliquota IMU ridotta del 25% rispetto a quella deliberata dal Comune per le locazioni, nonché la possibilità di utilizzare la cedolare secca al 10% che tocca ai Comuni ad alta tensione abitativa e a quelli colpiti da calamità. Indirettamente, per questa via, ci saranno maggiori entrate per i Comuni non attraverso un meccanismo punitivo , ma di premialità per chi deciderà di mettersi in regola”.

Il valore sindacale e politico

L’Accordo Territoriale – proseguono i Segretari – darà, inoltre, un impulso importante alle politiche abitative dell’intero territorio perché frutto di una contrattazione sociale che non si ferma al risultato raggiunto.A Stato, Regione e Comuni, per incentivare accordi e rinegoziazioni, chiediamo ulteriori agevolazioni e detrazioni fiscali e un adeguamento normativo della disciplina degli affitti che tenga conto delle nuove situazioni determinate dall’ emergenza pandemica. Per affrontare l’emergenza abitativa delle famiglie in affitto che hanno subito forti contrazioni di reddito a causa della riduzione o della perdita del lavoro, per andare incontro alle difficoltà dei proprietari che non ricevono da molti mesi i canoni di affitto e al fine di prevenire gli sfratti per morosità, si renderebbe necessario infatti uno strumento di rinegoziazione e riduzione dei canoni di locazione tra le parti, anche in via temporanea, che consenta il proseguimento del contratto ed eviti contenziosi, sospendendo le procedure di sfratto e disciplinando ulteriormente o incrementando le premialità fiscali (IMU e cedolare secca) per i locatori che accettano la riduzione del canone, equiparando la detrazione di imposta per l’inquilino a quella sulle rate dei mutui, estendendo la cedolare secca al 10% a tutti i Comuni”.

 Il valore simbolico

Infine, spiegano Francesco Alì e Celeste Logiacco, “L’Accordo avrà anche un forte valore simbolico: contrasterà l’illegalità favorendo l’emersione delle situazioni sconosciute al fisco e per questa via contribuirà a ridare ossigeno alle finanze comunali attraverso un meccanismo di premialità per i cittadini onesti. Potrà inoltre favorire l’uscita dal degrado abitativo dei migranti regolari presenti sul territorio le cui condizioni di povertà e sicurezza sanitaria si sono aggravate a causa della crisi sanitaria ed economica. Percorso che dovrà essere accompagnato da politiche di contrasto al lavoro nero perché solo il lavoro regolarmente retribuito consentirà il pagamento puntuale di canoni di locazione (sebbene a canone agevolato) a persone costrette ad una vita durissima, esseri umani che, come emerso anche dalle recenti inchieste giudiziarie, sono spesso sfruttate da ‘schiavisti’ senza scrupoli; esseri umani per i quali l’Accordo della Piana prova a costruire una risposta sociale che metta tutti, chi è nato e chi è immigrato in Italia, nelle condizioni di difendere i propri diritti e di conquistarne di nuovi”.

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