Non è rimasto deluso chi giovedì sera si è inerpicato sulla Collina di Arghillà, coltivando l’attesa di un incontro con il buon jazz e con un gentiluomo della musica italiana.
E pienone è stato – all’Arena del Parco Ecolandia di Reggio Calabria – per il “Fabio Concato e Di Sabatino Trio”, evento che ha abbracciato legalità, musica e il sogno di chi testardamente naviga contro la corrente del “lascia fare”.
Non “lascia fare” ma fa, e sogna e continua a commuoversi – e a commuovere – Giovanni Laganà, patron di Ecojazz, che quest’anno ha lanciato il secondo live dell’edizione 2018 al fianco di Rosanna Scopelliti – figlia del giudice ucciso in Calabria – e presidente della Fondazione che ne porta il nome. Ecojazz nasceva proprio come risposta alla violenza nello stesso anno dell’omicidio – era il 9 agosto del 1991 a Piale, frazione di Villa San Giovanni – in memoria di quell’uomo che aveva sacrificato la vita per combattere le mafie. Ventisette anni di musica per non dimenticare tutte le vittime per la giustizia.
E sono ventisette anni di "Resistenza e resilienza – ha ricordato Laganà con un velato, discreto messaggio al sindaco Giuseppe Falcomatà: "Noi continuiamo a resistere, ma anche per resistere un piccolo, anche solo piccolo, aiuto serve eccome. E’ come un abbraccio, un sostegno per non sentirsi soli".
Ecojazz ed Ecolandia sono i termini di un binomio naturale e ieri questa simbiosi si è nuovamente ben confermata: sui due fronti si producono occasioni culturali e musicali di altissimo calibro (il programma 2018 del Parco e di Ecojazz sono disponibili qui).
Il concerto di Concato in jazz ne è l’ennesima conferma: guadagnano il palco i musicisti per primi. A guidare il trio un jazzista di razza, Paolo Di Sabatino, con due pezzi da novanta come Marco Siniscalco (al basso) e Glauco Di Sabatino (a batteria e percussioni).
Una intro che non lascia spazio a dubbi: “Siamo felici di essere in questo splendido posto – dice il pianista dopo il primo brano in trio – abbiamo iniziato con “La danza dei gabbiani”. La collaborazione con Fabio – racconta – nasce dal 2011 e da una mia passione. Io suono cose mie o cose di altri che sento vicine. Essendo un suo fan gli chiesi di cantare le mie canzoni. Da lì gli proposi di andare avanti, con un progetto in cui unire le sue creazioni ai miei arrangiamenti, in chiave jazz ma con un grande rispetto per i suoi brani. Ora sono sette anni. Insieme. L’anno scorso il disco “Gigi” in cd e vinile. Grande emozione condividere il palco con lui. Anche stasera: Fabio Concato”.
Ritorna al piano Paolo di Sabatino, a piedi scalzi, per sentire senza cesure fisiche i pedali del suo strumento. E Fabio Concato fa il suo ingresso sotto i riflettori, subito in sintonia con un pubblico che lo accoglie a braccia aperte e mani che fremono di applausi.
Saluta, ringrazia, si scusa per i suoi occhiali scuri che lo proteggono dalle luci abbaglianti. Entusiasta del Parco
Ecolandia (“Bello, curioso, non lo conoscevo ed è stupendo”). Per cominciare un live che si ricorderà a lungo, con il suo “Buona serata e buona musica”.
Si parte sulle note di “E’ festa”: un pianoforte che ricama trame jazz, un basso che ti prende il cuore e il Di Sabatino batterista che incastra ritmi carezzevoli sulla voce naturalmente ‘scat’ di Concato. Un dialogo fatto non di sola musica, perché il cantautore milanese è inarrestabile: humor inglese, battute, strizzatine d’occhio al proprio pubblico che non lesina urla di incitamento per l’artista che ama.
Ed Ecolandia, con il suo palco che non c’è, i musicisti a due passi dalla platea, l’arena che circonda il proscenio sotto le stelle, non potrebbe offrire migliore prospettiva per godere l’arte e l’artista.
“Alla stazione Nord” e “Guido piano”, “Nina dolce amore” e “Ti muovi sempre”: è un rewind nel tempo di ognuno e in mille storie quello che si srotola su intramontabili successi, questa volta riletti in chiave jazz. Il pubblico raccoglie l’invito a cantare. Si lascia portare. Sussurra con Concato, segue il tempo di una stella cadente che solca il cielo sopra l’Arena, ascolta in silenzio religioso le revisioni degli spartiti di Concato sulla tastiera di Di Sabatino e lungo i tasti del basso di Siniscalco, come nelle bacchette di Di Sabatino (batterista).
Bisbiglia il pubblico ed è un bel sentire: “Tienimi dentro te” e “Buonanotte a te” sono due carezze ad occhi chiusi. Fino alle lacrime, che scorrono su tanti volti, quando il cantautore si siede per la canzone che non manca mai in ogni suo concerto: “051/222525”, indimenticabile struggente storia di bambini e maltrattamenti che divenne l’inno del Telefono Azzurro.
Senza fiato il pubblico, che la canta con la voce rotta.
Per poi tornare al canto dell’amore e liberare il cuore dal peso delle violenze che la musica può aiutare a tenere presenti, denunciare e combattere.
“Domenica bestiale”, “Ritornando a casa”, “Gigi” (titolo del cd e del vinile inciso proprio da Concato con il Paolo Di Sabatino trio l’anno scorso e dedicato al papà, amante del jazz e suo mentore nella musica): si canta si sogna e si vola, ad Ecolandia. Per concludere tra “Fiore di maggio” e il bis – concesso prima ancora che richiesto – e che un generoso Concato offre a mani piene con la sua tenera e sincopata“Rosalina”.
Un tripudio per Fabio Concato e un tripudio per il grande trio protagonista della serata al pari del cantautore.
Felicità tangibile, in chi ha goduto questo live di storie e di jazz: lo si leggeva in faccia a chi faceva ritorno alla propria auto, parcheggiata fin sulla via principale di Arghillà (tanta è stata l’affluenza ad Ecolandia). Continuavano tutti a canticchiare piano, un sorriso sulle labbra. E una grande armonia, nel cuore.
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