Ritorna dirompente la polemica sugli spostamenti delle opere d’arte. Questa volta è il turno del famoso quadro “Le opere di Misericordia dipinto da Caravaggio nel 1606 per la Cappella del Pio Monte della Misericordia di Napoli.
di Francesco Alì
Lo vuole Mattarella a Roma, alle scuderie del Quirinale, nei prossimi mesi, per una mostra.
Un gruppo di intellettuali si è già mobilitato con una lettera appello al Presidente della Repubblica affinché il quadro non venga spostato.
Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni. Intanto il dibattito è aperto.
La questione dei trasferimenti delle opere d’arte è nota. Anche Reggio Calabria si è conclusa, proprio lo scorso anno, una raccolta di firme promossa dal “Comitato per la valorizzazione e la tutela dei Bronzi di Riace e del Museo Archeologico Nazionale” e sostenuta da numerosi
intellettuali ed associazioni e firmata da cittadini di tutto il mondo.
Secondo l’appello, consegnato al ministro Franceschini, “I Bronzi di Riace sono i beni
identitari del Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria come lo sono la Gioconda per il Louvre e la Venere di Botticelli per gli Uffizi, e sono altresì fragilissimi, quindi inamovibili perché a rischio rottura, come peraltro sottoscritto dagli esperti in numerose relazioni, nonché dalla commissione scientifica voluta dal ministro proprio
quando divampava la polemica sull’eventuale invio dei due guerrieri a Milano per l’Expo”.
Nel caso reggino gli studiosi e gli intellettuali sostengono che: “ Qualsiasi ipotesi di spostamento è difatti da considerarsi chiusa per sempre per due solide ragioni:
1. I due capolavori di inestimabile valore mondiale sono i beni identitari del Museo Archeologico Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria (che senza di essi perderebbe la sua più ragguardevole forza
attrattiva) e il maggiore attrattore, in simbiosi col Museo, dell’intera Calabria in tutto il mondo;
2. La loro estrema fragilità comporta un alto rischio di danni in caso di movimentazioni anche minime, documentata dalle relazioni dei Restauratori e dei Soprintendenti in oltre 40 anni e definitivamente confermata dalla Commissione tecnico-scientifica di esperti esterni e interni al Mibac nominata
nel 2014 dal Ministro Franceschini”.
Per queste due valide ragioni, dunque, non possono essere spostati dalla loro sede, che deve invece essere ulteriormente valorizzata con la totale riapertura delle sale museali”.
A chiederlo sono stati 10.789 firmatari della petizione “Proteggiamo i Bronzi di Riace!” promossa su Firmiamo.it dal Comitato per la Valorizzazione e la Tutela dei Bronzi di Riace e del Museo Nazionale della
Magna Grecia – hashtag iniziativa: #proteggiamoibronzi) e numerosi sostenitori da tutto il mondo che hanno
mostrato il proprio supporto sulle pagine social del Comitato stesso.
I numeri della petizione: 10.789 firme sul sito Firmiamo.it , oltre 20.000 condivisioni
complessive su tutti i principali social network; oltre 4.000 fans per la pagina Facebook “Comitato Bronzi di Riace e Museo Magna Grecia di Reggio Calabria”
La notizia integrale si può trovare visitando il sito su www.quellochenonho.net o cliccando di seguito http://www.quellochenonho.net/news.php?leggi=20150804123135
Se sui Bronzi di Riace la questione, al momento, sembra chiusa, sul Caravaggio che da Napoli potrebbe essere spostato a Roma siamo ancora alle fasi iniziali.
Registriamo un articolo di Paolo Conti sul Corriere della Sera dal titolo: “La lettera degli intellettuali: «Non spostate questo quadro da Napoli», l’appello per il Caravaggio. Decine di intellettuali si stanno mobilitando perché «Le opere di misericordia», dipinto da Caravaggio nel 1606 per la Cappella del Pio Monte della Misericordia di Napoli, non venga trasferito per una mostra a Roma: «perpetua inamovibilità» del dipinto”
Il giornalista del Corriere scrive che “L’appello è arrivato da tempo al Quirinale e sta animando il dibattito nei circoli e nei salotti culturali napoletani. Si tratta di una lettera sottoscritta da un gruppo di intellettuali
e indirizzata direttamente al Capo dello Stato: «Signor Presidente, Le rivolgiamo un accorato appello affinché il famoso quadro Le opere di Misericordia, dipinto da Michelangelo da Caravaggio nel 1606 per la Cappella
del Pio Monte della Misericordia di Napoli non venga improvvidamente trasferito nei prossimi mesi per una Mostra a Roma nelle Scuderie del Quirinale». L’opera è stata richiesta dalla Presidenza della Repubblica per una mostra che sarà organizzata proprio al Quirinale: la cura sarà affidata al professore Louis Godart ed avrà un chiaro legame con il Giubileo.
Conti ricorda poi che anche il Caravaggio “Fu rifiutato ad Expo. Il tema della Misericordia è infatti quello evocato da papa Francesco per il grande appuntamento cattolico. Ma ecco il testo dell’appello che ricorda come «una analoga richiesta è avvenuta nel 2014 da parte della Expo di Milano, ma in seguito alla ferma protesta dei maggiori storici dell’arte il trasferimento del dipinto non venne consentito dal ministro delle Belle Arti, Dario Franceschini».
