I rifiuti come forma d’arte ed i rifiuti che, attraverso l’arte, diventano uno strumento per fare denuncia.
C’è questo, ma anche molto di più, nell’installazione posta sulla facciata del Cilea nell’ambito degli Stati generali della Cultura.
E c’è un progetto di più ampio respiro lanciato verso il futuro e per il quale i protagonisti di questo “attacco d’arte” stanno cercando sinergie, per la realizzazione in città di un murale e per nuove iniziative artistiche.
Domenica 8 maggio sul portico del Teatro "Francesco Cilea" di Reggio Calabria, l’Associazione “Terra Senza Confine”, in collaborazione con l’Associazione
Hirundine, hanno presentato "Rifiutati", a cura di Inga Taus.
“L’idea – spiegano gli ideatori – nasce dall’invito dell’artista Taciana Coimbra (artista/performer – Reggio Calabria/Italia) agli artisti Concetta Perlini (artista/fotografa – Reggio Calabria/Italia) e Domenico Bolano (architetto/videomaker – Reggio Calabria/Italia) per interagire, con il loro sguardo inventivo, sulla sua azione performativa. Il risultato è una produzione composta da 500 fotografie e un video art, opere che documentano l’azione di intervento urbano di Taciana Coimbra e interpretano esteticamente attraverso uno sguardo attento, critico e
creativo le problematiche proposte sui conflitti e disagi sociali”.
Nel tempo i rifiuti sono stati un mezzo per l’arte e un “linguaggio” utile a trasferire
messaggi: Duchamp, Picasso, i Dadaisti e tantissimi altri, tra correnti ed artisti, nel tempo hanno scelto lo “scarto” come simbolo, un totem di ciò che è destinato a scomparire ma che pure fa parte di noi e lascia traccia, in qualche modo, di ciò che siamo.
E’ questo che traspare da “Rifiutati”: quegli uomini in mezzo ai propri rifiuti, che campeggiano sul Cilea, sono loro stessi un messaggio.
“RIFIUTATI – spiega Inga Taus – fa riferimento al rifiuto spazzatura come oggetto d’arte, dando delle risposte estetiche ed etiche a delle condizioni conflittuali di disagio nel paesaggio urbano. Un progetto di tipologia multidisciplinare – continua – in cui la fotografia ed il video art interagiscono con la performance”.
“La performance di Taciana Coimbra è un collage di immagini in movimento
che raccontano la quotidianità di una giornata rappresentata in un scenario
reale, le strade di una città invasa dalle spazzature, luogo dove i conflitti umani si ritrovano nel conformismo del cittadino e nell’indifferenza della politica a delle situazioni di disagio. La libertà di esprimere (raffigurata nel simbolismo della maschera di uccello – ‘hirundine’) trova nell’arte un mezzo, non solo estetico, ma anche di denuncia e critica in cui l’artista è il protagonista”.
“La performer, indossando una maschera di uccello, guanti di gomma gialli e buste di
plastica sui piedi – si legge ancora nella nota espositiva della curatrice – mette in scena sentimenti conflittuali di disagio interiori e sociali. Concetta Perlini interpreta la poetica del conflitto e del disagio attraverso una serie di scatti fotografici, rielaborati
graficamente con uno sguardo volto alla ricerca della bellezza e della plasticità. Le immagini fotografiche di Perlini si raggruppano e guadagnano movimento nel video art di Domenico Bolano. Una sequenza di fotogrammi (con più di 150 immagini fotografiche), effetti digitali e rumori di durata di 4 minuti”.
"Il precedente artistico – chiarisce infine la presentazione – quale fonte di ispirazione è indicato nell’opera “di Vik Muniz, artista e fotografo, che fa sperimenti con nuove midee e nuovi materiali, che utilizza di oggetti del quotidiano come zucchero, marmellata, sciroppo di cioccolato, scarti edilizzi, spazzatura etc, per creare le sue immagini e dopo fotografarli. I suoi più recenti lavori sono fatti in grandi scale come immagini scolpite nella sabbia o grandi accumuli di spazzature. Per Vik Muniz – insomma – la spazzatura è arte”.
Ant.Cat.
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