di ANTONIETTA CATANESE
Cosa succede se un Museo diventa racconto, scoperta, gioco?
Succede che (anche) i bambini se ne innamorano.
Colorati, curiosi, cinguettanti e a caccia di tesori: sono i piccoli scopritori che ieri hanno aderito alla bella iniziativa ideata dall’autrice del libro "I piccoli archeonauti alla scoperta dei bronzi di Riace", Vasiliki Vourda, e promossa dalla libreria L’Aquilone e da Laruffa Editore.
Una iniziativa gratuita, per una visita didattica "alternativa" dedicata a ragazze e ragazzi da 5-10 anni.
Risultato: un vero successo, non solo per i bimbi che hanno potuto scoprire allegramente la propria storia, ma anche per i visitatori che hanno ritrovato la gioia di vedere attività forse inimmaginabili dentro un museo fino a qualche lustro fa.
L’iniziativa riaccende la voglia di museo a misura di bambino che da molti anni è al centro, ad esempio, dell’attività della associazione nazionale "Famiglie al Museo".
Un sondaggio condotto qualche tempo fa e pubblicato sul sito "Famu" ha rilevato che le famiglie "Visitano i musei tra 2 e 5 volte all’anno (53%) preferendo la domenica mattina (37%) come momento migliore per la visita".
E che "La maggior parte degli intervistati preferiscono i Musei per tutti (85%), dove sono offerti servizi per i bambini e attività didattiche studiate per i piccoli visitatori, piuttosto che Musei dedicati esclusivamente ai Bambini (15%). Dove ci siano gli strumenti per far vivere l’esperienza del museo anche ai bambini (materiale informativo dedicato, attività specifiche per i più piccoli, etc…) (87%), piuttosto che facilities (10%) o solamente un personale accogliente con i bambini (3%). Vorrebbero la gratuità delle attività dedicate ai bambini (43%); come proposta didattica per le famiglie preferiscono la presenza di un percorso museale comune per adulti e bambini, ma con strumenti di didattica differenziati (50%); come seconda preferenza una visita guidata per famiglie, genitori e figli, per condividere insieme l’esperienza di visita (con un eventuale laboratorio successivo) (37%)".
Inoltre "Il servizio aggiuntivo che ritengono piu’ utile è la presenza di spazi aperti dove i bambini possano scaricarsi e spazi lungo il percorso espositivo apposta per loro (con sgabelli per vedere meglio o sedersi, zone relax per i bambini, etc) (72%), piuttosto che un bookshop con un’ampia selezione di libri per bambini sul tema dell’arte (14%) o un bar/caffetteria con menù specifici per i bambini, fornito di seggioloni e fasciatoi nei bagni (14%)".
Il principale motivo per cui le famiglie "non portano i loro bambini ad un’attivita’ di un Museo è per la mancanza di informazioni sull’attività stessa (40%), e in secondo luogo per il prezzo (27%)".
Per il prossimo 9 ottobre Famu (Famiglie al Museo) ha lanciato la Giornata nazionale a loro dedicata.
Il Tema della GIORNATA NAZIONALE DELLE FAMIGLIE AL MUSEO, diverso ogni anno, vuole caratterizzare la manifestazione di valori educativi supplementari da trasmettere ai fruitori dell’evento (bambini e le loro famiglie).
Per l’edizione 2016, l’Associazione Famiglie al Museo ha deciso di indire un concorso per la scelta del Tema 2016 aperto a tutti i Musei che hanno partecipato ad almeno un’edizione dell’evento.
Il Museo vincitore è stato il Museo archeologico nazionale di Firenze.
Ma c’è anche la Calabria tra i musei che si sono distinti in questa iniziativa: una Menzione Speciale è infatti andata al Museo MARCA di Catanzaro.
Questa la proposta del Marca che ha avuto la menzione speciale: "Così come volle De Coubertin, quando presentò, durante un congresso presso l’Università della Sorbona a Parigi, le sue idee che miravano a trovare un modo di avvicinare le nazioni e di permettere ai giovani di tutto il mondo di confrontarsi in una competizione sportiva attraverso la rinascita dei Giochi Olimpici, così oggi, potremmo coinvolgere bambini e ragazzi di qualsiasi etnia e credo religioso, arrivati da paesi diversi ma che quotidianamente condividono con i bambini italiani gli spazi e gli eventi che la città offre. Tutti insieme potranno così partecipare nell’ottica del “gioco” a questa “staffetta culturale”, passandosi come testimone, conoscenza ed esperienza ludica tra i musei ed i siti della città; partendo dal museo capofila questa staffetta museale potrà coinvolgere, come in una squadra, le più importanti realtà culturali del territorio; con l’unico obiettivo di educare all’osservazione, e di riuscire a riqualificare e riscrivere la storia artistica della città, dal passato alla contemporaneità, attraverso il nuovo sguardo dei bambini e dei ragazzi, all’insegna dello spirito dell’accoglienza, del confronto e della condivisione multietnica".
Per fortuna tante sono ormai le iniziative volte ad avvicinare i piccoli ai tesori del nostro (e del loro) passato.
Un esempio è il portale (con pagina social associata) Archeokids.it.
"Vogliamo raccontare l’archeologia ai bambini come si raccontano le storie di draghi, cavalieri e folletti.
Vogliamo raccontare le scoperte, i luoghi, la storia, i miti, gli uomini e le donne di oggi e di ieri, le difficoltà e le speranze, le idee e i progetti.
Vogliamo che i bambini imparino a conoscere più da vicino il lavoro degli archeologi e a percepirne non tanto l’eccezionalità ma l’ordinarietà.
Sogniamo un futuro in cui i grandi insegnino ai bambini cosa vuol dire essere cittadini in un Paese meraviglioso e ricco di storia e bellezza come l’Italia e i bambini scelgano da grandi il mestiere dell’archeologo.
Forse un giorno il loro sogno si realizzerà", scrivono Giovanna Baldasarre, Elisabetta Giorgi, Samanta Mariotti, Nina Marotta, Francesco Ripanti.
Informazione chiara e giocosa, ma rigorosa, sui temi dell’archeologia e interessanti iniziative.
Pochi ingredienti per un ottimo risultato: L’Aquilone e Laruffa ci sono riusciti a Reggio Calabria.
Un bellissimo inizio. Da cui prendere le mosse per pensare ed agire, ancora e ancora.
Prendendo spunto dall’iniziativa francese per la giornata mondiale dell’archeologia 2016 non sarebbe, ad esempio, una cattiva idea immaginare questi piccoli insieme agli archeologi, nei tanti siti che Reggio Calabria vanta, ma che spesso dimentica, e in quelli calabresi o negli scavi aperti, a sperimentare dal vivo l’emozione della scoperta.
Molte esperienze di visita con i piccoli sono state realizzate. Bisogna dunque riprenderle, rilanciarle, e andare oltre, per dare la possibilità ai ragazzi di essere protagonisti e non solo "visitatori" passivi.
Siamo certi che il segno rimarrebbe e che avremmo cittadini, domani, e magari anche amministratori, certamente più sensibili alla storia e alla bellezza di quanto oggi, con rarissime quanto illuminate eccezioni, in questa nostra Italia, non possiamo dire di avere.
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