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Di Jazz, di vento, di libertà: si apre con la preghiera a Eolo il Festival di Cortale sulla chiesetta del Cinquecento

30 Gen 2016 | Archivio

Si affiderà al suono di una tromba la rituale “Preghiera a Eolo”.

Al dio del vento si chiederà, sul tetto di una antica chiesa del V secolo d.C., di placare la sua voce, per soli due giorni, e di lasciare spazio all’altra voce della libertà, la voce del Jazz.

Le suggestioni di “Jazz&Vento”, il festival giunto alla sua quattordicesima edizione e pronto a partire il 6 agosto a Cortale (Catanzaro), sono già tutte racchiuse in questo mitologico cerimoniale che da qualche anno inaugura la rassegna.

E adesso un’altra edizione imperdibile: il 6 agosto, con un grandissimo Danilo Rea in trio con i ritrovati “Doctor 3” (leggi l’intervista http://www.quellochenonho.it/737/a-tu-per-tu-con-danilo-rea-il-jazz-viene-dall-rsquo-anima.html).

Il 7 agosto un altrettanto eccezionale live porterà a Cortale Kenny Garrett, storico sassofonista di Miles Davis.

Due date, due diamanti, per Jazz&Vento 2017, che cammina sulle gambe di una storia robusta e incantevole come una fiaba.

Ce la racconta Franco Suppa, trombettista di razza e anima di questa longeva rassegna; colui che la ideò per poi coltivarla e farla crescere in qualità di direttore artistico.

Un inusuale binomio, Jazz&Vento. Da dove viene?

“Cortale si può definire il “Paese del Vento”. Qui il vento soffia 365 giorni all’anno. in tutte le sue sfumature, il vento è musica. Ed io suono uno strumento a fiato. Nel 2006 venne anche inaugurato vicino Monte Contessa il primo parco eolico. In quella fase nacque il vero e proprio Festival. Io avevo anticipato anni prima nel titolo di questo appuntamento le caratteristiche di questo luogo:  jazz e vento, appunto. Ed io sono sempre stato attratto dalla libertà della musica, e dalla libertà del vento”.

 

Ti stava stretto il pentagramma…

“Sin dai miei studi classici a volte mi prendevo delle libertà. Ma mi capivano e mi lasciavano fare”.

 

Parliamo di questo rito particolarissimo al dio del vento. Una storia suggestiva e originale: ci dici come è nata?

“È un canto lirico propiziatorio a Eolo. Il festival è dedicato a lui, tuttavia dobbiamo chiedergli di stare buono in quelle sere. Allora abbiamo scelto il luogo-madre da cui nasce il borgo. È un posto magico, dove si trovano i resti di una chiesa del Cinquecento dopo Cristo. Lì c’erano dei monaci e anche un boschetto bellissimo con una atmosfera che ci fa ritornare indietro di secoli. I resti di questa chiesa si trovano nella zona bassa del borgo, da cui si apprezza Cortale da una parte e il Golfo di Lamezia dall’altra. Io salgo sul tetto della chiesetta e invoco Eolo, suonando la tromba rivolto verso il mare e le Isole Eolie (il video è in fondo alla pagina, nda).  Quest’anno lo rifaremo in costume. Con questa processione pagana porto in processione la tromba, simbolo del vento, all’interno di un agriturismo, perché i resti della chiesetta sono allocati in questa struttura, la Pellegrini Venuti, adesso privata e i cui proprietari ci ospitano sempre, con orgoglio e generosità. La sera del 6 agosto alle 18,30 al calar del sole, guardando il mare, suonerò finché il sole scomparirà nell’acqua, e in quel momento si aprirà ufficialmente il festival, con il concerto di Danilo Rea”.

La storia di questo festival coincide con la tua lunga e importante storia musicale. Ce la racconti?

