A poche ore dal ritorno del Quadro della Madonna della Consolazione nella sua Casa sulla collina dell’Eremo, pubblichiamo qui uno stralcio dell’intervista realizzata con la soprintendente di Reggio Calabria e Vibo, Anna Maria Guiducci. Nel nostro incontro di pochi giorni fa, abbiamo voluto chiedere allo storico dell’arte che adesso guida l’ufficio periferico del Mibact in Calabria, quali attenzioni verranno poste in essere per questo quadro tanto prezioso per il culto popolare reggino, quanto delicato e pregiato per la sua antichità.
Soprintendente, rispetto ai beni culturali “mobili”, di cui è ricco il nostro territorio, uno dei più cari ai reggini e dei più preziosi (per più implicazioni, non solo artistiche ma di culto) è l’antico quadro della Madonna della Consolazione. Lo avete attenzionato, rispetto alle condizioni di salute e di buona conservazione, visto che si tratta di un’opera che viene molto maneggiata e che in passato era stata oggetto di interventi di restauro – a dire di alcuni esperti – poco consoni?
“Al di là del pezzo singolo quello della conservazione è un problema che si pone per tutte le opere. Conservazione che non deve essere troppo sanzionatoria nei confronti di questi riti importantissimi. Certo, bisognerebbe riuscire a mettere insieme le esigenze del culto con quelle della conservazione. Esaminando alcuni casi in cui non ci sono rischi estremi – perché qualche rischio nel movimentare le opere esiste sempre- ci poniamo sempre il limite di evidenze di culto che a nostro avviso vanno salvaguardate. Vanno protette infatti le opere d’arte, ma va anche custodita con cura quella famosa categoria dei beni immateriali legati alle tradizioni religiose della gente. Da qui l’esigenza di valutare di volta in volta cosa è possibile fare per salvaguardare entrambe le necessità. L’obiettivo è quello di affrontare il tema della protezione dell’opera durante tutto l’anno, al di là dei pochi giorni in cui si fanno gli spostamenti. Questa si ottiene attraverso la creazione di un microclima adatto e studiando sistemi attuali per proteggere l’opera anche durante il bagno di folla cui viene sottoposta nel culmine delle feste”.
Questi sistemi, soprintendente, di cui queste opere dovrebbero dotarsi, hanno anche dei costi onerosi. Chi dovrebbe farsene carico? La proprietà, e dunque in questo caso la diocesi?
“Dovrebbe farsene carico l’ente proprietario, sì. Chiarendo che il nostro ufficio di tutela è sempre disponibile a offrire tutti i supporti necessari, so anche che qui c’è molta collaborazione con gli enti locali o regionali. Loro potrebbero supportare economicamente una operazione che in fin dei conti riguarda la collettività”.
Come si procede per mettere l’opera in sicurezza?
“Una volta fatto il controllo di sicurezza preliminare sul quadro (e ovviamente noi continueremmo sempre con il monitoraggio), e constatato che non ci siano sollevamenti del colore o spaccature o fenditure nel legno, si mettono in atto tutte le altre precauzioni che permettono di seguire lo stato dell’opera con criteri attenti durante tutto l’anno. E si tratta di precauzioni semplici. Occorre creare magari un ambiente, una teca per semplificare, con un controllo microclimatico all’interno che riguarda soprattutto l’umidità relativa, per evitare i grossi sbalzi ed i movimenti delle fibre lignee, che sono quelli che provocano i maggiori danneggiamenti. Attenzione, monitoraggio e una lettura preventiva delle cure da mettere in atto quando l’oggetto deve essere spostato, meglio se sotto gli occhi di chi queste cose le segue da esperto, cioè un restauratore, insieme a noi: questa la trafila da seguire. Gli enti proprietari mi sembrano molto sensibili a questo tema. Io sono stata a Seminara a vedere la Madonna dei Poveri: il restauro è stato fatto molto bene con tutti gli accorgimenti e tuttora la Vergine viene venerata, ma anche coccolata dalla popolazione, molto attenta a tutto quello che succede. Su questo versante ho trovato molta voglia di fare e molta attenzione dalle amministrazioni locali e dalle diocesi”.
Come si potrebbe proteggere l’opera senza intaccare il culto e la tradizione? Per esempio durante il rito che prevede di maneggiare il Quadro e il montaggio repentino sulla Vara?
“Penso che si dovrebbe arrivare a una mediazione, chiedendo di non toccarlo più direttamente con le mani ad esempio. Capisco che il tema di usare una copia è escluso perché invaliderebbe il significato del rito, ma bisognerebbe fare in modo (e noi in qualche caso lo abbiamo fatto altrove, come alla Pinacoteca Nazionale di Siena) di evitare il contatto diretto delle mani con l’opera, attraverso una specie di inscatolamento – che è poi una teca trasparente fatta in una certa maniera – che consenta di non interagire con l’opera”.
La comunicazione è determinante: noi reggini sappiamo quale sia la valenza religiosa di questa effigie per la città e i fedeli…
“A mio parere, se si comunica il rischio emerge poi anche quel sentimento popolare di protezione nei confronti di quell’effigie che è oggetto di venerazione e di culto, per cui l’operazione di messa in sicurezza viene condivisa, compresa e supportata, come è successo a Seminara. In quel caso si accettano anche le prescrizioni che – attenzione – non sono mai divieti, ma misure per garantire la conservazione migliore dell’opera. Paradossalmente tutto questo settore è stato poco coltivato dall’ufficio, perché prima della riforma non c’era una competenza specifica qui sul territorio. Adesso si è attivato e noi abbiamo il dovere della tutela di tutte queste opere. Si può lavorare bene e sto trovando molta disponibilità. Sono certa che riusciremo a mettere insieme benissimo l’esigenza di conservare al meglio questo patrimonio con tutte quelle forme di culto che al pari delle opere vanno rispettate e tutelate con cura e rispetto”.
Oggi alle 15,30 il Quadro della Madonna della Consolazione, portato a spalla dai Portatori della Vara, lascerà la Cattedrale di Reggio Calabria per raggiungere in processione l’Eremo, dove rimarrà fino al prossimo settembre.
©La riproduzione di testo e immagini è riservata
