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Perché bisogna assolutamente vedere il film di Fabio Mollo “Il Padre d’Italia”? Per un motivo semplice: perché è pura poesia

30 Gen 2016 | Archivio

Perché bisogna assolutamente vedere il film di Fabio Mollo “Il Padre d’Italia”? 

Per un motivo semplice: perché è pura poesia.
 

 

Perché fa ridere di cuore e fa piangere con l’anima. Perché ti entra dentro e ti rimescola dolcemente fino a tirarti fuori tutte le lacrime che hai, i buoni sentimenti di cui sei ancora capace e, soprattutto, la forza per conquistare il tuo diritto di essere te stesso. Il tuo diritto di essere felice.
 

 

Ieri sera, al cinema Aurora di Reggio Calabria (dove si è tenuta la chiusura calabrese delle tre anteprime nazionali) la sala pullulava di giornalisti, fotografi, attori, amici, spettatori.
 

 

Alla fine della proiezione tutti quanti, nessuno escluso, al riaccendersi delle luci in sala, alzandosi in piedi per ringraziare con un torrenziale applauso Fabio Mollo, strizzavano gli occhi carichi di lucciconi ma con un sorriso di autentica beatitudine stampato sul volto.
 

 

“Il padre d’Italia” è “un film sul futuro. Io amo definirlo così – dice in apertura il regista, affiancato dal presidente della Film Commission Calabria Pino Citrigno –  è un film sulla mia generazione di trentenni, precari sentimentalmente e professionalmente, ma anche coraggiosi. I due protagonisti (Mia – Isabella Ragonese – e Paolo – Luca Marinelli) sono molto diversi tra loro, opposti. Si incontrano per caso. Un passaggio “scroccato” e l’inizio di un viaggio. Da Nord a Sud, fino alla mia Calabria, con la quale non taglio il mio cordone ombelicale. Una Calabria dove l’impossibile diventa possibile”.
 

 

“Un grande film realizzato con poche risorse – sottolinea Citrigno – ricordando che oltre alle Film Commission di Calabria e Piemonte, il lungometraggio di Mollo è stato sostenuto dal Ministero per i Beni culturali e che non fa che confermare (non ve ne era bisogno ma è così) che Fabio è un giovane grande regista e che il cinema nazionale, italiano, ed internazionale se n’è accorto eccome!”.
 

 

Finiti i saluti, le luci si abbassano. E lo schermo si accende.
 

 

Sin dall’inizio ci si trova catapultati dentro la storia.

 

Un incontro in chiaroscuro, ben sottolineato da sequenze che sono pennellate di pura arte, caravaggesche negli sfondi neri illuminati da flash che evidenziano particolari. Già le prime scene e le inquadrature sapienti catturano al meglio l’intensità dell’interpretazione di Marinelli e Ragonese: la macchina da presa non sembra avere misteri per Fabio Mollo. Che riesce a guidare lo spettatore al punto che questo ha l’illusione di guidare egli stesso l’obiettivo, tanto il regista riesce a cogliere bene cosa lo spettatore desideri vedere e sapere di quei due sconosciuti intenti a raccontare la propria storia per farla diventare, magicamente, la tua.

 

 

Si entra così subito in sintonia con Mia e Paolo. Ci si incuriosisce nello scrutare questi esseri così diversi, ci si raddrizza sulla poltrona, si aguzzano gli occhi e le orecchie, per non perdere un fiato e seguire da vicino un intreccio che promette le emozioni che cerchi.
 

 

Non tradisce mai le attese, il film di Mollo. Neanche per un attimo.
 

 

La sceneggiatura, firmata dallo stesso regista e da Josella Porto, incede senza mai calare di intensità. I dialoghi sono brillanti, arguti, spiazzanti, raffinatamente divertenti. La  trama ben costruita, convincente, senza balzi.

 

Scene pulite, senza artifici. Un racconto sobrio e fluido, che ti conquista da subito. Che ti fa gioire, penare, desiderare di trovare sulla tua strada un Paolo così buono e una Mia così sconvolgente, che ti accendano l’esistenza.
 

