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Quel "Museo della città" mai realizzato a Reggio Calabria: tre millenni di storia e testimonianze disseminate ovunque o al buio dei depositi

30 Gen 2016 | Archivio

La città senza il Museo della città. Tre millenni di storia ed ancora reperti e testimonianze disseminati ovunque o, peggio, "giacenze" al buio di un deposito.

Si mettono insieme un gruppo di storiche associazioni reggine per reiterare una richiesta già cavallo di battaglia per un progetto oramai decennale ed ancora non realizzato.

I presidenti dell’Associazione Amici del Museo, della Deputazione di Storia Patria per la Calabria, di Touring Club Reggio, di Lyons Host Reggio, di Fidapa Morgana, di Associazione Italiana dei Parchi Culturali, di Soroptimist Club Reggio e dell’Associazione Pedagogica Italiana, riuniti per la circostanza in «Comitato Pro Museo Storico di Reggio Calabria», hanno infatti presentato alla Amministrazione Comunale un documento per chiedere l’istituzione del famoso Museo Storico.

"Con questa iniziativa – chiariscono – si intende colmare una grave lacuna esistente nel quadro culturale cittadino: l’assenza di una Istituzione museale che racconti l’intera, trimillenaria, Storia di Reggio Calabria e del suo Territorio", chiedendo per la sua collocazione che si utilizzi l’ottocentesco ex Monastero della Visitazione Sales, su via Reggio Campi, degno contenitore di una così fondamentale struttura civica.
"Reggio Calabria conta diverse istituzioni museali -è l’incipit della petizione – il Museo Archeologico Nazionale, il Museo Diocesano, il Museo dello Strumento Musicale, il Museo San Paolo, ecc. Ma manca di una struttura che presenti le caratteristiche del cosiddetto «Stadtmuseum», cioè il «Museo della Città», il museo che offra al visitatore la Storia della Città".

"Questa lacuna – continuano – comporta, per esempio, una difficoltà notevole per la didattica scolastica, che potrebbe, invece, avvantaggiarsene nel momento in cui la Scuola volesse dare una informazione completa sulle vicende che hanno riguardato i millenni lungo i quali questa Storia si dipana. Così esso tornerebbe utile per una migliore informazione ai concittadini. E naturalmente molto importante essa risulterebbe nel messaggio globale da presentare al visitatore forestiero".

"Ciò – ancora – diventa ancor più indispensabile nel momento in cui Reggio assume la nuova dimensione istituzionale di Città Metropolitana".

E qui la richiesta: "Per la sua realizzazione i sottoscritti, rappresentanti delle relative istituzioni culturali, ritengono che una eccellente soluzione potrebbe venire dalla destinazione totale o prevalente degli ottocenteschi ambienti dell’ex convento delle Suore della Visitazione, meglio conosciuto come Monastero di Sales, sito sulla via Reggio Campi, di proprietà comunale".

"L’ampia struttura – è la motivazione – consentirebbe, infatti, di sviluppare un soddisfacente percorso informativo, tale da dare risposta esaustiva alla domanda di conoscenza specifica. L’area non edificata retrostante potrebbe essere, inoltre, destinata a Parco Culturale, di grande suggestione".

Dalle associazioni, infine, la disponibilità "a collaborare con l’Amministrazione Comunale, per la predisposizione di quanto necessario per un allestimento scientificamente corretto".

Il 17 gennaio scorso l’amministrazione comunicava la ripresa dei lavori sull’ex Monastero: "Sono stati riavviati oggi – la nota di Palazzo San Giorgio tre mesi fa – alla presenza del Sindaco Giuseppe Falcomatà i lavori di recupero e riqualificazione del dismesso Monastero della Visitazione di via Reggio Campi. L’opera, finanziata con un importo complessivo di 4,7 milioni di euro, prevede la bonifica e la riqualificazione integrale della struttura, con la realizzazione di un centro polifunzionale interamente dedicato all’arte e alla cultura, con una nuova Pinacoteca, un Museo civico ed ampie sale per conferenze ed incontri".

"L’ex Monastero – ricordava l’amministrazione – è stato realizzato nella seconda metà dell’800 su uno dei punti più alti al centro del comprensorio urbano. Il complesso monumentale si presenta come un progetto di grande impatto architettonico e urbanistico, per la posizione dominante rispetto al centro cittadino, per la articolata configurazione degli spazi, sia interni che esterni, legati alle molteplici attività della vita monastica, costituiti da ampi saloni, ambienti di lavoro, dormitori, refettorio, chiostri, gallerie scoperte e coperte, orti, giardini ed uno splendido belvedere con vista sullo stretto di Messina".

Quanto al progetto, "i cui lavori sono ripartiti questa mattina dopo una lunga fase di stasi, prevede il restauro filologico dell’ex Monastero per destinarlo a Pinacoteca Civica e Centro polifunzionale di Reggio Calabria. La riqualificazione dell’antico Monastero prevede la realizzazione al piano terra della nuova Pinacoteca Civica suddivisa in due sezioni (arte antica e arte moderna), di un bookshop, di un punto vendita per gadget, locali per la direzione e gli uffici, una sala polivalente, servizi igienici per il pubblico, archivio, area intrattenimento pubblico nel camminamento del chiostro e nel giardino interno, locali tecnologici con ingresso dedicato ed accesso ai terrazzamenti “a giardino” aperti al pubblico per visite ed attività didattiche. Al primo livello della struttura è invece prevista la realizzazione del Museo Civico della Città, una biblioteca/mediateca, ambienti per conferenze e seminari e servizi igienici. Al secondo livello invece una terrazza panoramica ed un’area tecnologica per l’ubicazione di pannelli fotovoltaici. Il progetto prevede il recupero delle pavimentazioni di inizio secolo e la posa in opera di nuovi pavimenti d’uso tradizionale con pianelle di cotto o lastre di pietra e marmo, la sostituzione degli infissi degradati, rifatti sulla base del disegno di quelli esistenti originari, anche con la riproposizione delle “gelosie” tipiche alla vita di clausura, il restauro delle scritte di carattere religioso, presenti nelle stanze e nei corridoi, come testimonianza dell’originaria destinazione del monumento, gli allestimenti delle varie sezioni adottando criteri di omogeneità, modularità e flessibilità, con l’impiego di materiali leggeri, agevolmente “gestibili”, dall’impatto visivo minimo che permetteranno modifiche al futuro ordinamento, dovute a nuove acquisizioni e integrazioni".

Quindi, "Il Chiostro grande centrale della struttura sarà recuperato architettonicamente restaurando i due fronti porticati del convento, realizzando sulla parete dell’adiacente edificio scolastico una quinta di verde rampicante, sostenuta da una griglia di acciaio, e ripristinando le aperture originarie della quinta muraria di fondo, per consentire il collegamento visivo con il giardino storico retrostante. Gli spazi interni del chiostro saranno recuperati con una ripartizione del verde elaborata, con un disegno a piccoli compartimenti risalente all’inizio del ‘900, che richiama quello di una decorazione musiva pavimentale, o un “parterre” di palazzo settecentesco".

Di fatto c’è unità di intenti sulla destinazione dell’ex Monastero, e questo non è un mistero. Il mistero, ancora, resta invece legato ai tempi di realizzazione.

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