{"id":584,"date":"2018-04-29T14:31:48","date_gmt":"2018-04-29T14:31:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quellochenonho.news\/?p=584"},"modified":"2020-07-20T17:40:59","modified_gmt":"2020-07-20T17:40:59","slug":"la-miccia-della-liberazione-a-cominciare-dal-centro-da-reggio-calabria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.quellochenonho.news\/index.php\/2018\/04\/29\/la-miccia-della-liberazione-a-cominciare-dal-centro-da-reggio-calabria\/","title":{"rendered":"La miccia della Liberazione. A cominciare dal centro. Da Reggio Calabria"},"content":{"rendered":"\n<p> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"35\" height=\"18\" class=\"wp-image-573\" style=\"width: 35px;\" src=\"https:\/\/www.quellochenonho.news\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/icona-autore-ospite.png\" alt=\"\"> di <strong>RANIERO LA VALLE<\/strong>*<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00c8 una grande giornata di pace. Perch\u00e9 il 25 aprile 1945 non solo fin\u00ec una guerra, ma si apr\u00ec una nuova pagina della storia d\u2019Italia e della storia del mondo. Noi siamo dentro questa pagina, e ora la dobbiamo scrivere a partire da questo vero centro del mondo che \u00e8 oggi il Mediterraneo, che deve essere un mare di pace e non di afflizione.<\/strong><br><strong>Per questo non \u00e8 solo un grande onore, ma una gioia per me celebrare la Liberazione qui a Reggio, e non, ad esempio, a Milano, dove soffi\u00f2 il vento del Nord, o a Roma dove la nuova Repubblica prese inizio. Perch\u00e9 celebrarla qui a Reggio vuol dire cambiare prospettiva, guardare le cose dal futuro, da dove i problemi massimamente si pongono, da questo bacino del Mediterraneo dove la nostra civilt\u00e0 \u00e8 nata, e ora deve ripartire per portare a pienezza la civilt\u00e0 stessa del mondo.<\/strong><br><br>Come ci ha detto la splendida partigiana Anna Cond\u00f2, noi oggi prima di tutto abbiamo un&nbsp;<strong>dovere della memoria<\/strong>. La memoria per\u00f2 non \u00e8 un deposito dove sono ammassati inerti i fatti del passato, ma \u00e8 una miccia che accende il presente, che lo fa muovere e vivere; la memoria non \u00e8 conservatrice, \u00e8 sovversiva. Per questo ci sono ancora i partigiani. Noi infatti riceviamo il passato come dono, mentre viviamo il futuro come promessa. La Resistenza, la Liberazione, la democrazia, la Costituzione sono i doni che abbiamo ricevuto e che ora dobbiamo mettere a frutto; noi siamo la speranza, concepita nel passato, che ora si realizza. Siamo noi, qui, ciascuno di noi, che decidiamo il destino del mondo.<br>Che cosa dunque ci porta la memoria? Io allora ero troppo piccolo per fare la Resistenza, ma abbastanza grande per capire da dove venivamo. Lasciatemelo dire con le parole di un grande poeta e di un grande Resistente del tempo, un monaco, padre David Maria Turoldo.<br>Per Padre Turoldo la Resistenza era stata una fuoruscita dalla notte oscura del nazifascismo, nel patimento di un Paese occupato, calpestato da neri stivali. \u201cAquile e svastiche e canti di morte \u2013 come scriver\u00e0 nella sua poesia \u2013 salmi e canti e benedizioni di reggimenti col teschio sui berretti neri sulle camicie nere sui gagliardetti neri&#8230;\u201d. Contro \u201cquella Notte oscura\u201d egli aveva scelto la sua Parte. \u201cS\u00ec, insieme al mio fratello di convento, Camillo de Piaz \u2013 racconter\u00e0 quarant\u2019anni dopo &#8211; ho fatto la Resistenza: con molti giovani cattolici, e comunisti, e socialisti, e del Partito d\u2019azione, e altri; con Curiel e Gillo Pontecorvo, e Teresio Olivelli, quello della Preghiera del Ribelle; e con Mario Apollonio e amici dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica, e altri ancora. S\u00ec, in molti avevamo lottato e sperato insieme\u201d.