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Quello che (ancora) non ho è “un’ora d’amore”. Ma adesso potrò averla. Se non mi girerò dall’altra parte. L’educazione sentimentale arriva alla Camera, con Celeste Costantino

30 Gen 2016 | Archivio

 

 

di Antonietta Catanese

 

Quello che (ancora) non ho è “un’ora d’amore”. Ma adesso potrò averla. Se non mi girerò dall’altra parte.

 

Un’ora. D’amore.
Due parole semplicissime.
Si può anche tradurre in “Educazione sentimentale”.
Così sembra un po’ più complicato, ma non lo è affatto nella sostanza.
 

Educazione è gentilezza.
È attenzione. È non pensare che so tutto io. È lasciare spazio all’altro o all’altra, lasciarle il “passo”, in alcuni casi.
 

Educazione è rispetto profondo. Profondo perché non lo senti solo sulle labbra, ma lo senti che si muove nel tuo stomaco come se dovesse farti uscire da dentro una cosa che non sapevi neanche di avere. 
 
 

L’educazione è quella cosa che non ti fa agire in un certo modo perché  devi “fare bella figura”.
Ma perché sai benissimo (tu sei una persona intelligente) che l’altro è lo specchio di un te, diverso da te.
È lo specchio di quello che, se anche non sei, avresti potuto essere.
 

Semplicemente perché tu e l’altro siete uguali. Due esseri umani. Semplicemente.
 

Su questa terra tonda, dove tutti cerchiamo “qualcosa”, siamo tutti accomunati da due dettagli: non sapere da dove veniamo e dove andiamo.
 

Perché tutti insieme?
Forse perché, per andare dove dobbiamo andare, dobbiamo farlo “insieme”.
Soprattutto insieme a chi non “è” come me o come te o come lui, piuttosto che
in un mondo di noiosi replicanti dello stesso grigio colore.

 

“Sentimentale”.
Educazione sentimentale.
Educazione al sentimento.
 

Sentimento non è una cosa brutta.
Non è idiota svenevolezza.
Sentimento è quella cosa che ti fa sentire che sei (ancora) vivo.
 

È quel movimento, quella spinta, che ti porta verso l’altro ( e verso l’alto).
Con una disposizione d’animo positiva e accogliente.  

Il sentimento è quando sei vivo e senti ancora qualcosa.

 

Un’ora d’amore a scuola, dall’altro ieri, non è più (solo) un progetto.

Dall’altro ieri “L’educazione sentimentale” è arrivata in un posto davvero importante: la Camera dei Deputati.

 

Ma prima, per far arrivare alla “Camera” questo disegno (di far andare i bambini a scuola a studiare “L’educazione sentimentale”), tante persone si sono messe assieme e hanno fatto sapere che loro vogliono questa ora di amore a scuola.

L’idea l’ha avuta una ragazza.
Si chiama Celeste.
Celeste ha gli occhi azzurri e i capelli biondi. Chi la conosce lo sa che lei è proprio così come la vedi. Autentica.
 

Celeste, che lavora nella grande casa dove si organizza il Paese, ha iniziato ad andare in un sacco di città. A “parlare” con la gente. Insieme a tanti amici che la pensano come lei e che non si fermano mai.

Celeste parla tantissimo e sorride con gli occhi.
Perché è questo che si fa quando si deve risolvere un problema: si deve parlare. E sorridere. Con sincerità.

Celeste un sacco di gente l’ha sentita. Tanti non l’hanno voluta incontrare, ok, ma Celeste lo sa che non bisogna arrabbiarsi per questo.

Ed ha continuato a parlare e a parlare.
A parlare di “un’ora d’amore”.
E di educazione sentimentale. Nelle scuole.

 

E allora la gente, che non è scema e che sa che un’ora d’amore è una cosa giustissima e bella per sè e per i propri figli, le ha detto “Sì, dai! Facciamolo”.
 

