Grandi teli in geotessuto con sopra sabbia o argilla: sarebbe bastato questo per evitare l’indecoroso stato in cui in questi mesi si è ridotto il più imponente (ed importante) rinvenimento archeologico degli ultimi decenni a Reggio Calabria. Lo aveva richiesto a più riprese, la soprintendenza di Reggio Calabria a Palazzo San Giorgio, ma nulla si era mosso.
Oggi, finalmente, dal Comune verso gli uffici di Palazzo Piacentini è stata inoltrata la richiesta di parere positivo per la copertura degli scavi di Piazza Garibaldi. Parere immediatamente fornito, ed anche con sollievo, visti i ripetuti appelli (che risalgono all’anno scorso e reiterati fino a pochi giorni fa) perché i resti nei tre saggi fossero custoditi e conservati in modo idoneo.
SI legge a chiare lettere nelle missive intercorse tra i due enti, infatti, che più volte era stata sollecitata questa semplice misura “per assicurare la conservazione di quanto emerso e per mantenere il decoro dell’area”.
E’ sufficiente tuttavia affacciarsi tra le grate della recinzione, ancora adesso, per notare come il foro sul podio romano, che avrà ospitato in passato un monumento funerario o una statua di chissà quale valoroso cittadino, sia ridotto ad una pozzanghera verdastra, con non meglio identificate accozzaglie galleggianti. Per non parlare di erbacce e ogni sorta di pattume che ricoprono buona parte dei reperti, come denunciato da mesi da più parti.
Uno spettacolo non solo indecente, ma offensivo, se si pensa al valore di quanto emerso, tanto da farlo definire, nella relazione della soprintendenza, “di fondamentale importanza scientifica, per la ricostruzione della topografia antica e della storia urbanistica della città”.
Ed ecco cosa succederà adesso.
Gli scavi saranno finalmente messi in sicurezza (si spera in tembi brevi) con questi teli e una copertura di sabbia o argilla. Nel frattempo, come annunciato dall’assessore comunale Angela Marcianò, si è dato l’ok al protocollo d’intesa tra Palazzo San Giorgio e la soprintendenza per “la redazione del progetto (di scavo), il coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione e per la direzione dei lavori”.
Protocollo che, appena controfirmato, sarà operativo. I tempi saranno comunque lunghi.
La soprintendenza ha già emanato un decreto di vincolo archeologico su tutta l’area interessata dai rinvenimenti ed anche su alcune porzioni delle vie adiacenti piazza Garibaldi (via Aspromonte, parte del Corso Garibaldi, via Barlaam, via Caprera), ed ancora sull’area interessata dall’edicola.
Si dovranno ancora attendere circa due mesi perché il vincolo divenga efficace. Questi i tempi di legge.
A quel punto si potrà iniziare a lavorare ai nuovi scavi, compatibilmente con le risorse che il Comune intenderà investire per questa operazione e alla loro relativa disponibilità.
Il Parco archeologico di Piazza Garibaldi non si farà in un batter di mani, insomma. Ma proprio per la complessità dell’operazione, sarà l’amministrazione comunale a dover stabilire tempi certi e step precisi.
La copertura degli scavi preserverà almeno da intemperie e villani la città antica che, salva grazie a qualche millennio trascorso sotto terra, non merita certo ora di soccombere per colpa della crisi economica o, peggio, della lentezza amministrativa.
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