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Bronzi di Riace, interviene il direttore del Museo: "Nessun processo di corrosione in atto sui Bronzi di Riace. Le indagini di laboratorio confermano la loro fragilità. Rimangono beni identitari e inamovibili del Museo di Reggio Calabria"

30 Gen 2016 | Archivio

 

 

 

E’ dovuto intervenire con queste parole il direttore del Museo Archeologico di Reggio Calabria, Carmelo Malacrino, per fermare sul nascere l’ennesima polemica sui Bronzi di Riace.

 

Il Direttore con una nota molto decisa e determinata ha spiegato che "Le notizie allarmistiche diffuse in queste ore dai mass media, circa la ‘malattia’ dei Bronzi di Riace sono infondate. Le statue, che costituiscono le due opere più identitarie del Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, sono sottoposte a continui controlli e la loro esposizione al pubblico avviene in un ambiente con microclima monitorato. Anche l’accesso del pubblico alla sala avviene mediante ‘vani filtro’ nei quali i visitatori devono sottostare a un apposito trattamento".

 

Malacrino è intervenuto in seguito all’intervista telefonica rilasciata dal prof. Giovanni Buccolieri all’agenzia Ansa.
"Sono rimasto sorpreso di quanto scritto sui giornali – continua Malacrino. Il convegno che si è tenuto oggi al Museo, all’interno dell’iniziativa ‘Arte è Scienza’ promossa dall’Associazione Italiana di Archeometria, è servito proprio a riunire e mettere a confronto alcuni dei ricercatori che negli ultimi anni hanno svolto indagini di laboratorio sui Bronzi di Riace. I dati sulle patine presentati dal prof. Buccolieri dell’Università del Salento, raccolti negli anni in cui le due statue venivano sottoposte a interventi diagnostici e conservativi all’interno del laboratorio allestito con i restauratori dell’Istituto Centrale per il Restauro nella sede del Consiglio Regionale, a Reggio Calabria, sono molto importanti – prosegue il Direttore – non solo per scoprire nuovi aspetti sulla loro vita nell’antichità, ma anche per guidarci nell’assicurare al meglio la loro vita attuale e futura. E nulla di quanto ha riportato il prof. Buccolieri al convegno ha fatto riferimento a macchie sospette sul volto, sulle gambe e sull’addome".

 

Continua il Direttore "Sicuramente sui Bronzi ci sono residui di cloro – come precisa il professor Buccolieri – ma questo non indica la presenza di processi attivi di corrosione, in quanto i Bronzi sono conservati in condizioni di temperatura e umidità controllate: tali condizioni ovviamente non permettono, anche in presenza di cloro, processi corrosivi sui bronzi stessi. Considerando l’unicità dei Bronzi di Riace sono auspicabili dei controlli periodici che confermino l’assenza di qualsivoglia reazione chimica ed elettrochimica. D’altronde, uno degli scopi della mappatura degli elementi che caratterizzano le patine dei bronzi, eseguita nel 2010-2011, era proprio quello di identificare le regioni con presenza di cloruri per poterle valutare nel tempo. Il controllo periodico di opere di interesse storico artistico è da considerare come una normale procedura per la salvaguardia dell’opera stessa. Escludo quindi la possibilità che in queste condizioni si possa parlare di ‘cancro del bronzo’ relativamente ai Bronzi di Riace».

 

"Le due statue restituiteci dal mare di Riace rappresentano le opere più importanti delle nostre collezioni – conclude Malacrino. È importante sia mantenuta alta l’attenzione sui Bronzi di Riace e sulla loro fragilità, già stabilita da un’apposita commissione istituita due anni fa dal Ministro Franceschini. Una fragilità che conferma ancora oggi la loro inamovibilità dal nostro Museo".

 

Nei giorni scorsi, la notizia si era diffusa sui principali media nazionali che parlavano di "Bronzi di Riace a rischio cancro", come il Corriere della Sera.

L’Ansa aveva scritto: "Anche i Bronzi di Riace devono fare prevenzione contro il ‘cancro’. Le analisi delle patine che ricoprono la loro superficie hanno infatti localizzato dei residui di cloro marino che minacciano la lega metallica in più punti col rischio di provocare il cosiddetto ‘cancro del bronzo’, un fenomeno corrosivo che potrebbe compromettere la conservazione di queste straordinarie opere d’arte antica.
Lo studio dei Bronzi con la fluorescenza a raggi X ha permesso di mappare e analizzare la composizione di tre diverse patine superficiali: quella azzurrina, formata appunto dai pericolosi residui di cloro, quella rossastra, data dall’ossidazione naturale del rame contenuto nella lega metallica, e una patina nera multistrato, compatta e liscia, fatta di solfuro di rame. Quest’ultima era probabilmente una pellicola protettiva, volutamente depositata per ricoprire le statue.
La patina è ancora oggi ben visibile sul bronzo A (‘Il giovane’), mentre risulta parzialmente rimossa dal bronzo B (‘Il vecchio’) per effetto del restauro fatto a Firenze negli anni Settanta. L’invasività dell’intervento sarebbe testimoniata anche dalla presenza di residui di zinco rilasciati dalle spazzole in ottone durante la pulitura meccanica".
Mentre il quotidiano La Repubblica aveva parlato di "Prevenzione ‘anti-cancro’ per i Bronzi di Riace.
La ‘malattia’ non è ancora conclamata, ma i referti delle analisi parlano chiaro: ai Bronzi di Riace servono controlli più serrati per scongiurare il rischio ‘cancro’ per la lega di cui sono fatti. Alcune macchie sospette sono già comparse sul volto, sulle gambe, sull’addome".

 

Sull’argomento sono intervenuti anche Pasquale Amato e Francesco Alì del Comitato per la Valorizzazione e la Tutela dei Bronzi di Riace e del Museo Archeologico di Reggio Calabria: "Malacrino ha risposto per le rime all’ennesima malignità contro i Bronzi: ‘Nessun processo di corrosione in atto’. Nonostante il successo crescente del Museo, di cui sono ‘Beni Identitari e inamovibili’, i nemici di sempre (quelli che non gradiscono che essi stiano a Reggio Calabria) ci provano sempre a fare e a dire male.
Complimenti vivissimi al Direttore Malacrino per la puntuale e ferma precisazione. Siamo al suo fianco".

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