E per far vedere a Celeste che non scherzava, questa gente ha firmato un foglio che dice: “Voglio anch’io” che mio figlio e mia figlia, a scuola, studino anche cosa significa “amare” e come reagire se provo rabbia fortissima quando la mia compagna di banco non vuole più giocare con me e vuole giocare solo con l’altro mio compagnetto.

 

Studiare: proprio come con la matematica l’italiano e la ginnastica. Come si reagisce a un rifiuto, anche il più doloroso che sembra strapparti il cuore e le vene. Come si reagisce. Perché magari può succedere che non lo so. Lo voglio imparare. E voglio che lo imparino i miei figli”.
 

Allora Celeste ha preso tutti questi fogli, con le firme di tutte le persone che in tante città le hanno detto sì e li ha portati alla Camera.

 

Lì hanno visto che erano davvero tanti e hanno deciso che adesso, dopo che Celeste ha parlato con tanta gente, si parlerà anche in questa grande casa di come organizzare quest’ora d’amore.

E se si riuscirà a organizzare bene e a mettere tutti d’accordo allora "l’ora di amore" si farà.
 

E tuo figlio o tua figlia, tornando da scuola, ti dirà che per domani dovrà studiare cosa significa che, se il mio compagno vuole giocare con le bambole, io non ho il diritto di prenderlo in giro, o di spingerlo nell’angolo per “fargli capire” che io sono giusto e lui no, che io sono forte e lui no, che io sono intero e lui è metà.

 

 

Che, se la mia compagna mi dice che non vuole stare più con me, io non ho il diritto di spaccarle la testa, no. Che devo tenermi il mio dolore e rispettare la sua libertà di continuare a camminare senza di me, anche se fa male e anche se mi sembra ingiusto e tremendo e impossibile.
 

 

Che se il mio amico ama il suo amico non succede nulla di strano o alieno. Semplicemente “ama”. Semplicemente vive. Semplicemente segue se stesso.

 

E nessuno deve pensare di poterglielo impedire.
Nessuno deve pensare di poterlo umiliare.
Nessuno deve pensare di poterlo fermare o di essere “meglio” di lui.
Perché lui (o lei) sono proprio l’altra faccia di te!

 #1oradamore

 

 

Celeste Costantino, ritornata da questo lungo viaggio in cui ha parlato, parlato, parlato con un sacco di gente, adesso ci racconta cosa ha visto, cosa ha sentito e cosa succederà adesso alla Camera.

E cosa ancora resta da fare (tantissimo) per avere un’ora d’amore

 anche a casa nostra.

 

 

“Oggi inizia in Commissione istruzione e cultura della Camera dei deputati l’iter sull’introduzione dell’educazione sentimentale nelle scuole.
Una giornata storica per tutti noi che abbiamo creduto in questa proposta di legge e abbiamo continuato a fare pressione dal basso affinché venisse discussa in Parlamento.
 

Siamo davvero all’inizio. Il percorso è ancora lungo e bisognerà vigilare affinché non vengano ulteriormente dilatati i tempi. Un dato però c’è e ce lo dobbiamo rivendicare tutti insieme: finalmente il Parlamento discuterà di “prevenzione” – e non soltanto di leggi punitive e securitarie – alla violenza maschile sulle donne, all’omofobia e al bullismo.
 

In tanti c’avevano provato negli anni. Noi siamo gli unici ad esserci riusciti. Perché? Perché questa proposta di legge, fin dalla sua scrittura, si è avvalsa di una cosa fondamentale: la partecipazione. Dall’ascolto delle operatrici dei Centri antiviolenza (Cosenza, Napoli, Padova, Potenza, Ferrara, Catania, Bologna, Pesaro, L’Aquila, Pescara, Pordenone, Roma, Latina, Casal di Principe) che sono andata a visitare nel viaggio che ho chiamato #RestiamoVive; ai suggerimenti che mi sono arrivati da insegnati, dirigenti scolastici, associazioni, cooperative, movimenti, case editrici, giornalisti, psicologi e pedagogisti.
 