Il documento prosegue così: «L’associazione Italia Nostra di Napoli Le ha rivolto un appello, pubblicato dal Corriere del Mezzogiorno del 12 febbraio precisando che già nel 1613 i Deputati fondatori del Pio Monte
stabilirono la «perpetua inamovibilità» del dipinto perché la stessa Cappella, sul cui altare maggiore è conservato, è stata realizzata in funzione del capolavoro del Caravaggio: l’architettura, il contesto, è complementare e inscindibile con la straordinaria opera pittorica. Confidiamo pertanto nel Suo autorevole intervento per evitare lo sradicamento anche temporaneo del grande quadro dal suo contesto. La Cappella è peraltro aperta al pubblico ed è molto visitata dai turisti presenti a Napoli». Seguono firme di illustri
intellettuali (docenti universitari, musicologi, storici dell’arte, sovrintendenti): Ferdinando Bologna, Giuseppe Galasso, Aldo Masullo, Aurelio Musi, Ida Maietta, Gerardo Marotta, Alvar Gonzales Palacios, Tomaso Montanari, Paolo Isotta, Valentina Russo, Renato Ruotolo, Gennaro Toscano e Antonio
Gargano.
Paolo Conti ricorda, infine, che “L’opera già si spostò da Napoli in occasione di importanti mostre caravaggesche (a Milano nel 1951, a Parigi nel 1965, a Londra nel 1982, e poi, nella prima metà degli anni ’80,
Washington, di nuovo a Parigi e poi a Torino). La parola passa ora al Quirinale. Sempre che arrivi una risposta ufficiale: scelta che sarebbe in sintonia con la scelta di fare del palazzo della Presidenza della Repubblica una vera Casa degli Italiani con la costante e continua apertura al pubblico, attesa da anni e realizzata finalmente sotto la presidenza Mattarella".
Per l’articolo integrale pubblicato sul corriere.it clicca qui
Sull’argomento è intervenuto anche Tomaso Montanari dalle pagine del Corriere del Mezzogiorno edizione di Napoli: “Grave errore culturale spostare il quadro di Caravaggio”
L’articolo porta la firma di Anna Paola Merone che sottolinea come “Lo storico dell’arte è uno degli intellettuali che ha sottoscritto l’appello contro il prestito delle «Sette opere di Misericordia», custodito nella cappella del Pio Monte”
Di seguito l’intervista integrale:
"NAPOLI — Spostare quel quadro è un errore culturale grave». Lo storico dell’arte Tomaso Montanari è uno degli intellettuali che ha sottoscritto l’appello contro il prestito delle Sette opere di Misericordia del
Caravaggio, sottolineando l’inamovibilità dell’opera dalla cappella del Pio Monte della Misericordia. «Ormai le cose sono andate molto avanti — dice —. E allora che questa occasione diventi una sorta di sacrificio necessario per poter dire solennemente e formalmente che l’opera si sposterà mai più. Così
potrebbe valerne la pena, potrebbe essere una felix culpa, come il peccato originale».
Un sacrificio relativo ad una mostra di grande prestigio.
«Mi rendo conto che il Quirinale si è mosso, mi rendo conto che le intenzione di Louis Godart, il consigliere del presidente Mattarella, sono nobili, ma la questione è un’altra. In Italia si possono trovare tante cornici degne, prestigiose, ma non è possibile pensare che l’unico modo per avere a che fare con Caravaggio sia spostarlo. Credo che a doversi spostare dovrebbero essere i fruitori delle opere, non i capolavori. Credo che su questo si dovrebbe concordare. Con Rutelli ministro fu stilata una lista di opere inamovibili. Lista che è poi sparita. Una di queste è il Caravaggio, conservata sull’altare maggiore di una cappello realizzata in sua funzione».
Cosa replica ai proprietari che ricordano di avere voce in capitolo su eventuali spostamenti e prestiti del dipinto?
«La proprietà privata delle opere d’arte ha limiti molto precisi. E la rivendicazione proprietaria è civilmente vergognosa e deprimente da un punto di vista culturale. Le opere non hanno padroni, ma custodi. Come ha
ben sottolineato lo stesso Papa».
Il tornaconto di un eventuale prestito servirà, si sottolinea, ad importanti opere sociali.
«L’idea di una messa a reddito del patrimonio è una idea errata. Le opere di misericordia sono anche quelle spirituali, come la promozione della conoscenza, l’educazione. Non si è misericordiosi con un’opera di diseducazione collettiva. Hanno chiesto al Papa se considerasse lecito vendere la Pietà di Michelangelo per dare i soldi ai poveri. Il Papa ha detto no, perché l’opera è di tutta l’umanità e non si può misurare tutto con il
metro del denaro. La logica è questa e forse dovremo essere indotti a ragionare su metri diversi. Noleggiare il quadro per aiutare qualcuno mette in relazione cose che in relazione non sono».
Fonte: Corriere del Mezzogiorno edizione di Napoli
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Foto dipinto Caravaggio fonte www.corriere.it
