Un lungo viaggio attraverso il mondo.
Ed un ritorno nella sua terra. Per raccontare e raccontarsi, attraverso un’opera che di quel viaggio è la summa ed insieme il bilancio, con lo sguardo ancora rivolto al futuro.
“Valigia diplomatica” è il libro (ediz. Mind, 2017) scritto da Antonio Morabito, diplomatico di carriera dal 1986, reggino, già primo segretario all’ambasciata italiana di Jakarta, in Indonesia; console italiano a Mendoza, Argentina; quindi in forze alla rappresentanza estera del nostro Paese in Iran ed ambasciatore italiano nel Principato di Monaco.
Da Reggio Calabria al mondo e, in questi giorni, nuovamente a Reggio Calabria dove, nella cornice del Consiglio regionale calabrese, Morabito ha portato la propria opera all’attenzione di centinaia di studenti e del mondo istituzionale calabrese nell’ambito di un evento organizzato dall’associazione Attendiamoci Onlus nell’alveo delle iniziative per il quindicinale del sodalizio fondato da don Valerio Chiovaro.
Un’occasione preziosa, proprio perché indirizzata soprattutto al mondo giovanile, per far conoscere una esperienza di vita fuori dal comune, quella del diplomatico Antonio Morabito, attraverso un volume dall’alto valore pedagogico, come il relatore Luigi Marino ha sottolineato dal tavolo di una straripante aula Calipari di Reggio Calabria, impegnata in due sessioni giornaliere nella condivisione di quest’opera (nel programma in foto tutte le autorità ed i relatori intervenuti).
“Valigia diplomatica” parla di un sogno: il sogno della carriera diplomatica, vagheggiato da un ragazzo calabrese cresciuto nella semplicità di una famiglia semplice, ricca tuttavia di robusti valori. E di un ugualmente vivace amore.
L’infanzia tra le figurine da barattare con i compagni e la partita a pallone in piazzetta, le ginocchia sbucciate e la messa con l’abito da chierichetto, la nonna dalla grinta inossidabile e il papà suonatore di mandolino nonché poeta di novene e mottetti d’amore; la mamma premurosa e pragmatica, a ricordare al ragazzo colmo di speranze che ciò che conta di più è il non dimenticare mai da dove si è partiti.
Antonio Morabito non lo ha dimenticato. Ed in quella valigia di cartone, insieme al sogno di una carriera, difficile ma agognata, ha messo anche i buoni consigli di mamma Rosa Bianca e la scorta di amore e valori che la sua famiglia, papà Agostino in primis, gli ha consegnato come la più durevole delle doti.
Viaggi che si inanellano, importanti e pressoché inimmaginabili traguardi conquistati, un giovane di belle aspettative, dal paesino collinare di Gallina finisce per accedere alle stanze di capi di Stato e prìncipi, figure storiche, come Fidel Castro e papa Giovanni Paolo II, teste coronate e di organismi internazionali nei quali arriva a lavorare finanche agli “obiettivi del Millennio”.
Entrare nell’opera di Morabito fa scoprire non solo una storia professionale di altissimo profilo, ma un percorso umano carico di sfaccettature.
Un volume, “Valigia diplomatica”, che è un “romanzo” di formazione, lungo gli anni degli studi da Reggio Calabria al prestigioso Capranica di Roma ed alla Sapienza, per approdare al concorso diplomatico. Un libro di avventure, persino, quello edito da Mind: vissute da un capo all’altro del mondo, tra le foreste pluviali delle isole Mentawai e l’Oriente intessuto di ricami preziosi e di una cultura raffinata, fino all’America Latina, alla scoperta di un Paese, l’Argentina, che tanta Italia porta dentro, con la sua folta messe di emigrati tra i quali ha trovato ed anche rinvigorito l’orgoglio di radici e provenienza.