Grazie all’associazione daSud e a Change.org, ormai tre anni fa lanciammo la campagna #1oradamore: era un modo per far conoscere la proposta di legge e per sostenerla affinché non venisse lasciata in un cassetto come purtroppo avviene alla stragrande maggioranza delle proposte di iniziativa parlamentare.

In più, il pericolo – rispetto all’educazione sentimentale – era che il tema in sé venisse cassato perché considerato tema sensibile, questione “etica” su cui è bene non legiferare. Di solito ci si appella a queste argomentazioni per scongiurare le decisioni.
 

Oggi siamo di fronte a una nuova sfida. Teniamoci pronti a parare i colpi di una discussione che non sarà affatto facile. Che ripercorrerà in parte quel discorso pubblico agghiacciante che abbiamo già ascoltato con le Unioni civili e la Step child adoption e che vedrà al centro il fantasma della teoria del gender, con tutte le falsità che ne conseguono: masturbazione in classe dei bambini, indottrinamento ideologico, sponsorizzazione dell’omosessualità e transessualità e tante altre amenità affini.
 

Noi invece manterremo la barra ferma sullo spirito, sull’obiettivo della legge e sulle numerose esperienze che già esistono nelle scuole italiane e alle quali ci siamo ispirati per condurre questa battaglia culturale. Una su tutte: l’associazione Scosse. Grazie a loro lavoro su Roma e grazie anche al festival che promuovono “Educare alle differenze”, arriviamo a questo appuntamento forti di una pratica già consolidata, attivata nel tempo, che ci racconta come il Paese è più avanti della politica. Cioè quello che noi proviamo a sancire in un testo di legge esiste già: il problema è che solo alcuni bambini e alcuni ragazzi hanno la fortuna di averne accesso. Con questa legge, invece, rendiamo organico e strutturale un modello di insegnamento che, laddove è stato fatto, ha prodotto risultati importanti. In Italia come in Europa.
 

Non a caso la Convenzione di Istanbul caldeggiata dalla Presidente della Camera Laura Boldrini, votata all’unanimità ormai tre anni fa, chiedeva nell’articolo 14 agli Stati ratificanti di inserire l’educazione all’affettività – prima si chiamava educazione sessuale – nelle scuole di ogni ordine e grado. L’hanno riconosciuta necessaria tutti i paesi del nord Europa a partire dagli anni 50. Poi, a cascata, tra la fine degli anni 60 e l’inizio dei 70, l’hanno assunta anche la Germania, la Francia, l’Olanda, il Regno Unito, la Spagna. Lasciando l’Italia e la Grecia come unici Paesi in cui nulla in termini normativi è mai stato fatto.
 

Adesso, e lo vedremo, sembra sia arrivato anche il nostro momento e nessuno pensi che tutto si gioca in Parlamento. Non è finito lo sforzo con cui avete contribuito a questo primo successo. La pressione affinché non venga snaturata “troppo” la legge ci deve vedere di nuovo tutti impegnati. Bisogna vigilare e monitorare il lavoro istruttorio. A partire dall’adozione del testo base. La nostra legge non è l’unica ad essere stata presentata in questi anni: ci sono proposte che vanno da Forza Italia al Pd, passando per il Movimento 5 stelle. Siamo consapevoli che l’ora dedicata all’educazione sentimentale sarà molto difficile da portare a casa, ma ci sono dei punti sui quali ci deve essere grande fermezza: formazione a tutti gli insegnanti e libri di testo.
 

Chi fa la formazione? C’è un elenco sterminato. Dimentichiamo che anche in Italia sono arrivati nelle accademie universitarie i corsi di laurea in gender studies materia in sé già multidisciplinare esattamente come multidisciplinare deve essere l’approccio alla prevenzione e al contrasto alla violenza. Tre filoni vanno seguiti: educazione sessuale, educazione civica, educazione di genere. E poi l’esperienza pratica da cui poter attingere che sono appunto i centri antiviolenza e le associazioni che in questi anni questo ruolo di formatori l’hanno già assunto.
 

