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Cosa mangiavano Renzo e Lucia? E Ulisse? Oggi scopriamo cosa assaporava l’imperatore Adriano e i segreti della cucina romana. Da qui parte "Màngiami", la nuova rubrica di #Quellochenonho tra cucina, libri e storia

30 Gen 2016 | Archivio

 

 

DI ROSANNA SODA

 

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Questa volta vi racconterò un modo speciale per visitare un sito archeologico, ascoltando voci del passato, passeggiando sulle pagine di un libro, gustando alla maniera sensoriale (utilizzando tutti i nostri sensi, vista, tatto, gusto, olfatto, udito) dei cibi che oggi non sono più.

 

 

Si è svolta sabato 17 settembre un’interessante manifestazione nella cornice della Villa Adriana, l’omonima residenza dell’Imperatore Adriano a Tivoli (Rm).

 

 

"Ci Mangiamo un Libro" è un evento ideato da StagEat, un progetto di ricerca nato da un’idea di Leonardo Gambardella e Marina Saraceno, due attori e registi teatrali che hanno cercato nuove modalità attraverso cui il teatro diventa un luogo di incontro tra cibo e cultura.

 

 

Per realizzare questa idea teatrale, i due attori si sono avvalsi della grande competenza e della passione verso la storia del gusto dell’Archeochef Gabriella Cinelli, responsabile della degustazione storicizzata della performance.

 

 

In passato, in varie occasioni, StagEat ha portato in scena diversi capolavori della letteratura: I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, con letture di brani del romanzo manzoniano e degustazione con piatti ispirati dal libro; Il Nome della Rosa di Umberto Eco, con la cucina medievale monacense; L’Odissea di Omero, con una degustazione dedicata alla Magna Grecia.

 

 

Questa volta, Ci Mangiamo un Libro, in collaborazione con Slow Food di Tivoli e Valle dell’Aniene e patrocinato dal Centro Internazionale Antinoo per l’Arte e La Casa delle Culture, ha scelto la straordinaria cornice storica della Villa Adriana di Tivoli per portare in scena una performance basata su "Le Memorie di Adriano", il capolavoro della scrittrice Marguerite Yourcenar e con brani tratti sia dal libro sia dai Taccuini della famosa scrittrice e inseriti nell’edizione Einaudi delle Memorie.

 

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Negli stessi luoghi si sono avvicendati: una visita guidata da archeologhe agli scavi, uno spettacolo teatrale e musicale con la letteratura in scena e una degustazione storica nel ristorante Adriano, condotto da sempre proprio dalla famiglia Cinelli e presentata da Gabriella Cinelli in persona.

 

 

La performance è un modo nuovo di riscoprire un libro, rivisitando il suo momento storico e che, grazie alla semplicità delle esigenze sceniche, potrebbe essere ideato e condotto su decine di siti storici e archeologici, di cui da Nord a Sud, l’Italia non manca.

 

Uno spettacolo ibrido, contaminato e itinerante che riporta lo spettatore al centro del libro che si propone di raccontare.

 

Si narra, dunque, delle Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar, romanzo che la scrittrice concepisce proprio passeggiando per la Villa Adriana ma che dimentica per anni, in un’incubazione di cuore, di lettere e di ispirazione che arriverà molto più tardi rispetto al viaggio che lo partorì.

 

 

Dice Leonardo Gambardella, attore e regista di origine calabrese e fondatore di StagEat: " Per Villa Adriana, abbiamo lavorato sugli appetiti di Adriano, il suo amore per il sapere, per la filosofia e per la Villa Adriana".


Il sole sta per tramontare alla destra  delle mura di cinta di Villa Adriana, al di qua del Pècile.

Un gruppo nutrito di persone attende l’inizio dello spettacolo o della visita guidata o tutte e due insieme.

Dopo una breve presentazione della responsabile di Coop Culture, i visitatori assistono ad una breve introduzione dell’archeologa che narrerà e spiegherà l’architettura e la storia di Villa Adriana.

Narrerà brevemente del grande Imperatore e del suo spirito curioso, amante delle lettere e della filosofia e che imperò su Roma per venti anni, più viaggiando che vivendoci.

"Su vent’anni di potere, dodici li ho trascorsi senza fissa dimora".


Narrerà della sua fuga verso Tivoli, lasciando una Roma di un milione di abitanti e che lui racconta, nelle Memorie della Yourcenar, caotica e affogata nel traffico dei carri e della gente per strada.