<br>Per uomini di quel sentire era quasi spontaneo uscire dalle citt\u00e0, e ritrovarsi insieme a lottare e sperare: \u201cScendevano dai monti o sorgevano dal selciato rotto, e cantavano per dimenticare fame e derisione di fratelli, e celare al nemico la penuria di armi. Non avevano armi e pregavano per te Italia: \u2018o umile Italia, ti liberiamo. La paura ci ha abbandonati vivi in mezzo alle macerie\u2019 \u201d.<br>Ma per che cosa avevano combattuto? \u201cPure voi ricordate i sogni di vita libera e felice, il sogno d\u2019essere uomini! Uno diceva: \u2018non invidio quelli che vivono, ma quelli che vivranno\u2019; un altro diceva: \u2018mi hanno messo in catene ma il mio cuore \u00e8 libero di sperare, di credere: se domani muoio, slegatemi i piedi&#8217;.\u2019. E un altro: \u2018muoio giovane, molto giovane, ma non mi uccideranno, mi faranno vivere per sempre\u2019 \u201c. E il sogno era questo: \u201cla pace \u00e8 l\u2019uomo, e quest\u2019uomo \u00e8 mio fratello il pi\u00f9 povero di tutti i fratelli. La libert\u00e0 \u00e8 l\u2019uomo e quest\u2019uomo \u00e8 mio fratello il pi\u00f9 schiavo di tutti i fratelli. La giustizia \u00e8 l\u2019uomo e quest\u2019uomo \u00e8 mio fratello: per un\u2019idea non posso uccidere! Per un sistema non posso uccidere, per nessuno, nessuno fra tutti i sistemi\u201d.<br><br><strong>L\u2019altro dovere che abbiamo, dopo quello della memoria, \u00e8 il dovere del ringraziamento.<\/strong><br>Grazie a questi uomini, a queste donne, noi abbiamo potuto vivere settant\u2019anni con la Costituzione. Pensate, anche di fronte alle lacerazioni e ai pericoli di questi giorni, che cosa sarebbe l\u2019Italia senza Costituzione. \u00c8 vero, essa \u00e8 ancora in gran parte inattuata e Reggio Calabria, come tutto il Sud, conosce bene il dolore di questi decenni e ne ha portato e ancora ne porta il peso maggiore. Perch\u00e9 \u00e8 vero che, dopo la Costituzione, come gi\u00e0 dopo l\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia, \u00e8 subito scattato il riflesso dei vecchi poteri, sia dei poteri legali che di quelli illegali, \u00e8 scattato il riflesso del Gattopardo: che tutto cambi perch\u00e9 tutto resti com\u2019era, questo era il disegno. Per\u00f2 la Costituzione ha impedito che questo accadesse, e la partita \u00e8 ancora aperta; quei poteri ci minacciano ancora ma non hanno vinto. Noi combattiamo ancora, voi combattete ancora, resistete ancora: basta camminare per queste strade (i negozi da difendere!) per vedere che la lotta continua, per una vera comunit\u00e0 politica, contro la comunit\u00e0 del crimine.<br>Perci\u00f2 noi dobbiamo essere grati ai protagonisti di allora, non solo ai partigiani, del Nord e del Sud (perch\u00e9 ci furono molti partigiani meridionali nel Nord) ma anche essere grati alle popolazioni del Sud che pur gi\u00e0 liberate portarono tutto il peso delle rovine di un\u2019Italia da rifare; e dobbiamo essere grati anche alla lotta politica che si assunse il compito di rifondare il Paese, a questa politica oggi diffamata ma che ha costruito l\u2019Italia; ed essere grati ai grandi partiti popolari che realizzarono quello straordinario incontro di culture che \u00e8 