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#ReggioCalabria #Museo #Archeologico #Nazionale: concluso il restauro del Cavaliere di Casa Marafioti che, la prossima settimana, andrà a Milano. Esperti a confronto. Il Programma "Restituzioni" di #Intesa #Sanpaolo

30 Gen 2016 | Archivio

 

 

 

 

Concluso il restauro del Cavaliere di Casa Marafioti. Esperti a confronto al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria per l’intervento finanziato dal Gruppo Intesa Sanpaolo

 

 

Un tavolo di confronto costruito – come comunica l’ufficio stampa del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria – "per presentare i risultati dell’intervento di restauro sul Cavaliere di Cara Marafioti, la scultura databile alla fine del V secolo a.C. e scoperta da Paolo Orsi nel 1911 nell’area archeologica
dell’antica Locri Epizefiri. Al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria i relatori hanno sciolto i nodi sulla storia conservativa dell’opera a partire dai primi lavori effettuati, negli anni ’20 del secolo scorso, dal restauratore Giuseppe Damico".

«Il Cavaliere di Casa Marafioti – ha dichiarato il direttore Malacrino – dopo un lungo intervento di restauro viene finalmente restituito alla collettività. È stata un’operazione resa possibile col progetto Restituzioni, messo in campo dal Gruppo Intesa Sanpaolo e giunto alla sua XVII edizione. Un’iniziativa che ha riguardato 150 opere d’arte in tutta Italia per il biennio 2014 – 2015, tra queste anche il gruppo statuario proveniente dall’area archeologica di Locri Epizefiri. La prossima settimana il Cavaliere lascerà il Museo della città dello Stretto per essere esposto in anteprima a Milano, per la XXIV edizione delle Giornate di Primavera
del FAI, sempre nell’ambito della mostra che il Gruppo Sanpaolo ha allestito nelle Gallerie d’Italia dal 1 aprile al 17 luglio 2016. Successivamente il Cavaliere farà ritorno a Reggio Calabria per essere esposto all’interno della nuova esposizione». 

«Il manufatto è stato studiato poco, benché abbia suscitato l’interesse degli archeologi nel corso dei tempi –
ha dichiarato Rossella Agostino, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Locri. Sul Cavaliere è attivo un progetto scientifico, in sinergia con l’università della Calabria, che ne approfondisce l’analisi dal punto di vista stilistico e archeologico».

Maurizio Poletti, professore di Archeologica Classica all’Università della Calabria ha ricordato «il metodo rigoroso della ricerca di Paolo Orsi», scopritore del Cavaliere e dei suoi 186 frammenti «ritrovati in uno stato lacunoso». «Orsi conduce lo scavo in un luogo isolato di Locri e riviene molti materiali architettonici tra cui la statua e intuisce l’importanza del gruppo fittile. Secondo le mie analisi – ha continuato
Poletti- si potrebbe trattare di un dioscuro ed è possibile che ci fosse un’altra immagine statuaria oggi perduta». 

Al restauratore Giuseppe Mantella il compito di illustrare le peculiarità del gruppo fittile e l’intervento conservativo. «Le operazioni di restauro sono state precedute da indagini scientifiche e conoscitive sul
manufatto – ha affermato –  utili ad indirizzare le procedure dell’intervento. Il lavoro è il risultato di sinergie
efficaci tra archeologi e restauratori, in un lavoro di squadra che ha permesso di capire qualcosa in più rispetto al passato e alla storia raccontata da Orsi.
Abbiamo effettuato un intervento storicizzato per mantenere l’integrità del primo recupero, con le nuove tecnologie, studiandone i materiali e i colori utilizzati. Ciò ha permesso di conoscere altri dettagli sulla perizia tecnica degli scultori». 

«Il rilievo tridimensionale e le fotografie ad altissima risoluzione – ha concluso Rosanna Pesce per DigiArt – hanno offerto migliori dettagli ai restauratori, raccogliendo immagini ed elaborati che confluiranno in un documentario che accompagnerà il Cavaliere durante la sua permanenza a Milano».

