di ANTONIETTA CATANESE
Tre anni. Da quel dicembre in cui i Bronzi di Riace, dopo essere stati “curati” nel laboratorio del Consiglio regionale di Reggio Calabria, ritornavano a casa. In piedi. Nella sala costruita per ospitare due tra le più grandi meraviglie dell’arte di tutti i tempi. In quel Museo archeologico nazionale reggino chiuso per troppo tempo a causa di una ristrutturazione divenuta, come noto, un intricato filo d’Arianna.
Ieri l’emozione si è riaccesa. Non solo nel ricordo di quella intensa notte, in cui i Guerrieri viaggiarono a passo d’uomo verso il finalmente riaperto palazzo Piacentini. Ma ravvivata nel desiderio di tracciare una strada, con i protagonisti di quella straordinaria scommessa, perché il futuro, da costruire intorno a questi capolavori, parli di un capitolo finalmente inedito e fulgido.
Massimo Bray, direttore generale di Treccani e tre anni fa ministro per i Beni culturali, autore dello sprint che sbloccò uno stallo durato anni nella riapertura del museo reggino, è ritornato sullo Stretto.
Chiamato in Calabria dall’associazione “Quello che non ho”, insieme all’Istituto tecnico reggino “Augusto Righi”, Comitato per i Bronzi e il Museo e con l’Istituto Enciclopedia Treccani, Bray ha raggiunto l’Istituto reggino ieri mattina, tra gli applausi di centinaia di studenti: “Tre anni fa, qui, abbiamo vissuto una grandissima emozione- ricorda Bray– un risultato ottenuto grazie all’impegno di moltissime persone. Anzitutto dei cittadini di Reggio Calabria, che volevano dare un segno forte. Rimettere in piedi i Bronzi voleva dire rimettere in piedi questa parte importante del Paese. Grazie a tutte le persone del ministero, grazie ai ricercatori dell’Enea, del Cnr, che lavorarono davvero giorno e notte per ottenere questo risultato”.
“I Bronzi – rammenta ancora – sono i simboli veramente importanti di un’Italia che vuole trovare una via di sviluppo diversa, che crede nel valore della Cultura e delle comunità. Che crede che possiamo fare un turismo intelligente, coniugando il valore dei Beni culturali con il valore di uno sviluppo capace di rispettare il territorio”.
I dati, forniti ieri da “Quellochenonho”, sul trend di visite a Palazzo Piacentini, parlano di un andamento oscillante: nel 2014, al rientro delle sole statue al museo, ci fu un primo boom, con 195.998 ingressi. L’anno successivo, come da qui ampiamente divulgato, si registrava il primo calo, dopo i primi entusiasmi, scendendo a 164.083. Il 2016 segna 202.825 visite da gennaio a novembre: si tratta dei numeri migliori da decenni a questa parte. Numeri legati certamente alla riapertura dell’intero polo, con la collezione al completo. Numeri che, tuttavia, dal 2017 in avanti dovranno essere confermati e, si spera, superati, non potendosi aspettare che l’effetto “museo ritrovato” duri ancora per troppo tempo.
E allora di strategie e futuro ha voluto parlare l’ex ministro Bray, che ha tracciato una strada possibile: “Io credo molto nell’importanza di un rapporto costruttivo tra centro e periferia, tra lo Stato e gli enti locali: oggi il grande problema al quale dobbiamo lavorare è creare tutte le migliori opportunità di lavoro soprattutto nel Mezzogiorno. Un lavoro che ridia dignità, che dia forza, che dia possibilità di crescita al Mezzogiorno e soprattutto opportunità alle nuove generazioni. Credo che sia il primo impegno di chi ha responsabilità politiche. Dobbiamo creare tutte le condizioni per occupare i giovani, dar loro fiducia, una speranza per il futuro e non far pensare loro che la soluzione sia invece lasciare questo Paese. Tutto ciò sarà possibile solo rendendo Reggio Calabria una città accogliente, aperta al nuovo, dotata di infrastrutture, servizi e trasporti che la mettano in relazione con il resto dell’Italia e del mondo”.