la nostra Costituzione, comunisti, socialisti, democristiani, da Dossetti a Togliatti, e poi essere grati agli uomini politici che finirono martiri per realizzarla, la Costituzione, e qui faccio solo tre nomi, Aldo Moro per il suo disegno di una democrazia compiuta, Piersanti Mattarella per la sua opposizione alla mafia (e qui rivolgiamo un saluto al presidente Mattarella), Pio La Torre per la lotta contro i missili in Sicilia e per la pace; e dobbiamo altres\u00ec essere grati ai giudici che sono morti per difendere la legalit\u00e0 e lo Stato di diritto.<br><br><strong>Al crocevia del mondo<\/strong><br><br>E ora fatemi dire&nbsp;<strong>perch\u00e9 \u00e8 importante celebrare la Liberazione qui a Reggio<\/strong>, ed \u00e8 cos\u00ec importante che l\u2019ANPI sia riuscita a riportare questo evento nel cuore di questa citt\u00e0.&nbsp;<strong>Ho rivisto ieri nel vostro meraviglioso museo i bronzi di Riace, venuti dal profondo del Mediterraneo a ricordarci quali sono le nostre vere radici, da dove vengono i valori pi\u00f9 alti che dopo una lunga storia di lacrime e sangue sono da ultimo approdati nella nostra Repubblica e nella nostra Costituzione. Questi valori da qui devono ripartire per rifare il mondo da capo. \u00c8 infatti qui, nel Mediterraneo, nelle terre che lo circondano, a questo crocevia tra il Nord e il Sud del mondo, tra Oriente e Occidente, tra i popoli dell\u2019Asia e delle Americhe, dell\u2019Africa e dell\u2019Europa che si decide il futuro. E ci\u00f2 perch\u00e9 \u00e8 cambiata la geografia del mondo: \u00e8 cambiata la geografia del mondo!<\/strong><br>Il centro non sta pi\u00f9 nell\u2019Atlantico del Nord, come pensavano quelli che, dichiarandosi vincitori della guerra fredda, addirittura volevano mettere la NATO al posto dell\u2019ONU e decidere le nuove guerre da fare, a cominciare da quella contro la Jugoslavia. Il centro non sta pi\u00f9 nell\u2019Occidente, come pensavano quelli che in nome degli idoli e delle ideologie dell\u2019Occidente volevano e forse ancora vogliono trascinarci in una guerra perpetua contro l\u2019Islam, crociata che giustamente la Chiesa di papa Francesco rifiuta. Il centro non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019Europa, come credevano quelli che perduto l\u2019Impero, sciolta la Compagnia delle Indie, finito il dominio dei bianchi in Sudafrica e dei francesi in Algeria, volevano sostituire questo dominio con il nuovo imperialismo universale del denaro, del denaro come sovrano globale.<br>Invece ci sono nuovi popoli e nuovi soggetti storici che stanno uscendo dalle antiche servit\u00f9, e avanzano la candidatura a vivere \u201cnella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole\u201d, come dice lo Statuto delle Nazioni Unite: questa \u00e8 la novit\u00e0.<br><strong>Il centro del mondo non \u00e8 la City di Londra o Wall Street, ma \u00e8 dovunque si gioca&nbsp;la scelta tra la vita e la morte, tra la cultura dell\u2019accoglienza e quella dello scarto, ed \u00e8 qui dove si gioca&nbsp;la scelta tra un Mediterraneo come cimitero dove si pescano i morti o un Mediterraneo come una sorgente di acqua viva da cui scaturiscano la giustizia e la pace.<\/strong><br>La giustizia e la pace sono le due grandi conquiste della lotta di Liberazione su cui \u00e8 stato costruito poi l\u2019intero edificio della nostra Costituzione. Esse non erano per\u00f2 solo delle stazioni di partenza ideali, ma traguardi reali da raggiungere, erano la costituzione materiale da attuare e non solo per noi, ma per tutti. Infatti sono beni comuni universali, e proprio qui, nel Mediterraneo, la giustizia e la pace hanno avuto la loro culla.