Immaginate di decidere di proteggere la vostra casa con un sofisticato sistema di controllo. Fate montare tutto, scegliete ovviamente il meglio sul mercato, spendete fior di quattrini, ma la centralina resta all’istallatore perchè non funzionante. Voi cosa fareste? Vi ricordereste di chiedere subito le centraline per mettere in funzione il prezioso congegno o lascereste trascorrere tre anni in balìa degli eventi?
Ora immaginate che tutto questo sia accaduto nientemeno che ai Bronzi di Riace, due capolavori assoluti e unici dell’arte universale. Immaginate che si scopra dopo tre anni che le centraline dell’esclusivo dispositivo che doveva proteggerli siano rimaste nei cassetti della ditta "perchè non funzionanti" e immaginate che a nessuno sia venuto in mente di chiedere, controllare, cercare. Aggiungete poi che quei sistemi sono costati allo Stato un bel po’ di soldi e infine prendete atto che tutto questo è successo davvero.
E non è tutto: risulta non funzionante l’impianto (di monitoraggio) sul Bronzo B, parzialmente funzionante quello sul Bronzo A (mai attivati). Se la buona notizia, poi, è che a una prima indagine visiva non sembra che le statue abbiano subito danni, quella cattiva è che c’è un "dubbio" persino sulle basi antisismiche: alcune sfere si sarebbero infatti “sfarinate” (testuale nel verbale dei tecnici) e occorrerà chiedere un intervento dell’Enea, progettista del sistema antisismico.
Questo – e altro – quanto si legge nel verbale (che qui pubblichiamo in esclusiva) con le prime risultanze della verifica effettuata sui Bronzi di Riace a Reggio Calabria dopo l’Sos lanciato dal Giornale dell’Arte nel marzo del 2017, con lo scoop della giornalista Silvia Mazza poi ripreso da Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, che svelava come il sistema di monitoraggio delle statue conservate a Reggio Calabria non fosse di fatto mai entrato in funzione.
Solo pochi giorni fa, poi, proprio il Giornale dell’Arte (http://ilgiornaledellarte.com/articoli/2017/11/128448.html) ritornava sulla vicenda, per incalzare il direttore del Museo archeologico di Reggio Calabria, Carmelo Malacrino, perché comunicasse i risultati delle verifiche e se l’intero sistema fosse stato riattivato o meno.
Risposte ancora attese.
Ecco allora il verbale delle verifiche fatte circa quindici giorni fa, documento che fa finalmente luce su cosa sia venuto fuori dai controlli e sulle novità emerse.
La prima balza agli occhi: in una terra fortemente sismica come quella reggina, si scopre che anche le “preziose” basi antiscossa dei Bronzi di Riace abbiano bisogno di nuovi interventi che la manutenzione ordinaria non aveva evidentemente messo in luce.
La seconda: il verbale fornisce l’ennesima conferma che quei sistemi tanto essenziali alla salute dei due capolavori magnogreci siano di fatto rimasti inutilizzati – dato peraltro acclarato e messo nero su bianco in tutti i carteggi della ispezione ministeriale e qui pubblicati in esclusiva (http://www.quellochenonho.it/832/bronzi-e-impianti-fuori-controllo-per-mesi-c-e-la-relazione-del-ministero-che-conferma-tutto-statue-a-rischio.html), così come nella notizia del sopralluogo di verifica che l’Iscr avrebbe attuato alla fine del mese scorso http://www.quellochenonho.it/1015/bronzi-fuori-controllo-dall-iscr-arriva-al-museo-il-progettista-roberto-ciabattoni-per-mettere-a-punto-il-sistema.html).
Entriamo allora nelle pieghe del documento che porta il titolo di “Verbale di intervento per il completamento della messa in funzione dell’impianto di monitoraggio dei Bronzi di Riace”. Quattro anni dopo il rientro delle statue a Palazzo Piacentini, dunque, ecco cosa è successo
Il documento viene inviato dal direttore del Museo Carmelo Malacrino alla soprintendenza per la città metropolitana di Reggio Calabria e della provincia di Vibo, così come alla direzione generale dei Musei.
E la prima verità emerge già dall’incipit.
Si legge: “Vista la documentazione agli atti e considerato il mancato funzionamento delle centraline, già non funzionanti nel 2014 al momento della loro consegna alla ditta Tecno.El da parte di codesto Istituto, si resta in attesa di conoscere le determinazioni che la signoria vostra vorrà intraprendere. Si attesta la mancata risposta da parte di codesto Istituto alla nota protocollo 4062 del 16 ottobre 2017. Si sottolinea l’urgenza”.
Da queste parole si desumerebbe che il direttore chieda ad altri soggetti di sapere quali “iniziative intraprendere”, cosa che sorprende vista l’autonomia del Museo stesso e che fa interrogare su chi debba decidere su queste benedette questioni per rimettere ogni cosa al proprio posto.
Si va poi al verbale vero e proprio che racconta cosa sia successo nella sala Bronzi il 30 e 31 ottobre scorsi: “Il giorno 31 ottobre 2017 – si apprende – presso i locali del museo archeologico nazionale di Reggio Calabria sono pervenuti il direttore del MarRc Carmelo Malacrino, il funzionario architetto Angela Canale, l’assistente tecnico Antonino Giordano, il funzionario conservatore dell’ISCR Roberto Ciabattoni, il tecnico della Tecno.El Tommaso Vitti”.