 

La forza del film è in sequenze, ambientazioni e scenografie che riescono a trasformare in bellezza anche ciò che bello non è: equilibrio e purezza di scelte narrative. Su questo, poi, si innesta la rara capacità di saper deviare l’andamento dell’intreccio: non si ha il tempo di tirare il fiato ché subito la storia ti porta dove non ti aspettavi di arrivare, ti fa sentire ciò che non ti aspettavi di sentire.
 

 

C’è tutto dentro “Il padre d’Italia”: c’è l’amicizia, c’è l’amore, c’è la paura. La vergogna e la rabbia, la ricerca e l’umana incapacità di sapere dove vuoi andare e perché, pur sentendo dentro una spinta che non puoi ignorare.

 

E dall’alto, da quella camera in perpendicolare che coglie ogni palpito dei due protagonisti, c’è lo sguardo di Fabio Mollo, che accarezza delicatamente Mia e Paolo, che siamo tutti noi, sussurrando che va tutto bene. Che si può e si deve poter scegliere. Che la grandezza dell’essere umano è proprio lì: nella poesia della sua fragilità che l’amore trasforma in ciò che non pensavi potesse essere.
 

 

Il viaggio di Mia e Paolo è “fisicamente” un viaggio vero (“Abbiamo davvero percorso tutta l’Italia su un furgone”, svela il regista). Ed è, come è giusto che sia, un viaggio dell’anima. Attraverso sentimenti veri: senza schemi, senza sovrastrutture, senza infingimenti e vergogne, come la meravigliosa Isabella nuda oltre la tenda che ondeggia sul balcone e la sua pancia che custodisce la vita.
 

 

Come l’abbraccio in discoteca che ti fa venire voglia di circondarti da solo con le mani pur di sentirne un po’, di quel calore.
 

 Come quando Mia e Paolo giocano sul letto, a colpi di maquillage, per strappare a una maschera la loro più profonda identità.

 

E allora “Il Padre d’Italia” ti conquista. Perché ti ricorda che la vita non è una strada dritta e senza scossoni. Ma che è un ghirigori incasinato che fa giri e giri strani ma che alla fine, se sai seguire ciò che hai dentro, riesce a portarti lì, proprio lì, dove deve essere il tuo cuore. 
 

 

 “Vi saluta Isabella Ragonese  – dice il regista alla platea – gli ho inviato nella chat che abbiamo in comune con Luca Marinelli la foto dei carciofi che oggi mi ha cucinato mia nonna e lei ha gradito moltissimo”. Pochi minuti dopo, la voce di Fabio si rompe in un pianto vero, impossibile da trattenere, raccontando alla giornalista Paola Bottero (che ha guidato la conversazione col regista in sala), quanto abbia messo di se stesso in questo film, marcatamente autobiografico senza tuttavia scadere mai  in un autoritratto.
 

 

Questo film è come il suo regista. E Fabio Mollo è come questo film: vero.
 

 

Per questo “Il padre d’Italia” ti prende, dall’inizio alla fine, tanto da sentire di voler bene a Mia e Paolo come se li avessi davvero incontrati sulla tua strada, su quel cammino incerto che è la vita.

 

Una esistenza accidentata che, se non cedi mai alla tentazione di tradire ciò che sei, come Mollo ci ha dimostrato con un’opera che è semplice e bella come una perla, può sorprenderti e riempirti di grata riconoscenza come solo un miracolo può fare.
 

 

Miracolo che, come “Il padre d’Italia” ci rammenta, non solo è possibile, ma anche a portata di mano.
 

A due condizioni: se sai amare. Se sai amarti.

 

 

La riproduzione è riservata

 

 

 

Il Padre d’Italia

• DATA USCITA: 09 marzo 2017
• GENERE: Drammatico
• ANNO: 2017
• REGIA: Fabio Mollo
• ATTORI: Isabella Ragonese, Luca Marinelli, Federica de Cola, Anna Ferruzzo, Miriam Karlkvist
• SCENEGGIATURA: Fabio Mollo, Josella Porto
• FOTOGRAFIA: Daria D’Antonio
• MONTAGGIO: Filippo Montemurro
• MUSICHE: Giorgio Giampà
• PRODUZIONE: Bianca e Rai Cinema.
• DISTRIBUZIONE: Good Films
• PAESE: Italia
• DURATA: 93 Min

 

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