&nbsp;<br><br><strong>Da dove viene la giustizia<\/strong><br><br>Quanto alla giustizia, fatemi citare solo l\u2019art. 3 della Costituzione che dice che \u201c\u00e8 compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libert\u00e0 e l\u2019eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l\u2019effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all\u2019organizzazione politica, economica e sociale del Paese\u201d. Ci\u00f2 in un senso pi\u00f9 generale vuol dire che la Repubblica, lo Stato, sono l\u00ec per sostenere la societ\u00e0, per fare da supporto ai deboli, ai poveri, per portare sulle spalle i miseri, per prendere su di s\u00e9 le esigenze, i bisogni, le speranze del popolo; e l\u2019art. 10 estende allo straniero questo farsi carico, quest\u2019attenzione della Repubblica per l\u2019uomo in difficolt\u00e0, a cominciare dal perseguitato, dall\u2019esule, dallo straniero.<br>Ma quattromila anni fa, attorno al Mediterraneo, gi\u00e0 si scrivevano e si progettavano queste cose. E ci\u00f2 accadeva, prima ancora che si scrivesse la Bibbia, proprio in quei luoghi della Mesopotamia e del Medio Oriente che oggi l\u2019Occidente ha messo a ferro e fuoco per esportarvi la sua democrazia.&nbsp;In quelle antiche societ\u00e0 la giustizia del re, cio\u00e8 del potere di allora, consisteva nel far giustizia al povero, all\u2019orfano, alla vedova, allo straniero, cio\u00e8 nel compensare con la sua forza la debolezza del debole e con il suo potere l\u2019impotenza degli oppressi; dunque si trattava di un potere che prendeva parte, che si accorgeva di chi \u00e8 curvo, un potere che vede il colore della pelle di chi invoca giustizia.<br>Per esempio nel secolo XXI a.C., 4000 anni prima di Keynes, prima dello Stato sociale, nel Codice di Ur dei Caldei, dove ora c\u2019\u00e8 l\u2019Iraq, il re Urnammu si vantava che ad Ur l\u2019orfano non era pi\u00f9 in balia del ricco, la vedova in balia del potente, l\u2019uomo di un siclo di quello che possedeva una mina; nel 1700 a. C., 3600 anni prima della dichiarazione universale dei diritti umani, nel Codice di Hammurabi il re si dava carico che \u201cil forte non avesse ad opprimere il debole\u201d e poneva la legge \u201cper garantire la giustizia agli oppressi\u201d. In Egitto, al tempo del Medio Impero, un contadino si appellava al vizir del suo distretto per avere giustizia dicendo: \u201cTu sei il padre dell\u2019orfano, il marito della vedova, il fratello della divorziata, il grembiule di chi non ha madre\u2026\u201d (v. Jacques Dupont, \u201cLe Beatitudini\u201d, Edizioni Paoline, Roma, 1976, vol. I, parte II, cap. II, pp. 577 seg.).<br><br><strong>Da dove viene la pace<\/strong><br><br>Questo, quanto alla giustizia. E quanto alla pace fatemi citare l\u2019art. 11 della nostra Costituzione che ripudia la guerra e dice che \u00e8 compito della Repubblica, anche a scapito della sua sovranit\u00e0, volgersi a costruire \u201cun ordinamento di giustizia e di pace tra le nazioni\u201d. Ma gi\u00e0 tremila anni fa sulle rive del Mediterraneo le profezie bibliche annunciavano che le lance sarebbero state tramutate in falci, che sarebbe stato spezzato l\u2019arco di guerra e un popolo non si sarebbe pi\u00f9 levato in armi contro un altro popolo, e poi il cristianesimo annunci\u00f2 che Dio stesso si era fatto mettere in croce per far fiorire la pace sulla terra. E i bronzi di Riace, se davvero alludono a Eteocle e Polinice, ci parlano di Antigone, della prima obiezione di coscienza contro la guerra fratricida, contro la citt\u00e0 che si vendica.