di ANTONIETTA CATANESE
Brava. Di più, bravissima. Con un curriculum monumentale e grande esperienza; una ricercatrice di statura internazionale rafforzata da capacità organizzative maturate in una soprintendenza complessa, come quella del Lazio.
Insomma, il top.
E sì che dopo ben cinque successioni in un anno e mezzo, tra nomine, interim e avocazioni, la Calabria una brava se la meritava!
Con questo bagaglio, a Reggio Calabria, arrivava due mesi fa, la nuova soprintendente, Elena Calandra.
Mission: costruire la nuova soprintendenza unica (che accorpa Archeologia, Belle Arti e Paesaggio) per le province di Reggio e Vibo, due territori enormi, con poli archeologici importanti e una montagna di problemi da districare tra lavori sospesi, cantieri aperti e continue scoperte da gestire tra mancanza di fondi, carenza di personale e corsi e ricorsi.
Elena Calandra conquistava subito tutti, capacissima di gestire le novità di una riforma che portava anche alla “suddivisione” del personale tra soprintendenza e Museo (divenuto autonomo), e nonostante una dislocazione degli uffici schizofrenica in due sedi diverse in attesa della nuova dimora di via Fata Morgana.
A metà rodaggio, con un soprintendente non più “interinale” e a contratto triennale, si iniziava a tirare il fiato.
Ottimo, insomma. E invece no!
Perché a due mesi esatti dalla nomina, la nuova soprintendente viene ri-nominata per un più alto ruolo (che peraltro merita tutto, sia chiaro!).
Succede infatti che, pochi giorni fa, il ministero per i Beni culturali, che due mesi addietro aveva scelto Elena Calandra come soprintendente calabrese per Reggio e Vibo, si accorga che invece, lei, sia la più titolata per guidare un altro ente: si chiama ICA, Istituto nazionale per l’Archeologia, organismo nuovo di zecca figlio della riforma Franceschini, che non si occuperà solo di tutela ma anche di ricerca in ambito archeologico.
Detto fatto: “Elena Calandra è la migliore e andrà all’ICA!”, decidono al Mibact.
Così, a soli settanta giorni dal suo arrivo, la soprintendente fa (di nuovo) le valigie in direzione Capitale.
E la Calabria? Attenderà le decisioni del ministero.
Quindi? Una nuova nomina. Quale? La sesta!
Perché dopo Simonetta Bonomi arrivava Francesco Di Gennaro, che a sua volta veniva sostituito per un periodo da Luigi La Rocca (in interim); Seguiva Gino Famiglietti (il direttore generale avocava a sè la nomina in attesa di un nuovo soprintendente
A Reggio non si fanno i salti di gioia. Anzi.
E a Roma lo sanno bene! Tanto è vero che i ben informati sussurrano già che questa volta si tenterà di evitare almeno l’ennesimo interim, nominando da subito un nuovo soprintendente di ruolo.
Tempi? Una o due settimane, secondo le previsioni, tutte da sottoporre alla prova del nove.
Elena Calandra saluterà Reggio con le Giornate Europee del Patrimonio: anche a lei si ascrive il merito di riaprire i siti archeologici cittadini insieme al Comune per l’evento internazionale, mentre già aveva gettato le basi per l’attesa convenzione che dovrebbe ridare l’intero percorso archeologico in forma stabile a cittadini e visitatori.
Sembrava fatta! Adesso tutto si ferma. E poi si dovrà ricominciare.
Con un nuovo soprintendente che, almeno, si spera possa mettere radici un po’ più profonde di quelle dei suoi ultimi predecessori.
La riproduzione è riservata
Leggi anche
http://www.quellochenonho.net/news.php?leggi=20160424203808
