Nel rivolgere a tutti voi un caloroso benvenuto, desidero, in apertura, ringraziare vivamente l’Associazione “Quello che non ho”, attraverso il suo portavoce, il dott. Francesco Alì, perché ha voluto che si celebrasse proprio qui, in Prefettura, la cerimonia di consegna della prima copia del diario scolastico sui diritti, un’opera editoriale tanto originale quanto ricca di contenuti.
So, ed è per questo che ne sento il privilegio, che non si è trattato di una semplice ancorchè significativa proposta editoriale, ma di un vero e proprio percorso formativo ed educativo, che ha avuto quale scopo primario quello di rafforzare nei nostri giovani il senso ed il valore dei diritti e dei principi fondamentali, fino a spingerli alla consapevolezza che senza uno spazio pubblico, libero e democratico, continuamente eroso in questo territorio dalle organizzazioni mafiose e dalla sottocultura dell’illegalità, non è possibile crescere, sviluppare i propri talenti, realizzare i propri sogni, garantirsi un futuro all’interno di una comunità pacifica, solidale e integrata.
Che la scelta sia caduta su un diario scolastico è molto importante, perché, proprio come le pagine di un diario, i diritti civili sanciti a partire dalla nostra Costituzione, i nostri diritti di cittadinanza, vanno per così dire sfogliati e vissuti giorno dopo giorno, e la capacità di farne uso si acquista nel tempo, al prezzo di grandi fatiche, di quotidiane assunzioni di responsabilità, di elevate competenze, specie in contesti, complessi come il nostro, dove “ i diritti che non abbiamo” – per parafrasare il titolo del progetto – rischiano di trasformarsi in acquiescente abuso o, peggio, nel rafforzamento di atteggiamenti che fanno del “favore”, un diritto impropriamente concesso.
Ringrazio, dunque, per quanto si è fatto, l’Ente Scuola Edile, quale ente capofila, e, insieme, tutti i protagonisti di questa avventura, dai rappresentanti delle associazioni della società civile e del mondo imprenditoriale, all’Ufficio Scolastico Provinciale, ai dirigenti scolastici ed a tutti i docenti coinvolti, per il loro infaticabile e considerevole sostegno.
Un pensiero di vivo apprezzamento va anche ai testimonial, che si sono alternati a parlare con gli studenti durante i seminari organizzati nel corso delle attività, o che hanno voluto offrire un contributo scritto o disegnato: mi riferisco ai magistrati, ai giornalisti, ai disegnatori e agli artisti, agli atleti ed a tutti gli esponenti del mondo della cultura e della società civile, che hanno con grande generosità partecipato alla realizzazione del diario.
Non è possibile in questa sede citare tutti, tanto ricchi ed autorevoli sono stati i contributi offerti, ricordo solo le presenze di magistrati quali i Procuratori della Repubblica Giuseppe Lombardo, Giuseppe Creazzo, il dott. Ottavio Sferlazza, oggi qui con noi, il dott. Gherardo Colombo, artisti come Luca Scornaienchi, i famosi disegnatori Staino e Vincino, i calciatori di Reggina Calcio, gli atleti della Viola Basket e molti altri.
Tuttavia, prima della consegna del diario, desidero ringraziare in primo luogo i giovani studenti del Liceo Scientifico Statale “Leonardo da Vinci”, dell’Istituto Tecnico Statale Settore Tecnologico “Augusto Righi”, della Scuola Media Statale “Vittorino da Feltre” e della Scuola Media Statale “Diego Vitrioli.
Hanno svolto, infatti, sia a livello personale che di gruppo, un importantissimo percorso contro le mafie, il lavoro nero, il bullismo, per la riaffermazione della giustizia, la memoria dei diritti e dei principi tutelati dalla nostra Carta Costituzionale;
hanno generosamente e coraggiosamente trasfuso nelle pagine del diario sensazioni, idee, emozioni, ma, ne sono sicuro, anche scelte di coerenza ai valori della legalità, della libertà, del rispetto delle regole, della solidarietà, del senso dello Stato.
Si è trattato di un percorso, denso e produttivo, di partecipazione, creatività, comunicazione e di confronto reciproco, categorie, tutte, che costituiscono la prima risposta per affrontare alle radici il problema della ‘ndrangheta sul nostro territorio, le cui organizzazioni temono in primo luogo proprio l’affermarsi di cittadini sovrani, di coscienze civili mature e responsabili .
So che è stato un lavoro faticoso e impegnativo, perché, immagino, non sia stato facile tradurre tali istanze morali ed etiche in 69 disegni, 44 slogan, e poi, ancora, in narrazioni personali e di gruppo, 16 idee-vignette, ed altro ancora.
Ma la fatica ripaga e, grazie alla vostra passione, questa originalissima opera, un diario scolastico per i diritti e contro le mafie, è divenuta realtà e potrà così essere distribuita gratuitamente a circa 7.000 studenti della città di Reggio Calabria, con il contributo organizzativo del Provveditorato e delle scuole interessate.
Il messaggio che avete inciso nelle pagine del diario non mancherà di essere letto, compreso, assimilato e speriamo vissuto anche da tanti altri giovani studenti di questa città e di questa provincia.
Vorrei concludere, prima di lasciare spazio agli altri interventi, con un’ultima osservazione.
La traggo dal testo di un famoso discorso che Piero Calamandrei, uno dei padri della nostra Costituzione, tenne a Milano alla presenza di numerosi giovani nel lontano 1955.
Sanzionò in quella circostanza, nel presentare loro i principi dettati dalla Costituzione Italiana, i rischi connessi all’indifferenza e al disimpegno di fronte alla negazione dei diritti fondamentali.
Raccontò, in particolare una storiella, che forse molti di voi avranno sentito, ma che intendo qui riproporre; è la storia di due contadini, magari due dei tanti emigranti calabresi, che traversavano l’oceano su una barca traballante in attesa e alla ricerca di un futuro migliore. Uno di questi dormiva nella stiva, l’altro stava sul ponte ed osservava la burrasca farsi sempre più minacciosa.
Ad un tratto proprio quest’ultimo, comprese il rischio che stavano per correre e, sceso nella stiva, avvertì il compagno di viaggio della possibilità che la nave si inabissasse.
All’appello dell’amico, questi si girò dall’altra parte e continuò a dormire osservando: “Che me ne importa, mica è mia la nave!”.
Ecco il rischio gravissimo dell’indifferenza e del disimpegno, lasciare che la nostra indifferenza precipiti la nostra casa comune, fondata sui diritti e sui principi costituzionali, e insieme con essa tutti noi cittadini.
Ma questo non vi riguarda e lo avete dimostrato, sono sicuro che continuerete a testimoniare ed irradiare attorno a voi i valori, i diritti ed i principi, che con il vostro diario avete reso vivi.
IL PREFETTO
