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"Dal rullante alla batteria": gli autori Ercole ed Alessandro Max Cantello ci guidano alla scoperta della loro opera sui sistemi di interpretazione dei metodi (Città del Sole Edizioni)

30 Gen 2016 | Archivio

 

 

 

 

di ANTONIETTA CATANESE

Ercole e Alessandro Max Cantello sono gli autori del volume “Dal rullante alla batteria – Sistemi d’interpretazione dei metodi” , edito da Città del Sole Edizioni, e già sbarcato lo scorso mese alla Fiera del libro indipendente al Palaghiaccio di Milano.

 

Ercole, batterista italiano con alle spalle una esperienza pruriennale e attualmente endorser dei marchi Ludwig, Vic-Firth, Ufip ed Evans; il figlio, Alessandro Max, curatore e redattore della parte storiografica dell’opera. 

Entrambi reggini, firmano un testo che si struttura in tre sezioni: la prima, appunto,  introduttiva e storiografica; la seconda concentrata sulla presentazione e l’analisi di quattro metodi fondamentali della storia della batteria o, come li definisce in quarta di copertina Marco Mammoliti di AMD Communication Planet-Drum, “Quattro colonne della didattica mondiale del nostro strumento”. La terza, infine, si apre ai veri e propri sistemi di interpretazione dei metodi, in cui l’apporto originale di Ercole Cantello trova la massima espressione.

 

A condurci per mano dentro quest’opera sono proprio gli autori. Lo fanno riavvolgendo il “nastro” ai tempi in cui questo lavoro ha preso le mosse.

Alessandro Max: "Mio padre iniziò a lavorare a questo progetto nel 2002 ed in quegli anni ne stese un primo brogliaccio: voleva essere allora un metodo canonico, ma arricchito da tecniche di respirazione e particolari esercizi da compiere prima di eseguire le esercitazioni alla batteria".

Ercole: "Si tratta di esercizi per evitare di andare in apnea mentre si suona o si studia. Training di respirazione che si accompagna a tecniche di rilassamento, per sciogliere il corpo e rendere fluidi i movimenti alla batteria. Anche chi ascolta il batterista percepisce se il corpo è rigido o se questo riesce a fondersi con lo strumento.
Volevo quindi trattare i metodi fondamentali per lo studio della batteria, ma anche fornire questo approccio particolare allo strumento. Il brogliaccio lo inviai allora alla BMG PUBLICATIONS di Milano presieduta allora da Sergio Lonoce. Apprezzarono molto il sistema e la completezza del volume ma, non potendolo acquisire digitalmente, io lo avevo scritto interamente a mano, non se ne fece nulla. Scrissi tutta la parte grafica a matita e mi risposero che non potevano pubblicarlo così, perché andava tutto digitalizzato. Poi il tempo trascorse, finchè Alessandro, mio figlio, si laureò in filosofia e leggendo il suo saggio di tesi mi venne l’idea di unire le nostre competenze per quest’opera".

 

Come si è giunti alla redazione del volume?

Alessandro Max: "Mio padre lesse questa mia monografia  su Manlio Sgalambro e ne rimase colpito per il metodo usato: anziché affrontare  il pensiero del “maestro” Sgalambro, che era totalmente sistematico (lui odiava i commenti), avevo pensato di imitarlo, scrivendo come se lo facesse lui. Mio padre, affascinato da questo metodo, mi chiese: “Cosa può accadere se usiamo questo approccio per scrivere il libro sulla batteria?”. In quella fase papà studiava al conservatorio, al triennio, e per la stesura della tesi alcune di queste modalità sono state pienamente impiegate. Da lì è nata dunque l’idea di questo testo scritto a quattro mani".

Ercole: "Io credo che l’operazione sia ben riuscita: solo Alessandro poteva interpretare al meglio, e lo ha fatto, la mia idea per questo libro".

 

“Dal rullante alla batteria” si struttura in tre parti. Quali sono le specificità di ognuna?

Alessandro Max: "Abbiamo pensato che bisognava prima di tutto dedicare un po’ di tempo all’approfondimento della storia di questo strumento, per integrarlo con quelli che mio padre aveva immaginato come veri e propri “link” , cioè rimandi a qualcosa di bello e importante. Con modestia ho cercato di dare una forma scientifica a questo lavoro, inquadrando innanzitutto la genesi di questo strumento musicale nel suo contesto storico. Per mia formazione non riesco a prescindere da un metodo scientifico che parta dalle fonti primarie. In fin dei conti questo volume tenta di dare all’arbitrarietà una norma. Come diceva Segovia “La musica è libera ma ha una legge”. Ed anche l’approccio a questo testo e alla sua redazione ha voluto partire dalla
“norma”, dalla legge. Anche i “sistemi di interpretazione dei metodi”, nella seconda parte del volume, che sono pura libertà interpretativa, si assoggettano alla legge ed a maggior ragione si assoggetta alla norma la parte storica dell’opera".