 

 

 

 

Il programma denominato Restituzioni, promosso e curato da Intesa Sanpaolo, rappresenta il principale impegno della banca nel campo della salvaguardia e
della tutela del patrimonio artistico nazionale.

 

 

L’unità Beni culturali della banca comunica, infatti che "Con cadenza biennale sostiene finanziariamente il restauro di opere d’arte appartenenti a musei pubblici, privati o ecclesiastici, siti archeologici e chiese di tutta  Italia, individuate insieme ai propri consulenti scientifici sulla base di proposte presentate dagli Enti ministeriali.

La scelta delle opere privilegia l’effettiva necessità e urgenza del restauro insieme alla volontà di recuperare
manufatti rappresentativi della varietà del patrimonio storico-artistico italiano, sia in termini cronologici sia in termini di materiali e tecniche: pittura su tavola e tela, affreschi, mosaici, scultura in marmo o pietra, in bronzo, manufatti tessili, oreficeria, etc.

Al termine degli interventi di restauro di ciascuna edizione, le opere restaurate sono esposte in una mostra
organizzata da Intesa Sanpaolo, dove il pubblico può osservare gli esiti degli interventi.

 

La XVII edizione ha sostenuto il restauro di 54 nuclei di opere d’arte, per un totale di 145 singoli manufatti, appartenenti ai territori di Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana e Veneto.

Le opere restaurate  sono datate dall’antichità al primo Novecento e rappresentano in modo paradigmatico il percorso compiuto nei secoli dall’arte italiana, con alcuni esempi di realtà lontane, come una rara armatura
giapponese conservata nell’Armeria Reale di Torino o tre rilievi lignei del Monte Calvario di Banska Stiavnica nella Repubblica Slovacca.

 

Tra le tante opere d’arte di questa edizione di Restituzioni vi è anche  il cosiddetto “Cavaliere di Marafioti”,  custodito al Museo Archeologico di Reggio Calabria, noto per i celeberrimi Bronzi di Riace. Proveniente dal tempio della colonia magnogreca di Locri Epizefiri, per dimensioni (135 h x 155 x 50 cm) e condizioni di conservazione, è un rarissimo esempio di statuaria in terracotta della fine del V secolo a.C..

Il restauro, che è stato preceduto da approfondite indagini diagnostiche,  è stato seguito passo per passo dai
visitatori del Museo,  nel laboratorio appositamente attrezzato.

Terminati i lavori , ora il “Cavaliere di Marafioti” viene portato alle Gallerie d’Italia, polo museale di
Intesa Sanpaolo a Milano, dove verrà esposto in occasione della mostra conclusiva di Restituzioni, dal 1 aprile al 17 luglio 2016.

 

Oltre al ‘Cavaliere di Marafioti’ si potranno ammirare reperti archeologici come il grande mosaico pavimentale del I secolo a.C. proveniente da una domus di Ravenna, accanto a capolavori del Medio Evo, come la famosa Croce di Chiaravalle del Museo del Duomo di Milano, o gli affreschi ottoniani della chiesa di San Pietro all’Olmo a Cornaredo, così come opere rinascimentali di autori quali Perugino, Francesco del Cossa, Vittore Crivelli e Lorenzo Lotto, e dei secoli successivi, come Rubens, Caravaggio, Luca Giordano o Sebastiano Ricci e Francesco Valaperta, sino al primo Novecento, rappresentato da un dipinto di Carlo Carrà.

 

Dal 1989 – data di avvio del progetto – a oggi, sono oltre 200 i siti archeologici, le chiese e i musei che hanno beneficiato del programma Restituzioni; oltre un centinaio i laboratori di restauro qualificati, distribuiti da Nord a Sud, incaricati dei restauri e altrettanti gli studiosi coinvolti nella redazione delle schede
storico-critiche per i cataloghi.  (www.restituzioni.com)".

 

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