“Questa idea di organizzare un Festival del Jazz a Cortale nacque negli anni Novanta. Io avevo allora una jazz band itinerante, la Binghillo Blues Band, ancora attiva. Quest’anno ricorrerà il trentennale della sua nascita ed anche i trent’anni della morte di Jaco Pastorius, mio riferimento musicale da sempre cui il festival è dedicato.

Io sono trombettista, in primis, e poi polistrumentista, ma ho sempre provato una forte attrazione per le “corde”. Pensa che i miei figli si chiamano Jaco, per Pastorius appunto, e Niccolò, per Paganini.

Bei nomi e begli omaggi…

“La mia vita è un omaggio alla musica. Ed anche questo festival vuole esserlo. In particolare un omaggio alla libertà, nella musica, dunque al Jazz. Nell’87 nacque la nostra prima formazione, la Binghillo Blues Band, finché nei primi anni Novanta mi capitò di suonare con l’Orchestra guidata dal grande Giorgio Gaslini, in quell’anno  a Catanzaro per dirigere “L’opera da tre soldi”. Fu un incontro determinante per ciò che sarebbe successo dopo.

Gaslini mi invitò alle riunioni dell’Ami, Associazione musicisti italiani. A Siena si riuniva questa associazione ed io mi presentavo con la mia Jazz band, forse una delle prime, la prima al Sud certamente, che fosse anche itinerante. Con la band abbiamo suonato per anni e resiste ancora.  In quel periodo, poi, si tenevano anche 100 concerti l’anno. Ci chiamavano per i Festival. Ecco, la chiave di Jazz&Vento a Cortale è proprio nelle partecipazioni alle riunioni di Siena. La nostra politica, a quel tempo, era quella di creare una rete di festival in Italia in cui poterci esibire scambiando esperienze. Fu lì che conobbi Paolo Fresu”.

 
Una lunga amicizia, quella col trobettista sardo…Nacque con Fresu l’idea della rassegna?

“L’idea sì. Paolo organizzava il suo festival a Berchidda. Mi invitò (vedi foto, ndr) e scoprii un paese molto simile a Cortale, tuttavia divenuto punto di riferimento per il jazz. Suonai al festival di Fresu, con la mia band, e realizzai che anche noi avremmo potuto fare qualcosa di simile. Nel ‘97 capii che i tempi erano maturi. All’epoca l’amministrazione accolse l’idea. Nella nostra jazz band c’erano i musicisti di Cortale, ma anche di tutte le province calabresi. E questo ricambio continuo ne è stato il segreto della longevità, pur mantenendo uno zoccolo duro, con me alla tromba, Luca Tolone a contrabbasso chitarra banjo e, nella band itinerante, anche alle percussioni, ed ancora Joy De Vito, chitarrista grandissimo con cui suono anche in duo. Due musicisti molto versatili anche nella Binghillo Blues Band, che nella formazione da strada diventava “On the road jazz band. Il Festival nasce dalla nostra band e dalla sua esperienza”.

Siete stati pionieri, insomma. All’epoca il jazz in Calabria aveva pochissime espressioni consolidate, forse solo Roccella. Quali artisti si sono susseguiti negli anni a Cortale?

“Il festival inizia ufficialmente nel ’98, inaugurato da Giorgio Gaslini, scomparso da qualche anno. Aveva grande stima di me e ci ha sostenuti. C’è una presentazione sul primo disco scritta da Gaslini che per noi è un vero manifesto.  Da lì tra gli altri, Stefano Di Battista, Paolo Fresu, Enrico Rava, Ludovico Einaudi, Gianluca Petrella, Francesco Bearzatti, Billy Cobham, Franco D’Andrea, Fabrizio Bosso, Giovanni Guidi, Dado Moroni, Rita Marcotulli, Gabriele Evangelista, Giovanni Falzone, Eivind Aarset, Paolino Dalla Porta, Luciano Biondini, Cuong Vu (Pat Metheny Group), Danilo Gallo, Zeno De Rossi, Francesco Bigoni, Tino Tracanna, Raffaele Casarano, Luca Aquino, Gigi Cifarelli, Gabriele Mirabassi, Richard Galliano , Barbara Casini, Javier Girotto, Peppe Servillo: sono venuti tutti”.

