In un’intervista sul quotidiano "La Repubblica", rilasciata al giornalista Nicola Apicella, l’ex ct azzurro, Charlie Recalcati ha fornito la sua analisi sul campionato di basket: il ritorno di Gentile, le difficoltà di Cantù, il nuovo calendario internazionale, la nazionale con la ‘strana coppia’ Sacchetti-Tanjevic, gli stranieri, la necessità di dare più incentivi alle società che però devono investire molto negli allenatori del settore giovanile, i palazzetti e le palestre che in Italia scarseggiano.
Quando gli fanno notare che "il tempo di fermarsi non è ancora arrivato", risponde: "La voglia c’è, la salute tiene, vediamo cosa succede".
"Recalcati – spiega il quotidiano La Repubblica – al momento é un prezioso osservatore esterno di un campionato che dopo 5 giornate propone al vertice, uniche imbattute, l’inedita coppia Venezia-Brescia"
Ma raccontiamo ai più giovani chi è Carlo "Charlie" Recalcati.
Nato a Milano l’11 settembre 1945 è stato un cestista ed ora è un allenatore di basket tra i più importanti del panorama cestistico italiano.
Da giocatore è stato una bandiera della Pallacanestro Cantù.
È, ad oggi, uno dei pochissimi coach italiani ad aver vinto tre scudetti con tre squadre diverse.
Sotto la sua guida, sia la Viola Reggio Calabria che la nazionale italiana hanno raggiunto il massimo risultato della loro storia sportiva.
Coach Recalcati ha allenato per cinque anni la Viola Reggio Calabria.
È la "Viola dei miracoli" quella di Santoro, Bullara, Tolotti, Volkov, Garret, Young, Avenia e Sconochini. Quella alla cui corte, qualche anno più avanti, arriverà un certo Manu Ginobili.
È la Viola che sfiora le semifinali scudetto.
E i risultati ottenuti in riva allo Stretto legano coach "Charlie" indissolubilmente alla città.
Tanti ricorderanno che, tornato a Reggio Calabria nel 2004 alla guida della nazionale in occasione di un torneo estivo di preparazione alle Olimpiadi di Atene, ricevette un’accoglienza senza precedenti da una città che non lo ha mai dimenticato.
Ha ricoperto l’incarico di CT azzurro per 8 anni.
Nel suo palmarès troviamo un bronzo agli europei del 2003, un argento alle Olimpiadi di Atene nel 2004, un oro ai Giochi del Mediterraneo nel 2005. (F.A.)
Riproponiamo l’intervista del quotidiano La Repubblica di una settimana fa.
Coach Recalcati, visto da fuori che campionato è stato finora?
"Interessante, equilibrato. Cinque giornate non sono poche ma neanche tante, è già abbastanza chiaro chi lotterà per i playoff ma chi arranca ha ancora tempo per recuperare. Il fattore coppe sta già incidendo parecchio sulla classifica. Prendo ad esempio l’ultimo turno: Milano nella settimana del doppio impegno di Eurolega va a Sassari e dura un tempo, la stessa Sassari domina l’Olimpia e poi in Champions ne prende 20 in casa da Monaco".
"In testa ci sono Brescia e Venezia".
"Brescia è senza dubbio la sorpresa ma è anche la dimostrazione di cosa significa avere un progetto tecnico e portarlo avanti, lavorando con un nucleo di giocatori.
Giocare una sola volta a settimana li aiuta, gente come Moss e Landry, non più dei ragazzini, ne hanno sicuramente beneficio. Al netto di tutto questo stanno andando oltre le aspettative".
Venezia non è una sorpresa.
"No, ma avere lo scudetto sulla maglia poteva generare un po’ di appagamento. Invece sono stati molto bravi, dovendo cambiare, a prendere giocatori con grandissime motivazioni. Johnson aspettava un’occasione così, Orelik ha sempre giocato ad alto livello, Watt dopo Caserta può crescere in una realtà dove ci sono più certezze. In questo momento la Reyer sta giocando la miglior pallacanestro che si vede in Italia, grazie all’esperienza accumulata in questi anni riescono a gestire al meglio il doppio impegno".
La situazione che sta vivendo Cantù cosa le suggerisce?
"Provo grande amarezza e tristezza. Le difficoltà economiche sono di dominio pubblico, tutto ciò dà ancora maggior risalto al lavoro che sta facendo l’allenatore Marco Sodini, la figura che in questo momento riesce a compattare l’ambiente".
Lei aveva capito che qualcosa non andava, si è esposto ed è stato messo alla porta.
"Sì, e ho cercato di sensibilizzare tutte le persone che erano attorno alla proprietà sul comportamento della famiglia Gerasimenko. Hanno sfruttato fin dall’inizio il grande amore che c’è verso la squadra, portano le cose agli estremi finché qualcuno mette mano al portafogli per sostituirsi a loro. Una forma di ricatto inaccettabile. Purtroppo si sta scherzando col fuoco, sembra un film già visto in altre piazze importanti che poi sono scomparse. Speriamo non finisca come in questo momento un po’ tutti paventano possa finire".
Cose positive viste finora: Alessandro Gentile.
"Sta facendo molto bene, si vede che ha fame di riscatto e voglia di riprendersi il tempo perso. Alla Virtus Bologna ha tutto per potersi esprimere al meglio, una società importante, una piazza calorosa, il suo ritorno ad alti livelli è un’ottima notizia per tutto il movimento. Non avendo i giocatori Nba e quelli di Eurolega Alessandro dovrà diventare il punto di riferimento della nazionale".
La vicenda delle finestre Fiba crea non pochi problemi al ct.
"Non voglio discutere se siano giuste o sbagliate, guardo alla pallacanestro italiana e dico che paradossalmente questo nuovo calendario ci viene incontro".
In che modo?
"La nostra è una nazionale che deve ricostruirsi e il miglior modo per ricostruirsi è costringere anche il ct ad andare a vedere cosa c’è dietro i dieci migliori, recuperare o scoprire quei giocatori che magari in situazioni normali non saresti mai andato a prendere. E’ un’opportunità che dobbiamo sfruttare, quando anche i migliori torneranno a disposizione avremo una scelta maggiore e giocatori già pronti”.
Sacchetti in panchina, Tanjevic direttore tecnico delle nazionali. Può funzionare?
"Devono trovare il modo di andare d’accordo, anche se è chiaro che parliamo di due personaggi molto diversi tra loro, che si sono trovati ma non cercati. Passare da Messina a Sacchetti è un bel salto, ma Meo nella sua carriera ha dimostrato che si può vincere anche percorrendo strade diverse".
Questione italiani, la sua ricetta?
"I problemi della nostra pallacanestro non si risolvono facendogiocare uno straniero in meno. La realtà va guardata in faccia. In un momento in cui i club fanno fatica a trovare fondi aumentare gli incentivi può essere una soluzione. I problemi però nascono alla base, nei settori giovanili. In Italia non mancano solo i palazzetti, non ci sono le palestre. I nostri ragazzini si allenano poco rispetto a quelli di altri paesi. I club poi devono tornare ad investire sugli allenatori del settore giovanile, altrimenti non se ne esce".
ph da pagina facebook del giornalista Mario Vetere e da pagine ex atleti Viola Reggio Calabria
http://www.repubblica.it/sport/basket/2017/11/03/news/recalcati_intervista-180116569/
