Nessuno porti via da Reggio Calabria, e dal Museo
nazionale archeologico della Magna Grecia, i Bronzi di Riace. Neppure per un
periodo, tanto meno per l’Expo 2015. Lo dice Francesco Ali del Comitato per la
tutela e la valorizzazione delle due sculture sostenuti ora dall’ex pm Gherardo
Colombo.
Ora che le due statue sono tornate nel museo che riaprirà dopo quattro anni si
rinfocolano le polemiche, anche perché l’allestimento definitivo ancora non
c’è. Il comitato non demorde e conquista alla sua causa Gherardo Colombo, uno
dei magistrati di “Mani pulite”, ora consigliere della Rai e presidente
onorario della Garzanti libri: ”L’idea di portare i Bronzi altrove pare
un’ulteriore spoliazione di un territorio già troppo sofferente e incide sulla
già precaria considerazione di sé degli abitanti”, ha dichiarato l’ex
magistrato in una conferenza stampa romana del comitato. ”Come dicono i
tecnici, ogni movimentazione dei Bronzi rischia di danneggiarli”. E qui ne
parla Francesco Alì che questo comitato presiede.
I bronzi di Riace sono finalmente tornati nel museo di Reggio Calabria: per
quanto tempo sono stati ‘assenti’ per restauro?
Il Museo è chiuso da novembre 2009 per lavori di restauro in quanto parte
del pacchetto per il 150° dell’Unità d’Italia. Lavori che, ad oggi, non sono
ancora terminati non certo per responsabilità dei cittadini reggini che anzi
hanno sempre denunciato e mal tollerato questa indecenza. I Bronzi mancavano,
invece, dal 23 dicembre dello stesso anno, quando furono portati nel
laboratorio attrezzato nella sede del Consiglio regionale della Calabria per un
restauro invocato improvvisamente dal Ministero per i beni culturali allora
guidato da Bondi. Riuscimmo ad ottenere che il restauro si facesse in Calabria
in una sala ipertecnologica e sicura, sempre aperta al pubblico.
Il ministro per i beni culturali Bray e il governatore della Calabria
Scopelliti hanno pubblicamente promesso la riapertura del museo della Magna
Grecia entro 15-20 giorni a partire dal 7 dicembre, quindi entro l’anno o all’inizio
del 2014: come valuta questa notizia il Comitato per i bronzi? Si sa la data
esatta e ritiene che le scadenze verranno rispettate?
Presto tutti potranno ammirare i Bronzi da vicino e di nuovo in piedi.
Finalmente sono tornati nella loro “casa”: il Museo nazionale della Magna
Grecia di Reggio Calabria, di cui sono i beni identitari e inamovibili. La
battaglia del nostro Comitato – condotta assieme ad altre associazioni,
movimenti, cittadini e alcune Istituzioni – non è però terminata perché i lavori
di riallestimento del Museo non sono completati. Il cronoprogramma annunciato
da Massimo Bray prevede la riapertura dell’intero Museo nella prossima
primavera e noi vigileremo affinché sia rispettato. Il successo del Museo
dipende dai Bronzi che da soli, nel Consiglio regionale, sono riusciti a
mantenere se non addirittura a superare il numero di visitatori che avevano con
il Museo aperto, che è ricco di tesori, ma il vero attrattore sono i Bronzi.
Non è un caso se li vogliono tutti.
Un ritornello frequente sui mass media è che pochissimi turisti raggiungono
la punta della Calabria per vedere i bronzi con un doppio danno: culturale,
perché non si vedono come meriterebbero; economico, perché altrove renderebbero
molto di più allo Stato e in un’altra città attirerebbero di più. La vostra
posizione?
Il punto è l’isolamento di Reggio e della Calabria. Qui è negato il diritto
alla mobilità. Pensi alla situazione della Salerno – Reggio Calabria, al ritiro
di Trenitalia dal territorio, ai collegamenti interni quasi inesistenti, alle
infrastrutture carenti, ai voli costosissimi e rari, ai costi e ai tempi per
raggiungere la Sicilia. In una situazione del genere è un miracolo che si
riesca a raggiungere certi risultati. Quindi non si può sostenere: “portiamoli
in giro così chi li vede tornerà in Calabria”. Fino a quando non si punterà a
superare l’isolamento in cui siamo stati relegati, tutte le altre ricette sono
solo specchietti per le allodole per giustificare lo sfruttamento, altrove, di
quello che ci è rimasto.
C’è chi invoca la presenza delle due sculture all’Expo di Milano del 2015:
siete d’accordo o contrari?