“A seguito della disponibilità manifestata dall’ISCR con l’invio del funzionario restauratore e del tecnico della ditta incaricata dalla soprintendenza archeologia della Calabria nell’anno 2014 si è proceduto all’intervento per il completamento e la messa in funzione dell’impianto di monitoraggio dei bronzi di Riace. I lavori sono stati eseguiti nei giorni 30 e 31 ottobre 2017 durante l’orario di apertura del museo, rispettando tutte le condizioni di sicurezza e senza inibire ai visitatori l’accesso alla sala dei Bronzi. All’inizio dei lavori è stato presente il geometra Francesco Vignola per conto della soprintendenza di Reggio Calabria e Vibo”.
Insomma, il direttore di fatto chiarisce che già dal 2014 le apparecchiature non erano funzionanti e aggiunge anche che alcune attrezzature sarebbero scomparse: “Il direttore del MarRc acquisisce ulteriore documentazione in merito all’incarico suddetto e, nello specifico, copia dell’incarico della ditta e dell’offerta presentata dalla stessa, nonché la documentazione relativa alle attrezzature non più rinvenute ma consegnate alla soprintendenza nell’ottobre 2014”, tanto che “Il tecnico Vitti per l’intervento ha adoperato proprie attrezzature che ritira”, mentre sempre lo stesso Vitti “consegna altresì la documentazione comprensiva dei certificati di cui si stilerà nei prossimi giorni elenco dettagliato. Riconsegna infine altre attrezzature accessorie prese in consegna nel 2014 e rappresentate nel dettaglio con una fotografia”.
Perché i sistemi non furono messi in funzione già all’epoca resta un mistero, come incomprensibile rimane anche la ragione per cui chi ebbe in consegna il Museo, cioè il direttore vincitore della selezione, non lo abbia fatto una volta preso in mano l’intero Palazzo Piacentini.
In attesa che anche questo si chiarisca, ecco almeno il quadro di cosa sia emerso dentro la sala dei due capolavori: Per il tecnico della ditta “il prolungamento dei cavi, oggetto dell’incarico, è stato completato. Sono stati riportati e posizionati gli acquisitori (centraline) finora rimasti in consegna alla ditta da parte della soprintendenza in quanto durante il primo intervento del 2014 erano risultati non correttamente configurati. A tal proposito – continua il verbale – si precisa che durante l’approfondimento tecnico eseguito presso i laboratori della ditta Tecno.El è emerso che un acquisitore aveva difficoltà a mantenere il datario e la configurazione impostata, mentre l’altro acquisitore presentava difficoltà di accensione”. Per concluderne: “L’intervento odierno ha evidenziato che l’acquisitore che aveva difficoltà con il datario mantiene datario e orario a condizione che non rimanga spento per più di due giorni. E, sempre lo stesso, manifesta però la perdita della configurazione ad ogni riaccensione. Inoltre il secondo acquisitore, pur risultando configurabile nella sede della ditta, ad oggi non è risultato utilizzabile in quanto non si accende. Considerando che gli acquisitori sono del 2010 è auspicabile una revisione degli stessi coinvolgendo la ditta costruttrice”.
Il direttore Malacrino chiede al tecnico Vitti di illustrare chiaramente l’attuale stato di funzionamento dell’impianto. E questo è quanto risponde: “Per quanto riguarda il bronzo B l’impianto pur essendo stato completato non è funzionante. Riguardo il bronzo A l’acquisitore fa vedere i dati in tempo reale ma presenta difficoltà nell’attivare l’acquisizione, pertanto si tratta di un funzionamento parziale”.
Dunque tutto da attivare e ripristinare, in buona sostanza.
La parola passa dunque all’esperto dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro, progettista del sistema di monitoraggio microclimatico delle statue, il funzionario Roberto Ciabattoni: “in qualità di funzionario dell’ISCR e progettista del sistema di monitoraggio posizionato all’interno delle due statue ho l’incarico di verificare la congruità rispetto al progetto presentato – chiarisce il verbale – dalle operazioni effettuate in questi due giorni è stato possibile verificare il corretto posizionamento delle centraline con le relative prolunghe, ma non è stato possibile accertare l’acquisizione dei dati per i motivi su menzionati”.
Il direttore chiede allora al funzionario Ciabattoni “se ci sia stata l’occasione, vista l’opportunità, di verificare lo stato conservativo delle due statue”.
Ecco il responso: “Avendo osservato con il videoendoscopio in dotazione l’interno delle due statue al fine di accertare il posizionamento dei sensori – riporta Ciabattoni – ho proceduto anche all’osservazione del corretto posizionamento del sistema di ancoraggio dei Bronzi e dei basamenti: a seguito di tali indagini visive non sono risultate anomalie. Per quanto concerne lo stato di conservazione generale delle due statue, da una sommaria osservazione visiva della superficie esterna, non è emerso nulla di rilevabile”.
Un sospiro di sollievo, dunque, seppure si tratti di una verifica puramente visiva.
Sempre il direttore del MarRc chiede allora ulteriori informazioni ai tecnici: “Visto che – scrive Malacrino – sollecitato dall’ufficio tecnico si invitava il dottor Ciabattoni all’osservazione del funzionamento del sistema di scorrimento su sfere dei basamenti dei Bronzi, si chiede di comunicare l’esito di tale osservazione”.
Ed è qui che emerge la necessità di un intervento anche sul sistema antisismico. Ciabattoni, infatti,riferisce: "Presa visione tramite il sistema videoendoscopico si nota uno sfarinamento di alcune sfere in entrambi i basamenti, pertanto si consiglia di segnalare tale circostanza all’Enea, progettista del sistema antisismico delle basi".
Questi i fatti, rimasti fino ad oggi ignoti, e che evidentemente sono il primo passo perché l’intero sistema venga rimesso a posto.
Aggiungiamo noi: di fronte a vicende così palesemente incompresibili, possibile che anche il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini scelga la consegna del silenzio?
