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Caos Soprintendenza Reggio Calabria. Berlingò a Quellochenonho: "Mandata in quiescenza (dal Mibact) in violazione delle norme"

30 Gen 2016 | Archivio

15/03/2017

di ANTONIETTA CATANESE

Prende carta e penna Irene Berlingò, per dire la propria sul pensionamento arrivato solo 66 giorni dopo la firma del suo incarico a soprintendente per Archeologia Paesaggio e Beni architettonici di Reggio Calabria e Vibo.

Un caso, quello della Calabria meridionale, ed un caos, quello della sua soprintendenza, raccontato passo dopo passo su queste pagine nell’ultimo anno e mezzo: un postriforma da brividi, sullo Stretto, con un turbinio di avvicendamenti che ha contato sei dirigenti diversi, dopo la partenza di Simonetta Bonomi, su un territorio in grande emergenza sul fronte archeologico paesaggistico e del patrimonio culturale.

Lei, Irene Berlingò, arrivava a capo della soprintendenza dopo Di Gennaro, l’interim di La Rocca, l’avocazione di Famiglietti, l’interim di Patamia, la nomina di Calandra (che dopo 70 giorni passava alla guida dell’Ica) e cui seguiva una breve avocazione del direttore generale Bon Valsassina (con una delegata sul territorio).

Solo 66 giorni, appunto. Perché il Mibact, di fatto, la metteva in “quiescenza”.

Ed è su questo che la soprintendente Irene Berlingò prende posizione per mettere i classici “puntini”.

Una nota, quella inviata a Quellochenonho, in cui di fatto contesta la prassi seguita dal ministero per i Beni culturali rispetto a questo pensionamento.

Eccola:

“La mia messa in quiescenza è stata fatta in violazione delle norme che regolano la facoltà di recesso unilaterale della pubblica amministrazione e la nomina mi è stata conferita in relazione alle mie specifiche competenze ( come previsto dalla 165/01), evidentemente assenti in altri soggetti in servizio. Infine il DM 44/16 prevede ( in armonia con i principi generali) l’utilizzo prioritario delle risorse disponibili, ergo:

1) la nomina è assolutamente conforme alle norme;

2) il recesso è un atto potestativo ( e non obbligatorio), per la cui regolarità devono sussistere ben precisi requisiti, in questo caso totalmente assenti”.

Una disamina tecnica in merito alla quale Berlingò, interpellata, non intende rilasciare ulteriori dichiarazioni.

Intanto in riva allo Stretto restano diverse questioni aperte: i rapporti poco idilliaci tra Museo e Soprintendenza, ma anche l’ultima rivelazione del Giornale dell’Arte, secondo cui da anni i Bronzi sarebbero fuori controllo, cioè senza monitoraggio tecnico sui parametri necessari alla loro buona conservazione e tutela. Vicenda, questa, insieme al valzer di soprintendenti, balzata agli onori della cronaca nazionale (Vedi il Corsera del 9 marzo a firma di Gian Antonio Stella).

La soprintendenza per Reggio e Vibo resta (ancora) in avocazione nelle mani del direttore generale Caterina Bon Valsassina, con un funzionario delegato sul territorio.

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