In merito all’eventuale scarcerazione di Totò Riina sono state dette moltissime cose, tutte però riconducibili a due fondamentali posizioni.
Da un lato c’è chi invoca la massima severità, ricordando i trascorsi dell’individuo, indubbiamente immeritevole di pietà e considerazione, la sua pericolosità e ribadendo il rispetto dovuto alle vittime di mafia e ai loro familiari.
Dall’altro c’è chi, come me, pur rispettando queste legittime e comprensibili considerazioni, vorrebbe riflettere su altri aspetti.
Innanzi tutto interrogandosi sul senso stesso della carcerazione, il cui scopo è la tutela della comunità e, quando possibile, la rieducazione del condannato. La vendetta non è contemplata.
Perché non violentiamo gli stupratori, non decapitiamo i terroristi e non sciogliamo i mafiosi nell’acido?
Perché siamo, o almeno pretendiamo di essere un paese civile, in cui la pena è uno degli strumenti di giustizia e non il fine ultimo.
C’è poi chi teme che lo stato, tutelando un diritto del condannato, si mostri debole.
E’ lo stesso stato che, catturato Riina, “dimenticò” di perquisirne il covo. Che diede in appalto la riscossione delle tasse ai fratelli Salvo, che tollerò la sindacatura di Ciancimino, che abbandonò Dalla Chiesa vivo, per santificarlo una volta morto.
E da cui adesso si pretende, nei confronti di un vecchio di 86 anni, la forza che dovrebbe, e avrebbe dovuto, manifestare in ben altre occasioni. Lo si vuole alto e solenne, questo stato, con un indice ben più lungo delle altre dita, puntato all’infinito in posa accusatoria.
Volontà più che legittima, ci mancherebbe, ma che andrebbe forse più utilmente impiegata nel pretendere la cattura del vero, attuale capo di Cosa Nostra. Quel Messina Denaro che, a dispetto dei roboanti proclami di certi ministri, si ostina nel praticare una serena latitanza.
La valutazione invece, a mio avviso, dovrebbe essere una sola. E’ il signor Totò Riina nelle condizioni, fisiche e mentali, di comprendere e subire una detenzione?
Se la risposta è sì, che rimanga dov’è. Senza altre discussioni.
Se invece la risposta è no, deve essere trasferito ai domiciliari.
La vera debolezza semmai, lo stato la dimostrerebbe ammettendo che un vecchio di 86 anni fa ancora paura.
E’ la mafia a negare dignità alle proprie vittime. Oltraggiandone le spoglie, mutilandole, dissolvendole, occultandole e relegandole in una perenne damnatio memoriae.
Uno stato questo non può e non deve farlo.
Non può perché se lo facesse, verrebbe meno qualsiasi pretesa di superiorità morale sulla mafia e su tutte le organizzazioni criminali.
Non deve, perché così facendo fiaccherebbe le forze di tutti quelli che alla mafia si oppongono, non in quanto potere “altro”, ma potere ingiusto, nei fini come nei mezzi.
Per questo, secondo me, se le sue condizioni di salute sono veramente al lumicino, Riina andrebbe scarcerato.
Non perchè lo meriti lui, ma perchè lo meritiamo noi.
*Scrittore
ph corriere.it, wikipedia, wikimafia.it