Per sei anni però c’è stata una pausa. Come mai?

“L’amministrazione subentrata congelò il festival. Sei lunghissimi anni. Io tuttavia continuavo a suonare con la jazz band e altri gruppi. Finalmente il Festival venne poi ripreso, nel secondo mandato della stessa amministrazione, perché si capiva che era una realtà importante. Con i giovani di una Consulta municipale si lanciò una edizione autunnale. Una scelta, sempre legata alle radici di questa rassegna e al vento”.

 

Quindi dal 2006 rinasce il festival e non si ferma più. Lo hai sempre diretto artisticamente?

“Io l’ho fondato. Poi, per un mio modo di essere, ho deciso di rimanere dietro le quinte finché sono stato richiamato alla direzione. E ovviamente per me è stato un piacere, perché avevo ed ho a cuore che questo festival viva e porti a Cortale la migliore musica, il migliore jazz.

 

Dunque attraverso la musica Cortale è entrata nei circuiti nazionali del Jazz. Da qui queste partecipazioni di assoluto rilievo. Parliamo di questa edizione che sarà aperta da Rea e i Doctor3…

“Saranno due date, una edizione con due artisti che amiamo. Da molti anni mancava un pianista e allora ho pensato a Danilo Rea, che amo perché è un po’ come me. Ama la melodia. Noi jazzisti facciamo cose strane ma dalla bellezza di una melodia non si può prescindere. Da lì si deve partire per andare oltre e trovare nuovi orizzonti, la melodia è il terreno da cui partire per un viaggio e una scoperta nuova, fatta di emozioni. Non siamo legati a nulla, viene tutto sul momento. Ma meno male che abbiamo una melodia, che è punto di partenza. Questo ritorno dei Doctor 3, poi, diventa una occasione imperdibile per un concerto da ricordare”.

Il sette agosto un altro grande del genere: Kenny Garrett.

“Kenny Garrett l’ho scelto perché da trombettista non posso non essere grande estimatore di Miles Davis. Garrett ha suonato con Miles Davis per cinque anni con concerti dal vivo strepitosi. Ha una capacità di improvvisare che ti lascia senza fiato. Ricordo le sue perfomance nei concerti e nei dischi di Davis, è uno dei più grandi sassofonisti al mondo e ho avuto la possibilità di averlo, concludendo un vero affare (ride)”.

Per il futuro quali sono le prospettive?

“Il festival deve crescere sempre più e magari con edizioni più lunghe, come agli esordi. Noi siamo finanziati solo dall’amministrazione comunale. Adesso vogliamo fondare una associazione per poter accedere anche ad altri sostegni ma soprattutto diventare autonomi e capaci di portare avanti questa realtà preziosa al di là dei cambi di guardia e delle alterne vicende del mondo. Le idee non mancano. Posso dire di conoscere tutti i jazzisti italiani. Una rete musicale forte e Cortale è la location ideale. Adesso usiamo la piazza centrale, bellissima, con una buona acustica. Ma tutto il paese, col borgo antico, è fantastico e potrà diventare una sorta di torta musicale, come a Perugia. E quest’anno ci sarà anche un omaggio artistico a questa edizione. Lo scultore Carletto Marinaro ha realizzato un’opera per omaggiare Pastorius e la Binghillo Blues Band, con le tre B poste alla base della scultura. L’opera sarà esposta nella piazza come installazione-omaggio per i giorni del Festival, illuminata da un faro.

 

Non resta allora che augurare a Cortale buona musica e buon vento, a partire da questi anniversari…

“Grazie. Vi aspettiamo tutti. Per pregare insieme Eolo e per far crescere sempre di più il nostro Festival, che è un inno all’arte, alla libertà e al grande, intramontabile Jazz”.

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