Ercole: "Ho scelto i quattro metodi che sono stati i capisaldi della mia formazione, affrontandoli seguendone l’ordine cronologico, dal 1935 al 1963: quattro epoche storiche diverse che hanno visto la nascita di  questi metodi dai quali, a mio parere,  non si può prescindere. Il mio vuole essere un invito al lettore e a chi studia la batteria a conoscere questi testi, perché sono davvero importanti, soprattutto per i giovani, che spesso pensano di poter studiare solo sul web, ignorando e bypassando la storia. Il ragazzo, lo studioso o chi intende avvicinarsi alla batteria, con questo testo ha la possibilità di avere in mano una summa da cui partire per approfondire e poi ricreare attraverso la propria personale interpretazione".

 

 

Chi è il fruitore-tipo di questo volume?

Alessandro Max: "Non è un metodo canonico. È un testo propositivo dei sistemi di intepretazione dei metodi e percorre la via che porta dal rullante alla batteria. Lo fa sia da un punto di vista storiografico, perché parte dal tabor, il tamburo medievale, per giungere, attraverso materiale fotografico con bellissime foto d’epoca, i passaggi che portano dal rullante alla batteria come fossimo dentro una galleria istoriata. È un ibrido, quest’opera,  ed ha una sua specificità proprio perché è un moto “da luogo a luogo”, sia storiograficamente (il rullante  è il cuore della batteria e lo è tutt’oggi) sia come percorso obbligato per chi si approccia a questo strumento e al suo studio.

Un esempio: i rudimenti marziali, che  nascono per essere svolti sul rullante, con il metodo che noi chiamiamo di inversione degli arti (gli esercizi pensati per gli arti superiori vengono proposti anche per quelli inferiori) si estendono dal rullante al resto del drum set. “Sistemi di interpretazione dei metodi” è il sottotitolo. Ecco dunque che il titolo narra il percorso: prima la storia, il sapore, le suggestioni dello strumento; la seconda parte offre l’analisi dei metodi fondamentali per lo studio della batteria, quelli dai quali non si prescinde, al contrario di una messe di metodi che non hanno fatto altro che riproporre cose già note. Non c’è pretesa di originalità nel nostro lavoro, ma piuttosto la voglia di indicare quali siano i pilastri della metodologia classica. Partendo da lì, tuttavia, più di un elemento di originalità si ravvisa nel modo di trattare la questione. C’è l’analisi di questi quattro capisaldi, di questo lascito storico, ma poi sovviene l’approccio ermeneutico. Tu studi questi quattro metodi ma  improvvisamente scopri che la tua soggettività li fa riscrivere in te".

Ercole: "Rispetto al fruitore-tipo posso dire che questo sembrerebbe un testo avanzato, ma se si parte con delle basi teoriche si può comprendere benissimo. Arrivati alla seconda parte è consigliabile affiancare alla lettura lo studio e la pratica dello strumento".

 

E le due voci degli autori diventano infine una: l’invito unanime e condiviso da Ercole e Alessandro Max Cantello è: “ Prima ancora di trasformarli in te, conosci questi metodi”.  Anche quando esegui un esercizio pedissequamente fai comunque qualcosa di nuovo, di tuo.

“Il libro – chiude Alessandro Max Cantello – ha un forte rapporto con la storia, ma non è un libro di storia. Ed anche i metodi sono inseriti in un contesto preciso. Il titolo scrive la promessa, il sottotitolo la mantiene. Il lettore viene motivato ad una ulteriore ricerca. Vorrei, ed in questo credo di interpretare anche il pensiero di mio padre, che il lettore lo leggesse e poi andasse oltre. Noi non abbiamo fatto nulla di nuovo, ma certamente quest’opera vuole motivare chi la legge a fare ulteriori ricerche e ad acquistare questi metodi che sono stati analizzati, per poterne comprendere al meglio l’interpretazione".  

 

 

©Riproduzione riservata

 

"Dal rullante alla batteria"
Sistemi d’interpretazione dei metodi

di Ercole Cantello e Alexandro Max Cantello

Città del Sole Edizioni

“Un testo finalizzato a decodificare sotto forma di "sistemi d’interpretazione
dei metodi" le possibilità più proprie di un testo/metodo in quanto
oggetto interpretabile, e di uno studioso/apprendista come soggetto
interpretante, questo libro si limita a fare dell’arbitrarietà una norma. Se
vuole, lo studioso potrà considerarlo più comodamente un’opera divulgativa, una
guida “tra” e "dentro" quattro testi metodologici parecchio
significativi dell’orizzonte batteristico, modesto incitamento alla conoscenza
e all’approfondimento di tali capisaldi, ma anche, perché no, all’indagazione
delle origini storiche dello strumento che ambisce a padroneggiare”.

 

 

 

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