Bray continua: “Riportare i Bronzi a casa propria tre anni fa ha comportato delle scelte. Credo siano state tutte volte a far capire che, lavorando insieme, si potessero creare le condizioni per fare in modo che i Bronzi non andassero in giro per il mondo ma fosse il mondo a venire a Reggio Calabria. Per far conoscere una delle regioni più belle del nostro Paese, capaci di coniugare una straordinaria natura, una grandissima capacità di valorizzare le proprie coste. Se riusciamo a far questo, creare l’opportunità di conoscere meglio questa terra e i suoi beni archeologici, che credo veramente siano delle rarità rispetto a quello che è il meraviglioso patrimonio italiano, allora davvero quel percorso virtuoso, turistico, capace di dare ricchezza al Paese potrà realizzarsi”.
Dai Bronzi a Sibari, il sito archeologico che, in provincia di Cosenza, rimase sfregiato dall’alluvione e dal fango quattro anni fa. Sito, tra i più vasti ed importanti d’Europa, che ora si appresta a rinascere, proprio grazie all’impegno di Bray, allora ministro, ed ai fondi stanziati per fare del grande polo archeologico una spendibile risorsa culturale internazionale: “Sorrido – esordisce Bray alla nostra domanda su questa imminente riapertura – perché ricordo un agosto a Sibari: veramente mi colpì molto. Mi colpì per la ricchezza di questo sito e mi colpì anche per quello che bisognava e sono convinto andremo a fare. Sibari, sono convinto, può essere uno dei simboli del nostro Paese. Un simbolo nazionale che quindi gli dia, poi, una proiezione internazionale. Ripeto, la Calabria credo abbia tutte le caratteristiche per cercare la sua via, non una via imposta da altri, di rilancio economico e di occupazione. Mi piacerebbe davvero essere impegnato nel ricordare a tutti che la nostra priorità debba essere il lavoro. Sono convinto che noi vinceremo una grande scommessa se ridaremo speranza al Mezzogiorno, se creeremo le migliori opportunità per il lavoro”.
Massimo Bray, nella sala gremita di studenti sulla collina dell’Istituto Righi che svetta su uno Stretto mozzafiato, incita i ragazzi a studiare, a formarsi, a crescere. A rimanere per creare, qui, una pagina nuova, che ha il sapore della cultura e di nuove possibilità.
Pasquale Amato, presidente del Comitato per i Bronzi e il Museo, consegnava ieri a Bray il premio Sud intitolato a Umberto Zanotti Bianco. Per quanto fatto per la Calabria, per i Bronzi, per il Museo reggino e per il Sud. A Bray, da Amato, anche una penna realizzata con buccia di Bergamotto, l’esclusivo agrume che fiorisce solo nel Reggino.
Francesco Alì, coordinatore dell’evento dedicato ai primi tre anni della “nuova vita dei Bronzi nella propria casa”, ha quindi speso un ringraziamento a quanti, in primis il dirigente del Righi, Francesco Praticò, ma anche il Fai, guidato in città da Rocco Gangemi, e presente con gli studenti-Ciceroni coordinati dalla docente Paola Nasti, hanno reso possibile vivere una nuova emozione, nel segno dei grandi Bronzi di Riace e del loro rinato Museo.
Molte le proposte avanzate dai ragazzi per una possibile valorizzazione in chiave futura. Proposte apprezzate dall’ex ministro Massimo Bray, come anche dal direttore del Segretariato regionale Mibact, Salvatore Patamia, e dalla neosoprintendente Elena Berlingò, in prima fila per l’evento.
Dalla scuola al Museo, il direttore Treccani ha potuto rivedere i Guerrieri, ma anche l’intera collezione museale, guidato dal direttore Carmelo Malacrino.
