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Brividi e bis per Ambrose Akinmusire a Reggio in Jazz. Ed ora sale la febbre per il live più atteso: Dee Dee Bridgewater illumina il Cilea

30 Gen 2016 | Archivio

 

 

di ANTONIETTA CATANESE

 

 

Due bis e applausi a scena aperta: la raffinata performance di Ambrose Akinmusire e del suo quartetto entusiasma il pubblico di “Reggio in jazz 2016”, ieri al secondo rendez-vous al teatro Francesco Cilea.

 

 

Un avvio di serata con il cuore rivolto all’immenso Leonard Cohen, scomparso in queste ore, che rivive nelle parole di Peppe Tuffo e Tony Maida ad inizio concerto, e dai quali poi un tributo è andato a chi, nella squadra rodata e tenace della vulcanica associazione Naima, cura la parte squisitamente creativa: Gianni Brandolino, Aldo Zucco e Mariateresa Rizzo.

 
 

 

Solo una breve intro, per poi lasciare il palco a questo grande artista che è Akinmusire: per la critica specializzata “una delle nuove stelle del jazz.

 

 

Strumentista dall’inconfondibile stile eclettico e raffinato”, che viene da collaborazioni blasonatissime, con Jon Henderson, Joshua Redman e Steve Coleman”, per citarne alcuni, tanto da far collocare il suo ultimo lavoro, al debutto con la Blue Note Records e dal titolo “When The Heart Emerges Glistening”, come “uno dei migliori progetti degli ultimi tempi”.  
 
 

 

Suono cristallino e nessuna crepa, per Ambrose, che sin dal primo brano, “As we fight”, mostra con sicurezza la padronanza di uno strumento profondamente suo e il grande affiatamento con i musicisti del quartetto: Sam Harris – piano; Harish Raghavan – bass; Justin Brown- drums.   
 
 
 

Un brivido jazz ha percorso ieri il Cilea in lungo ed in largo, su un sussurro di tromba perfettamente intrecciato alle mani di un Sam Harris strepitoso. 
 
 
 
 

In un teatro in religioso silenzio e a cellulari spenti, le note di Ambrose sono arrivate dritte al cuore, ora squillanti ora bisbigli languidi come baci sul collo.

  
 
 

Questo è il jazz! E questo è il jazz, non proprio per tutti i palati, di Akinmusire e che tuttavia è riuscito ad arrivare a tutti. 
 
 
 
 

Complice l’impianto ritmico a dir poco scoppiettante del contrabbasso di Harish Raghavan e diuna batteria rivoltata come un calzino da un Justin Brown eroico, tanto con le bacchette che con le spazzole. 
 
 
 
 

Una cavalcata tra tutte le sfumature del jazz, quella del quartetto americano: composizioni come “Vartha” e “Perspective” aprono scenari cangianti, tra improvvisazioni da batticuore e battiti lenti che centellinano note come fossero gocce di pura ambrosia. 
 
  
 

Il tutto in un dialogo a quattro che non mostra alcuna incertezza, neanche quando ci si arrampica sui più impervi labirinti di mezzitoni che non credevi potessero neanche esistere.  
 
 
 
Da “Rall call for those assent” a “Trumpet sketch”, passando per “Humsong” ed “Henya”, Ambrose Akinmusire ed i suoi musicisti hanno portato a Reggio Calabria l’eccellenza del jazz.  
 
 
 
Con un pubblico che ha mostrato tutto il proprio apprezzamento richiamando più volte in scena i propri beniamini.  
 
 
 

Dopo Nicola Conte Combo e Ambrose Akinmusire, oggi pomeriggio dall’associazione Naima l’annuncio: “Dee Dee è qui!”. 
 
 
 
Un’immagine della “voice” che stasera illuminerà la chiusura di Reggio in Jazz mostra già carica la star più attesa di questa ottava edizione, appena sbarcata in aeroporto, decisa a regalare emozioni eterne.  
 
 
A poche ore dal gran concerto di Dee Dee Bridgewater, che sarà aperto con un pre-live del pianista Giampiero Locatelli, la febbre del jazz è alle stelle.  
 
 
 
Sul palco con la singer di Memphis il trombettista e direttore d’orchestra Theo Croker (“nipote d’arte” di un altro notevole trombettista, Doc Cheatham) e i suoi Dvrk Funk (Eric Wheeler al basso, Kassa Overall alla batteria, Anthony Ware a flauto e sax tenore, Sullivan Fortner al piano.
 
 
E che, ancora una volta, jazz sia! 

 
 
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