Un’opera, ancora, che intreccia generi diversi senza sforzo, nel suo dipanare un racconto fluido e senza stratagemmi: un testo di cronaca ed attualità, che svela peraltro molti retroscena inediti, vedi la tragica scomparsa del giudice Paolo Borsellino e la ricerca spasmodica della figlia, vissuta dal diplomatico in prima persona, che si trovava proprio in Indonesia all’epoca dei fatti. Aneddoti, tanti, che sono la storia dentro la storia, di un viaggio nel tempo e nello spazio. Un viaggio che ha del prodigioso. Ma offerto ai lettori con uno stile che non concede nulla all’autocelebrazione, quasi in sordina, quasi sottovoce.
Antonio Morabito racconta un sogno. E racconta che sì, è possibile realizzarle le proprie vocazioni.
In mezzo, tra la valigia di cartone e le luci abbaglianti del Principato di Monaco, ci sono partenze e ripartenze, successi e battute d’arresto, la grinta per raggiungere luoghi sconosciuti, con la voglia di conoscerne l’anima più nascosta, ma anche la determinazione per lasciarli proprio quando erano diventati “casa”, anche per sua moglie e i due figli, per ricominciare tutto da zero. In un nuovo Paese, in una casa tutta da costruire, di nuovo, dalle fondamenta. Senza fermarsi mai.
La potenza di quest’opera è nella sua semplicità. Morabito, che è arrivato a dialogare con gli indigeni indonesiani, avrebbe potuto scriverla in cinque lingue diverse. Ma ha scelto la propria e ne ha scelto la forma più fluida e comprensibile possibile. Anni di revisioni, su quel testo, alla ricerca della struttura perfetta perché fosse accessibile a tutti. E, soprattutto, a quei giovani ai quali ha sempre amato rivolgere la propria attenzione e di cui si è sempre circondato per realizzare imponenti progetti culturali e internazionali.
Mille varianti, mille ritocchi, un confronto assiduo con esperti, letterati, giornalisti, che potessero aiutarlo in questo lavoro di rifinitura, senza mai cadere nella tentazione del “memoriale”.
Una testimonianza autentica, questo è “Valigia diplomatica”. Ed una favola. Che, poiché vera, è ancora più bella. Ancora più elevata nel messaggio filosofico ed esistenziale insieme: “E’ possibile realizzare se stessi. Il segreto è rimanere umili. Dare il massimo anche quando ti sembra di arretrare. Non stancarsi mai di ricominciare nel solco dei valori più autentici. Tra i quali Morabito ha posto lo Stato (Lui, nipote di zii al servizio della Patria, all’inizio del secolo scorso: carabiniere zio Sebastiano, al Comando della Nato a Verona lo zio Demetrio, e gli altri nella Guardia di Finanza, in Polizia e dell’Esercito).
Un’opera aperta, questa “valigia diplomatica”, il cui finale è ancora da scrivere: quello di Morabito, che ha davanti a sé nuove sfide al servizio del proprio Paese. Quello di chi leggerà questo volume ed in quella valigia metterà anche i propri, di sogni, forte di una testimonianza che non nasconde difficoltà e sacrifici e lacrime, ma che ha saputo trasformarli in opportunità, in slancio per farcela, una volta di più.
Dall’infanzia in una terra che ancora ha bisogno di trovare se stessa ed una strada per risorgere, la Calabria, alla Capitale degli anni di studio e lavoro per poter affrontare più volte l’esame della vita, al primo giorno alla Farnesina con le sue 1300 stanze, tra i primi approcci col protocollo e la prima vera missione: l’Indonesia. Da lì il viaggio aprirà il mondo per il ragazzo dei sogni. Realizzati, senza tacere i grandi dolori, da cui spesso sono sgorgate infine grandi gioie.
Con lo sguardo rivolto alla bandiera del proprio Paese, cui Morabito ha voluto offrire la sua intera esistenza, nel segno del dialogo, della costruzione della pace, del progresso e della cultura.
Cardini di una esperienza, e di un’opera, che hanno il grande merito di svelare cosa possa davvero accadere quando non ci si stanchi di seguire se stessi, finanche partendo con una semplice, ma dignitosa, valigia di cartone.
