Annuncio

“A night in New York”: promessa mantenuta ad Ecolandia con il grande jazz del trio Cohen, Coppola, Venezia. Il Parco di Arghillà porta a Reggio Calabria il Peperoncino Jazz Fest e si consacra palcoscenico swing e raffinato

30 Gen 2016 | Archivio

""""

 

 

di ANTONIETTA CATANESE
 

 

Si moltiplicano le stelle sotto il cielo del parco Ecolandia, a Reggio Calabria.

E dopo il grande concerto di Sarah Jane Morris, la stella che ha brillato ieri sera sulla collina di Arghillà porta il sorriso e la freschezza di uno dei pianisti che più onorano il jazz newyorkese e la sua storia: Emmet Cohen, in trio con il batterista campano Elio Coppola ed il contrabbasista lucano Giuseppe Venezia.
 

 

A dare inizio alla serata il saluto di Marcello Spagnolo, dello staff Ecolandia, che ha ricordato che una parte del ricavato del concerto andrà ai terremotati dell’Ascolano. Al parco anche uno stand della Caritas Diocesana ha raccolto i tanti gesti di solidarietà alle vittime del sisma.
 

 

A seguire la parola è andata a Paolo Albanese, direttore artistico del Face Fest, e quindi a Sergio Gimigliano, direttore artistico del Peperoncino Jazz Fest, quest’anno approdato per la prima volta ad Ecolandia e sulle rive dello Stretto.
“Accoglienza altissima – ha detto Gimigliano – e una collaborazione promettente quella col Face Fest di Ecolandia che dimostra l’importanza di mettersi in rete. Con un grazie ad Alessio Laganà – ha chiuso Gimigliano introducendo questa tappa reggina del Peperoncino Fest a Reggio Calabria –  che ha fatto da collante per la realizzazione dell’evento reggino”.
 

 

Quindi la presentazione del trio: “Emmet Cohen, con Elio Coppola alla batteria e Giuseppe Venezia al basso – ha infine concluso Gimigliano – è una formazione dalla cifra stilistica altissima. Un progetto, “Infinity”, che è un live ma anche un bellissimo lavoro discografico (ieri letteralmente andato a ruba)”.
 

 

Calato un religioso silenzio nell’arena del fortino di Arghillà, le stelle si sono fermate per dare spazio alla musica.

 

“A night in New York”, titolo del concerto, è stata una promessa mantenuta. Perché ieri Ecolandia si è davvero trasformata in una notte a New York, la più swing delle notti musicali di questa stagione sullo Stretto.
 

 

Una esibizione intessuta di arrangiamenti sorprendenti, sugli “88 tasti del pianoforte di Cohen, trasformati in 88 membri, bianchi e neri, di una grandissima orchestra”. Non tradendo, con questa citazione, i maestri del jazz newyorkese che il giovane Cohen, con Coppola e Venezia, interpreta senza sbavature.
 

 

All’orchestra-pianoforte di Cohen si è infatti abbracciato il perfetto incastro di batteria e contrabbasso, che ha reso l’esibizione una perfetta colonna sonora in una perfetta location per eventi di altissimo valore artistico.
Cohen ha trasportato una platea letteralmente rapita nelle atmosfere newyorkesi degli anni Venti e Trenta con un tale raffinato gioco di arpeggi da far credere che quelle stelle su Ecolandia fossero davvero le luci intermittenti dei night americani d’un tempo.
 

 

Un traslato perfetto, con l’immagine della Statua della Libertà proiettata sulla pietra di Ecolandia, a restituire suoni puliti con una acustica piacevolmente equilibrata.
 

 

Il pubblico si è lasciato cullare dai puntellati di contrabbasso di Giuseppe Venezia e dai ticchettìi sempre perfetti delle bacchette di Elio Coppola, due ragazzi del Sud che, per incidere con Emmet Cohen, hanno sfidato persino l’uragano del 2012 che ha inondato lo studio di registrazione quando, da Campania e Basilicata, i due talenti volarono negli States per l’appuntamento più importante della loro vita.

 

Da "Moonlight in Vermont" ad “Infinity", composta da Cohen, fino al swing raffinato di  "Hop, skip and jump"  lungo omaggi a mostri sacri come Oscar Peterson, Bill Evans e Amhad Jamal. Per non parlare dell’omaggio a Peppino di Capri ieri riportato in una dimensione jazz nota a pochi: un ordito perfetto, insomma, tra piano, contrabbasso e batteria, con tempi punteggiati di piani e veloci in un andare che ha trascinato la platea senza sosta e con entusiasmo crescente.
 

 

Tre grandi musicisti che hanno dato prova concreta di un curriculum da blasone, come già ricordava il Parco Ecolandia nel lanciare l’evento, ricordando che il trio “ha suonato nei jazz club più importanti in Italia ed all’estero, New York in particolare (Fat Cat, Roth’s, Bar on Fifht)”. Con un Cohen “considerato uno dei più affermati pianisti emergenti newyorkesi, già protagonista di concerti  in America, in Europa e in Italia;   premiato alla Casa Bianca da Barak Obama quale finalista alla “Monk competition”, di fronte ad una giuria  costituita tra gli altri da Wayne Shorter, Herbie Hancock e Jimmy Hitt. Un giovane Cohen che viene da esibizioni nei più prestigiosi Jazz Club di New York – Blue Note, Birdland – e ieri ad Ecolandia prima di prendere parte al Jazz Festival di Capri e poi tornare negli Stati Uniti, con destinazione Detroit Jazz Festival”.

Ecolandia, tra New York e Detroit, si è senza dubbio imposta, quest’anno,  come il più raffinato palcoscenico di Reggio Calabria. Dimostrando di avere le carte in regola per puntare in alto, diventare un luogo ben riconoscibile, anche oltre regione, per eventi che lascino il segno in città, ed anzi un avamposto per i festival internazionali che deve trovare forza e sostegno in una illuminata strategia per dare stabilità ad eventi come quelli di ieri sera.
 

 

Il pubblico numeroso ed entusiasta, che ha abbracciato il trio con il trasporto e la gratitudine per le emozioni intense ricevute, ha dimostrato di aver apprezzato l’evento e di volerne ancora.
 

 

Di voler ancora vedere brillare Ecolandia di stelle, malgrado il buio che ancora la circonda e la strada precaria per arrivare ad un Parco sul quale vale, invece, la pena di puntare. Senza esitazione.

 

©Riproduzione riservata

 

 

 

 

""""

Ti potrebbe interessare…