L’archeologa spiegherà di questo straordinario sito archeologico, ben conservato che ci dà un’idea non solo della grandezza dell’Imperatore – filosofo ma anche dell’avanguardia dell’architettura della Roma Imperiale.

 

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La visita è intervallata dalla pièce teatrale: la forma del monologo, alternando pagine del libro con Adriano interpretato da Leonardo Gambardella e monologhi tratti dai Taccuini della Yourcenar (la scrittrice è interpretata da Marina Saraceno) è quella scelta per "leggere e interpretare" il libro.

 

Ogni pezzo teatrale è anticipato da un brano musicale del musicista Gianfranco de Franco, anch’egli calabrese, che apre e chiude ogni lettura.

 

 

Percorrendo gli spazi della Villa si viaggia nel tempo, grazie alle spiegazioni itineranti delle guide, che continuano, in alternanza con gli attori, a raccontare i suoi luoghi.

 

 

Attraversando il Pècile, la grande piazza colonnata (in origine) di forma quadrangolare e decorata al centro da una sontuosa ed enorme vasca d’acqua, il portico da cui dipartivano tutti gli edifici superficiali e sotterranei della Villa, gli spettatori assistono alle prime apparizioni dei protagonisti che raccontano della dimora adrianea (con un monologo recitato da Marina Saraceno con straordinaria passione, ndr), spostandosi verso l’Antinoeion, identificato come il luogo di culto dedicato all’amante, Antinoo, dell’Imperatore morto prematuro e da esso divinizzato, si ascoltano le pagine dedicate all’amore sensuale e recuperate dai capitoli Tellus Stabilita e Saeculum Aureum.

 

Infine, il rapporto tra Adriano e il cibo è raccontato, accolti dalla musica, nel Canòpo, la parte più celebre, la più intatta e, quindi, la più suggestiva della Villa. Inizialmente individuata come il mausoleo di Antinoo, per via delle reminiscenze egizie (il coccodrillo, la stessa vasca che ricorda il Nilo) era, di fatto, la sala da pranzo della Villa, potendo ospitare fino a mille invitati.


Ai tempi imperiali, era dotata di un pergolato per ospitare in estate e di un corridoio con arcate coperte per ospitare in inverno.  Tutto  intorno alla piscina centrale, contornata dalle colonne, da un gruppo di cariatidi e dalle statue in travertino.

 

È notte ormai e Adriano, il frugale, parla del suo rapporto con il cibo, per preparare gli spettatori alla terza parte della manifestazione che inizia con una lunga e silenziosa passeggiata a ritroso nella villa al buio e anticipata dai forti odori delle erbe aromatiche tuttora presenti nella Villa Adriana e che l’umidità serale esalta.

 

Si arriva all’Adriano, ristorante che, dal 1920 è tenuto dalla Famiglia Cinelli.

 

Ci accoglie Gabriella Cinelli, grande protagonista della condotta Slow Food Tivoli e Valle Aniene, grande maestra chef e soprattutto straordinaria Archeochef.


Gabriella Cinelli non racconta ma trasferisce amore per la storia e per il gusto. Ricerca, studia, riscopre, indaga sui palati antichi. Ha un’enorme conoscenza della cucina del passato, è una vera e propria Archeochef, cioé un’archeologa della cucina.


Gabriella, nel suo Adriano, ci racconta dell’importanza della ricerca archeologica del cibo per capire quanta strada, quante modifiche, quanto l’uomo, anche attraverso la scoperta geografica, ha mutato il proprio rapporto col cibo e con "l’ingestione" della natura.

 

 

Con la Schola Cum Panis, diretta da lei e dal maestro panificatore Roberto Potito, ci racconta del recupero che si sta svolgendo in questi anni, anche grazie a Slow Food, dei cereali antichi, delle forme autoctone italiane di grano che, l’industrializzazione della panificazione, ha reso quasi in via di estinzione.


Gabriella Cinelli, racconta del cibo dei romani, della loro predilezione verso le contaminazioni (i romani non amavano scindere i gusti e le portate, lo dice anche Adriano nelle Memorie e i cibi erano ricchissimi di spezie, odori, aggiunte, quasi a perdere il sapore dell’ingrediente principale del piatto).