Innanzitutto c’è un problema di fragilità dei Bronzi. E’ un fatto
scientifico, non è un’opinione. Il loro stato di salute renderebbe altamente
prevedibile il loro danneggiamento in caso di sollecitazioni anche minime. Ed è
inutile che Bray ci dica: “vediamo come hanno risposto al restauro e poi
decidiamo”. L’ultimo restauro ha messo in sicurezza le statue, togliendo per
questa ragione ulteriore terra di fusione rimasta. Questo significa che le
statue adesso sono quasi vuote al loro interno e dunque più fragili rispetto ad
eventuali sollecitazioni e spostamenti. Quanto all’Expo 2015, invece, rischia
di vedersi attribuito un valore salvifico che, invece, non ha. La verità è che
bisogna dire con chiarezza se si vuole far crescere tutto il Paese o solo una
parte. Noi riteniamo che il contributo che la nostra città e la nostra regione
possano dare all’Expo 2015, per indicare al Paese una strada per uscire dalla
crisi, sia il Museo riaperto con i Bronzi di Riace e tutti i suoi tesori pronti
ad essere ammirati con un’adeguata politica di trasporti programmata per tempo,
che consenta a tutti di arrivare, facilmente e convenientemente, a Reggio
Calabria.
Circola ogni tanto un’altra ipotesi: fare dei cloni da mandare in giro per
il mondo. Quanto costerebbe clonarli? Ne vale la pena?
Innanzitutto bisogna dire che i Bronzi non sono un souvenir o un giocattolo
da esibire per capriccio estetico. E poi, contrariamente a quello che volevano
far credere, Firenze ha già detto di no alla richiesta del David di
Michelangelo a Milano in occasione di Expo, ne invierà, infatti, una copia.
Poi, bisogna fare una distinzione. Ci sono le copie artistiche che ognuno è
libero di fare. Esistono in Giappone o a Tebe. Poi ci sono i cloni realizzati
con una scansione a parametri matematici. Anche sulla clonazione abbiamo
condotto una battaglia vincente. Abbiamo addirittura richiesto e vinto un
referendum sull’argomento: 32mila reggini hanno detto no ai cloni da utilizzare
per fini promozionali. Il ragionamento è sempre quello dell’isolamento della
Calabria. Anche i giudici del Consiglio di Stato ci hanno dato ragione,
consentendo la clonazione solo per fini scientifici. E questo è giusto.
Attualmente, infatti, esistono dei cosiddetti “cloni”, seppure in vetroresina
bianca. Sono stati utilizzati per realizzare e testare le basi antisismiche su
cui, in questi giorni, saranno sistemati i Bronzi originali. Le sentenze vanno
rispettate. Se all’Expo o altrove hanno in programma attività che hanno
finalità scientifiche noi non lo sappiamo. In tal caso nulla vieterebbe
l’utilizzo delle copie. Abbiamo peraltro già richiesto al presidente Letta un
incontro per discutere di tutte queste questioni.
A Firenze e Roma, una volta esposti dopo il restauro oltre trent’anni fa, i
due nudi in bronzo attirarono una folla sterminata. Perché a Reggio no?
Qualunque confronto di questo tipo è improponibile. E’ vero che i Bronzi a
Firenze e a Roma ebbero molta più fortuna. E che ne avrebbero molta di più a
Milano, a Parigi, a Mosca, a Londra o a New York. Ma queste metropoli
continuano ad avere analoga fortuna e altrettanti visitatori e, forse di più,
anche senza i Bronzi. Reggio Calabria no. Pur avendo i Bronzi. Chiediamoci
veramente il perché. Sarebbe fin troppo facile prelevare ciò che di buono c’è
su un territorio e trapiantarlo altrove, a simbolo di una nuova stagione di
emigrazione giovanile dal meridione. Troppo facile assumere l’attuale
condizione dei Bronzi di Riace e del Museo ancora chiuso come simbolo di un
paese atterrato, sdraiato, in attesa di giudizio e di redenzione quando i
principali accusatori sono anche i principali responsabili di questo quadro
clinico. Più difficile andare oltre, prendersi le proprie responsabilità,
ricostruire il Paese come un Paese unito. Considerando Reggio e la Calabria
parte del Paese e non un territorio da abbandonare e depredare di quel che
rimane.
Con voi si è schierato pubblicamente l’ex magistrato di Mani Pulite Gherardo
Colombo. Come l’avete convinto?
Colombo e tanti altri intellettuali e appassionati dell’intero Paese e del
resto d’Europa si sono uniti a noi in quest’iniziativa a dimostrazione che non
si tratta di una questione di campanile. Alla base delle nostre tesi ci sono
ragioni scientifiche molto serie, e poi ragioni economiche, politiche e sociali
che hanno come riferimento un Paese unito che non spreca più le sue risorse e
che non lascia indietro nessuno.
Twitter: @stefanomiliani
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