Museo che si è trasformato in cornice teatrale per accogliere due attori di primo piano come Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini, dalla cui voce è risuonata una lettura a dir poco suggestiva, fianco a fianco con i Guerrieri, di alcuni brani del Prologo, della Parodo, e del primo episodio della tragedia “I Sette contro Tebe" di Eschilo, nell’ambito del progetto “Ti Leggo”. Viaggio con Treccani nelle forme della Lettura, promosso dall’Istituto della Enciclopedia Italiana.
Mariano Rigillo, pronto davanti al suo leggìo per la lettura, ieri ci diceva cosa fosse leggere “I sette a Tebe” proprio sotto lo sguardo dei Guerrieri di Riace, che di quel mito potrebbero essere gli autentici protagonisti: “La prima preoccupazione – rispondeva schernendosi – è che ci ascoltino. E che ascoltandoci sicuramente non siamo alla loro altezza. Il primo impatto, anche a suo modo misterico con queste meraviglie, è fortissimo: sono due esseri meravigliosi. Li ho riguardati ancora. E veramente fa impressione scoprirne la precisione del dettaglio che solo due guerrieri possono avere. Poi, leggere i Sette a Tebe davanti a loro a me ha fatto anche venire in mente che queste due figure possano essere Eteocle e Polinice. Ed anche questa è una emozione particolare”.
Lontano da Reggio, momentaneamente, ma con il cuore e la mente dai “suoi” eroi bronzei, da Chicago arriva a noi, infine, la voce e il sentimento di un altro protagonista di quella notte storica in cui i Bronzi tornarono al Museo. Nuccio Schepis, il restauratore delle statue (insieme a Paola Donati dell’Istituto centrale per il Restauro), ricordando quelle ore al fianco del ministro Massimo Bray, lascia scorrere i pensieri: “Sono stato al loro fianco per oltre tre anni, nel laboratorio di restauro. Ci parlavo – ricorda Schepis- come fossero ormai miei compagni di viaggio. E quella notte fu un miracolo, una gioia indescrivibile: accompagnarli in sicurezza nel loro viaggio di ritorno a casa, col ministro Massimo Bray, per guardarli sollevarsi dai lettini e ritornare all’antica, magnificente grandezza. Un ricordo che è più di una esperienza professionale, come più di un ministro è stato Massimo Bray, nel seguire attentamente ogni più piccolo dettaglio di quella delicatissima operazione. Di notte, qui, con noi, dal laboratorio fino al museo. Un uomo sensibile e gentile, che ha seguito i Bronzi e il loro ritorno a casa semplicemente con grande amore”.
E proprio Bray, ieri sera, rilanciava dai social le impressioni di una giornata che ha rinnovato la festa per i Bronzi di tre anni fa: “Oggi – è il grazie di Bray ai reggini sotto l’hashtag #laculturachevince – a tre anni dal rientro dei Bronzi di Riace nel Museo Archeologico di Reggio, sono tornato a visitare il luogo che è la loro casa. Mi ha davvero emozionato rivedere questi straordinari capolavori, scoprire il nuovo allestimento delle collezioni, riabbracciare il personale del Museo, conoscere il direttore Carmelo Malacrino. È stato un piacere partecipare all’incontro organizzato con gli studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore "Augusto Righi" di Reggio, ricevere dalle mani del professor Pasquale Amato il Premio Sud Zanotti Bianco, rivedere Francesco Alì. Tutto questo ha rafforzato in me un legame indissolubile con questa città e con le molte persone appassionate di cultura che ci vivono e lavorano per il bene comune. Spesso a testa bassa, ma profondamente convinte che solo ripartendo dal nostro patrimonio culturale e dalla sua valorizzazione potremmo davvero creare quel percorso virtuoso, capace di dare al nostro Paese la ricchezza che merita”.
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