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Musei, ecco la sentenza integrale del Consiglio di Stato sui direttori. Malacrino rientrato a Palazzo Piacentini

30 Gen 2016 | Archivio

Hanno spostato residenze e famiglie e sarebbero pure rimasti senza stipendio, i direttori dei Musei sospesi il 24 maggio scorso da una sentenza del Tar Lazio che ne aveva contestato i provvedimenti di nomina e stamane rientrati con ruolo e funzioni ai propri posti di lavoro.

Queste alcune delle motivazioni fondamentali che hanno portato ieri il Consiglio di Stato a reintegrare, in attesa della sentenza, i dirigenti destituiti dal Tar. 

Carmelo Malacrino per il Museo nazionale di Reggio Calabria, come Eva Degli Innocenti al Museo di Taranto, Paolo Giulierini al polo di Napoli, nonché Gabriel Zuchtriegel al Parco Archeologico di Paestum, dovranno adesso attendere il 26 ottobre prossimo per conoscere le proprie sorti, quando i togati entreranno nel merito del ricorso.

Merito che, per la verità, i togati del Consiglio di Stato si erano detti pronti a discutere già nella Camera di Consiglio di ieri, come si evince dal dispositivo (integrale in foto) con cui infine hanno ritenuto soltanto di sospendere la decisione del Tar.

“Nel corso della odierna camera di consiglio – si legge infatti nella decisione – il Presidente del Collegio ha comunque rappresentato alle parti costituite e presenti, che, considerato il contenuto degli appelli già proposti (ovvero dell’appello proposto dall’amministrazione intimata in primo grado nel giudizio n. 3919/2017 e di quello proposto da uno dei controinteressati soccombenti in primo grado nel giudizio n. 4113/2017), sussisterebbero i presupposti per definire con sentenza immediata il secondo grado del giudizio”.

Alla fine, però, gli stessi giudici non hanno emanato la sentenza sul merito, accogliendo la tesi dei difensori dei direttori del Musei – costituitisi in giudizio – ed interessati a “proporre a loro volta appello”.

Oltretutto restavano “pendenti (anche) i termini per la proposizione dell’appello incidentale da parte del ricorrente vincitore in primo grado”, cioè Francesco Sirano da cui partì la denuncia contro le nomine dei direttori.

Questi elementi – hanno verbalizzato i giudici – hanno quindi precluso “al Collegio, in applicazione del codice del processo amministrativo, di trattenere oggi stesso in decisione la causa per deciderla con sentenza”.

In un primo momento, inoltre, era stata prospettata dal Presidente del Collegio anche l’ipotesi “di fissare l’udienza pubblica del prossimo 13 luglio 2017, sempre per definire la causa nel merito con sentenza”. Ipotesi poi non concretizzata per rispettare i tempi necessari per notifiche e depositi di appelli ulteriori.

Alla fine, come si sa, i giudici si sono quindi espressi solo sulla sospensione della sentenza del Tar, ed il 26 ottobre la sentenza sarà emanata dal medesimo consiglio giudicante.

Incidenti sono stati i motivi familiari e di sostentamento dei direttori destituiti dal Tar. Scrive infatti il Consiglio di Stato che “i vincitori della selezione i cui esiti sono stati impugnati in sede giurisdizionale, per accettare la relativa nomina e svolgere le relative funzioni hanno lasciato gli incarichi precedentemente ricoperti ed hanno altresì trasferito le loro residenze personali e familiari dall’estero in Italia”.

I togati hanno considerato che “il Ministero ha ritenuto, per effetto della sentenza di primo grado qui impugnata, che essi non possano più esercitare le funzioni ricoperte, con l’effetto sostanziale di sospenderli dal lavoro e dalla retribuzione, con immediato pregiudizio sul loro sostentamento personale e familiare”.

A questo si è aggiunto il fatto che “il ricorrente parzialmente vincitore in primo grado svolge attualmente le funzioni di direttore di una struttura museale, in base ad una nomina avvenuta all’esito della medesima procedura per cui è causa, nomina che peraltro non risulta al momento impugnata”.

Visto che “la riammissione in servizio dei controinteressati soccombenti in primo grado non risulta arrecare alcun pregiudizio agli interessi dell’amministrazione”, i direttori continueranno quindi a svolgere i propri ruoli fino almeno fino alla sentenza.

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