Nel ringraziare Bruno Giordano per avere ieri ricordato la nobile figura di Rosario Livatino e le sue ultime parole rivolte ai killers che lo inseguirono nella scarpata in cui aveva cercato un disperato tentativo di fuga, anche io desidero ricordarlo nel giorno del 27° anniversario del suo sacrificio.
In quella scarpata, quel giorno, quale sostituto in servizio presso la procura di Caltanissetta, dovetti scendere e sollevare il lenzuolo che pietosamente copriva il volto di Rosario.
Ho avuto il privilegio di conoscerlo e di essergli amico, essendo entrambi della stessa provincia, io di Agrigento lui di Canicattì.
Ho diretto le indagini e sostenuto l’accusa nel giudizio di primo di grado; per questo voglio qui ricordare e ringraziare anche Pietro Nava, il testimone che, dimostrando altissimo senso civico e coraggio, si recò subito alla Questura di Agrigento a riferire ciò che aveva visto poco prima sulla SS 640 attraverso lo specchietto retrovisore, riconoscendo in un album fotografico il Killer Pace Domenico mentre scavalcava il guard- rail con la pistola in pugno, inseguendo un uomo con la camicia bianca.
Pietro Nava, grazie alla sua testimonianza ed al riconoscimento reiterato in sede di formale ricognizione di persona, ha consentito la condanna degli esecutori materiali, ed oggi è costretto a vivere con altre generalità all’estero con tutta la sua famiglia.
Di Rosario, magistrato integerrimo, raffinato giurista ed uomo di profonda fede, voglio oggi ricordare una sua bellissima riflessione: “Quando moriremo nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili”
* Procura Palmi