Si osserva, nel gazebo dell’Adriano, un ricchissimo banchetto dei pani, presentato da Roberto Potito che si sofferma sull’ideazione di due pani, uno dedicato ad Adriano (forte di sapori con l’uso di segale, orzo, farina di ceci e lievito madre) e quello dedicato al suo amante Antinoo (più dolce con i grani teneri delle Madonìe, il gelso, l’olivello spinoso, il miele e ovviamente il lievito madre). Tutti i pani sono stati realizzati con grani antichi e odori, spezie, erbe, frutti. Un‘opera di recupero straordinaria e una lezione profonda di amore verso cibi diversamente sani, con uso di farine integre nei propri elementi organolettici e che non hanno subito i devastanti effetti dei metodi produttivi industriali delle farine che si ingeriscono comunemente tutti i giorni.


Il banchetto prosegue con una cena in cui Gabriella spiega, per ogni piatto, gli ingredienti e i cibi preparati come ai tempi dell’imperatore. Alcune salse, i formaggi, il Libum (il Libum di Catone), i Buccellatus, il vino speziato fino ad arrivare al dolce finale, straordinario nella sua ricchezza scenica, fatto da un’allieva della Schola Cum Panis e che ripropone la ricotta, la canditura, la frutta che veniva gustata ai tempi di Adriano.


Un grande lavoro, quello di Gabriella Cinelli e di Roberto Potito, un lavoro di recupero e di salvaguardia del nostro Paese e delle vere materie prime dell’Italia: la maestranza del gusto, la sapienza della conservazione, l’amore per la terra e per le sue risorse, l’arte della realizzazione. In fondo, questa è la strada che Slow Food ci indica da anni. Recuperare, ripresentare, salvare, custodire gelosamente, privare dall’industrializzazione una storia che è poi la lunga e straordinaria storia dell’Italia, quella dei grandi imperi, del medioevo monacense, del gusto raffinato del Risorgimento e via andando fino ai nostri giorni.

 

Una serata di cultura straordinaria, grazie al connubio tra il teatro di StagEat e la sapienza gastronomica di Gabriella Cinelli e la Schola Cum Panis, condotta con grande passione e professionalità da tutti i protagonisti. Un modo diverso di raccontare un libro, gustandolo.

 

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Chiedo a Leonardo Gambardella quali saranno i prossimi appuntamenti e mi dice "Stiamo lavorando per ripetere l’evento a Villa Adriana in occasione delle celebrazioni per i 1900 dalla salita al trono di Adriano. Da Tivoli ci stanno arrivando richieste per le altre ville (D’Este, Gregoriana), ma a quel punto il libro da mangiare sarebbe un altro (forse l’Orlando furioso). Così come stiamo lavorando per ripetere lo spettacolo a Roma in uno dei luoghi di Adriano (Castel S. Angelo, Piazza di Pietra).

 

Mi chiedo e gli chiedo: vogliamo pensare a qualcosa da fare anche nella nostra Regione? Un’ Odissea letta al Museo Archeologico di Reggio Calabria o tra le rovine di Locri Epizefiri o Sibari? Oppure…….ma non lo diciamo, incubiamo l’idea e proviamo a solleticare la curiosità di qualche attento lettore.

 

Leonardo Gambardella sorride, di idee ce ne sono tante e di luoghi in cui prendere forma, anche.

 

Ad Maiora!

 

 

Foto 1: La locandina di "Ci Mangiamo un Libro"

 

Foto 2: L’evento

 

Foto 3: Il regista e attore teatrale Leonardo Gambardella

 

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Foto 4: "Il Canòpo di notte, la sala da pranzo imperiale, Villa Adriana, Tivoli

 

Foto 5: Gabriella Cinelli, in una delle tante manifestazioni in cui, in giro per l’Italia, ci parla di gusto nei secoli

 

Foto 6: I costumi romani all’epoca di Adriano, nel gazebo del ristorante Adriano, presso Villa Adriana, Tivoli

 

Foto 7: Gabriella Cinelli, seconda a partire da sinistra e Roberto Potito, quinto a partire da sinistra, i due maestri del gusto della serata dedicata ad Adriano

 

Foto 8 e 9: I pani allo spiedo, nel gazebo del ristorante Adriano, Villa Adriana Tivoli

 

Foto 10: Collage di cibi della serata

 

Foto 11: Roberto Potito ci parla del Pane

 

 

Foto 12: Il Dolce della serata, a base di ricotta dell’epoca, frutta secca e candita

 

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La riproduzione è riservata

 

 

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