Quali libri di testo? Anche qui l’elenco è sterminato. Bisogna far seguire il codice Polite e bisogna dare spazio alla lettura e alla letteratura di genere.
 

Battaglie coraggiose sono state intraprese in questi anni, penso a quella della consigliera comunale di Venezia Camilla Seibezzi che dopo aver portato delle favole che tengono conto dei cambiamenti sociali se l’è viste come nei peggiori periodi oscurantisti bandite dalle biblioteche della città per decisione del Sindaco. E tante tante realtà – piccole e grandi – che sono state capaci di produrre e diffondere la cultura della realtà.
 

Oggi ci dobbiamo riconnettere ancora una volta. E farlo però non più in una condizione di debolezza ma di forza perché il primo risultato lo abbiamo prodotto.

 

L’associazione Frida Kalho di Marano (Napoli) con alla testa Stefania Fanelli che, generosamente, a spese proprie, ha prodotto 10.000 cartoline per chiedere al Governo di discutere la proposta di legge può dire a se stessa di avere vinto. Di esserci riuscita. Ma adesso ci aspetta un altro step non meno faticoso e va seguito con attenzione.
 

I mezzi e gli strumenti per osservarlo direttamente e in trasparenza esistono: gli stenografici del lavoro in commissione attraverso il sito della Camera e le dirette video dell’aula; la comunicazione costante dei parlamentari del gruppo di Sinistra Italiana con un attenzione maggiore chiaramente da parte mia che sono la prima firmataria e da parte di Annalisa Pannarale che seguirà il provvedimento in commissione; il lavoro di diffusione che metteranno i campo le compagne che hanno dato vita a Pink Factor Elettra Deiana, Cecilia D’Elia Riviello, Elisabetta Piccolotti, Maria Pia Pizzolante, Giorgia Serughetti; le giornaliste e i giornalisti che si sono sempre occupati del tema come Loredana Lipperini, Riccardo Iacona, Raffaele Lupoli, Giacomo Russo Spena, Michele Cucuzza, Roberto Moliterni, Giovanna Pezzuoli e tutto il blog della 27a ora del Corriere della Sera, Zeroviolenza, Leggendaria, Maria Fabbricatore di Fimmina tv, Luca Sappino, Angela Azzaro, Laura Eduati, l’Huffigton Post; gli artisti che hanno prestato professionalità e sostegno alla causa come Gustav Hoffer e Luca Ragazzi che hanno girato il video clip #1oradamore o come Serena Dandini, Lunetta Savino, Paola Mina Privato Minaccioni che hanno firmato l’appello; il teatro Rossi di Pisa che mi ha accolta sul palco ed Elena Fazio e Angela Sajeva che l’hanno portata in scena; l’associazione Carminella e Amore e psiche che l’hanno portata dentro l’Università; il Pride di Palermo che è stato il primo a crederci e a volerci dedicare una giornata intera e così poi tutti i movimenti GLBT che hanno portato avanti questa battaglia; le famiglie arcobaleno e l’Agedo; le forze dell’ordine come il Commissariato di Torpignattara, che ha promosso insieme a Leonardo Loche al Liceo Immanuel Kant iniziative di approfondimento sul tema. In tre anni ho fatto centinaia di iniziative, di presentazioni di questa legge in cui ho incrociato le esperienze più diverse, di questo devo ringraziare in gran parte Sinistra ecologia e libertà, quelle compagne e quei compagni sui territori che c’hanno creduto ed hanno fatto nelle proprie realtà un lavoro straordinario. E in ultimo Nicola Fratoianni coordinatore nazionale di Sel, che non mi ha fatto mancare mai il suo supporto, e il capogruppo Arturo Scotto, che ha spinto per farla calendarizzare.

Ecco ci siamo, adesso tocca davvero a noi. Ci sarà da divertirsi".

  

Celeste Costantino

Deputata Sel.

Commissione Affari costituzionali.

Capogruppo in Commissione Parlamentare Antimafia.

Si occupa di diritti e fa  parte dell’associazione "daSud" 

 

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