Sotto Piazza Garibaldi c’è un vero e prezioso tesoro archeologico.
A certificarlo ufficialmente il Segretariato Regionale per la Calabria del Mibact, guidato da Salvatore Patamia, appena nominato soprintendente ad interim per l’archeologia in Calabria (leggi http://www.quellochenonho.net/news.php?vedi=ctg-20090319080446&leggi=20160424202228).
“I lavori che hanno avuto inizio il 18 aprile 2016 con il primo saggio, aperto nell’angolo NE della piazza, al limite dell’area del futuro parcheggio – è la notga ufficiale – hanno fatto emergere la presenza di un consistente nucleo di malta di calce. Al di sotto di strati alluvionali riscontrati nei primi due metri circa di profondità, il primo e consistente dato significativo emerso dall’indagine archeologica è stata la presenza di una massiccia costruzione che affiora a 2,30 metri dall’attuale piano stradale e che si sviluppa in altezza per poco meno di 2 metri”.
Secondo quanto si apprende dalla nota del Segretariato Regionale per la Calabria-Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, “Si tratta del podio di un
edificio di età romana (vedi l’approfondimento http://www.quellochenonho.net/news.php?leggi=20160424203647), il cui nucleo centrale è stato realizzato in conglomerato cementizio con rivestimento in mattoni; presenta diversi fori relativi all’aggancio di perni per il fissaggio di lastre di rivestimento, probabilmente in marmo colorato, rinvenute in diversi esemplari nei contigui strati.
La base del podio è costituita da una cornice in calcare durissimo e sagomato, delimitata a sua volta da blocchi di calcare; l’edificio si conserva nella sua estremità meridionale con una larghezza, in senso est-ovest, di circa 13 m. e prosegue verso nord, al di sotto delle attuali aiuole. A sud si
sviluppa una serie di strati relativi alla distruzione e spoliazione dell’edificio stesso.
Gli strati sono tuttora in corso di scavo (ceneri e concotto) e, oltre a fornire utili informazioni sull’originario piano di calpestio, hanno restituito numerosi materiali la cui analisi potrebbe chiarire grossomodo la datazione del monumento che, al momento, sulla base dell’analisi strutturale e della tecnica costruttiva, è possibile inquadrare cronologicamente in età romana imperiale”.
Nella nota si avanzano anche le prime ipotesi sulla funzione della struttura: “Dal punto di vista della funzione, senza un ampliamento dello scavo che ne chiarisca forma (quadrata o rettangolare) e dimensioni effettive, potrebbero essere praticabili due ipotesi.
La struttura, situata in un’area posta al di fuori delle mura della città antica, potrebbe essere identificabile come monumento funerario o, seconda ipotesi, come edificio sacro (tempio o ara) nell’ambito di un santuario extraurbano”.
Poi si passa ai risultati del secondo saggio: “Il secondo saggio esplorativo, che ha
occupato l’estremità occidentale della piazza, ha consentito il rinvenimento,
al di sotto di una serie di strati alluvionali e a – 4,00 m dall’attuale piano
stradale, di un tratto di una canaletta di scolo dell’acqua orientata est-ovest
e visibile per circa 6,5 m di lunghezzaspallette di ciottoli e pietrame legati da malta di calce, con copertura e fondo in mattoni quasi quadrati (cm 34 x 43, spessore 9 cm) ed ugualmente databile ad età romana”.
Il comunicato del Segretariato spiega inoltre che “Da qualche giorno è iniziato il terzo
saggio, posizionato tra i primi due, dal quale non sono ancora emerse significative stratigrafie”.
Intanto, “A seguito di tali prime indagini, il 12 maggio, si sono incontrati Angela Marcianò, Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Reggio Calabria, Marcello Romano, Dirigente dei Lavori Pubblici dello stesso Assessorato e Salvatore Patamia Segretario Regionale MIBACT Calabria, anche nella qualità di Soprintendente Archeologia Calabria ad interim. Nella riunione, utile per fare il punto della situazione, in piena sintonia e spirito di collaborazione sono state stabilite le linee guida per il proseguo delle indagini archeologiche.
In particolare, è stata constatata l’esigenza di aprire un ulteriore saggio (oltre al terzo in corso d’opera) in una zona da concordare e soprattutto, di ampliare il primo saggio finalizzato alla identificazione, in modo certo, del grande edificio sul podio, anche con l’intento di evidenziarne la spaziosità”.
La Soprintendenza Archeologia della Calabria ha ringraziato l’Amministrazione Comunale per la sensibilità dimostrata e concorda con essa sulla grande opportunità di carattere culturale e turistica offerta dai ritrovamenti.
dott. Angelina De Salvo
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