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Reggio archeologica: orfana di soprintendente, fa sognare con nuove restituzioni ma tutti i suoi siti restano off limits

30 Gen 2016 | Archivio

 

 

 

di ANTONIETTA CATANESE

 

Sul sito ufficiale del ministero per i Beni culturali e per il Turismo, alla voce “ Soprintendenza Archeologia Calabria – Direttore” la dicitura è laconica e deprimente: “Vacante”.

 

La Calabria non ha un soprintendente “nominato”.

 

 Il direttore “avocante”, cioè colui che guida (da Roma) la soprintendenza calabrese è Gino Famiglietti, numero uno della direzione generale del settore al Mibact.

 

 Dopo la riforma e il saluto di Simonetta Bonomi alla Calabria, infatti, in riva allo Stretto (dove resta al momento la sede dell’ente) era arrivato Francesco Di Gennaro, dal museo Pigorini di Roma. Di Gennaro che, nel volgere di pochi mesi, e cioè nell’ottobre scorso, rifaceva le valigie per andare a sedere in Abruzzo quale nuovo soprintendente.

 

Si attendeva allora il risultato dei nuovi “interpelli”, cioè le consultazioni interne al ministero per la nomina del nuovo soprintendente calabrese, ma che fine abbiano fatto questi interpelli non si sa.

 

Il direttore Famiglietti fa del suo meglio: le competenze non gli  mancano di certo e neanche la buona volontà. Da Reggio, infatti, si parla di contatti telefonici continui tra
i funzionari territoriali ed il direttore, per il lavoro quotidiano da svolgere.

 

Ma il problema è un altro. Il problema è che una regione come la Calabria, con un patrimonio tra i più ricchi d’Europa, e anche innumerevoli  emergenze, meriterebbe decisamente qualche attenzione in più.

 

Basti vedere cosa sta succedendo in città.

 

Reggio fiorisce ogni giorno di nuove scoperte. L’ultima in piazza Garibaldi: i saggi per verificare cosa viva nel sottosuolo in vista della realizzazione dei parcheggi sotterranei stanno facendo emergere una serie di  resti al vaglio degli esperti.

 

 Che sia la città antica non vi è dubbio, anche se non si sa ancora “quanto” antica: fatto sta che i social sono zeppi di foto, di segnalazioni, ipotesi e input all’indirizzo delle istituzioni affinché, qualunque cosa sia, venga studiata e valorizzata.

 

Bene. Che Reggio fosse uno scrigno e che quando questo si apra restituisca sorprese ed emozione lo si sapeva. Quello che sta piacevolmente sorprendendo è piuttosto il grandissimo coinvolgimento della gente in questa scoperta. E le tantissime richieste all’indirizzo delle istituzioni affinché si faccia presto e bene.

 

Presto e bene si è fatto fino ad un certo punto, ad esempio, con il circuito dei siti archeologici cittadini.

 

Da quasi un anno la convenzione tra soprintendenza, comune ed associazioni non è attiva. Ed i siti sono blindati.

   

Ricordando che questi siti (cui la soprintendenza deve provvedere per la tutela) restano di competenza comunale e provinciale, a seconda dei casi, per valorizzazione e manutenzione.

  

Detto questo, bene gli scavi a Piazza Garibaldi: allo stupore però si unisce l’indignazione per quanto già è stato a suo tempo scoperto ma resta chiuso e scarsamente valorizzato (l’immagine di Paolo Orsi col suo piede sull’Odeon appena ritrovato dopo il terremoto è un bel monito a chi deve agire).

  

Sabato il ministro Dario Franceschini sarà in città per inaugurare il Museo Archeologico. Sarebbe bello se spendesse una parola per far sapere alla Calabria come intenda agire il suo ministero perché il patrimonio archeologico della città (a cuore aperto in quest’ultimo anno) possa tradursi in quella chance della cultura (non più sporadica ma ben pianificata con una strategia a lungo raggio) che ancora si attende.

 

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