<br>Allora che cosa vuol dire ripartire da qui, dal Mediterraneo, per realizzare nel mondo questi valori? Si tratta di passare dalla globalizzazione dell\u2019indifferenza, dell\u2019inimicizia, della diseguaglianza alla globalizzazione della pace, dell\u2019accoglienza senza esclusioni e della dignit\u00e0 umana fondata sul lavoro.<br><br><strong>Come ancora sono lontane<\/strong><br><br>Per quanto riguarda la pace, \u00e8 chiaro che oggi essa \u00e8 negata da gran parte della politica nazionale e mondiale. L\u2019art 11 della Costituzione \u00e8 contraddetto dalla politica nazionale quando si estende la formula della difesa fino all\u2019invio di Forze Armate in Africa per intercettare le carovane di profughi nel deserto o per attivare la Marina libica alla caccia e alla cattura dei migranti nel Mediterraneo, fino alla negazione di ogni umanit\u00e0 nei campi profughi. La pace \u00e8 negata dalla politica nazionale quando l\u2019Italia non approva, non firma e non ratifica il Trattato dell\u2019ONU sull\u2019interdizione delle armi nucleari, mentre rifornisce di armi Paesi che ne bombardano altri e primeggia nel mercato degli armamenti realizzando uno dei pi\u00f9 alti avanzi commerciali del settore.<br>La pace \u00e8 negata dalla politica internazionale quando Trump reintroduce nelle opzioni americane la risposta nucleare a offese \u201cconvenzionali\u201d e perfino al terrorismo. La pace \u00e8 negata dalla politica internazionale quando si continuano ad agitare gli spettri di false armi di distruzione di massa per scatenare guerre o bombardamenti reali, come ieri contro l\u2019Iraq e oggi contro la Siria. La pace \u00e8 negata dalla politica internazionale quando l\u2019ONU viene esclusa dal compito che dovrebbe svolgere di fronteggiare le minacce e le violazioni della pace, della sovranit\u00e0 e gli atti di aggressione. La pace \u00e8 negata dalla politica internazionale quando le Potenze nucleari respingono il bando delle armi nucleari, e quando Stati o sedicenti Stati alimentano la guerra mondiale diffusa gi\u00e0 in atto e avallano e praticano politiche di genocidio.<br>L\u2019Italia deve aderire al Patto antinucleare, non deve fornire armi all\u2019Arabia Saudita, al Kuwait, alla Libia e ad Israele che continua a negare lo Stato di Palestina: perfino a Roma l\u2019ANPI ha dovuto respingere la richiesta della comunit\u00e0 ebraica di non far sfilare i palestinesi nel corteo del 25 aprile; i palestinesi non devono esistere, non devono pi\u00f9 essere visibili.<br>Quello che invece si deve fare, con una grande lotta politica nazionale e internazionale, \u00e8 di dare seguito al capo VII della Carta dell\u2019ONU che postula una forza di polizia internazionale comandata dai cinque Membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, e attuare le risoluzioni dell\u2019ONU. E si deve riprendere la grande proposta avanzata da Gorbaciov e dall\u2019indiano Rajiv Gandhi alla fine della guerra fredda di \u201cun mondo senza armi nucleari e non violento\u201d. Un mondo, si pu\u00f2 oggi aggiungere, sollecito verso la propria conservazione e salvaguardia anche fisica secondo le richieste della intera comunit\u00e0 scientifica fatte proprie anche dalla Enciclica \u201cLaudato s\u00ec\u201d. Allora diventer\u00e0 nuovamente possibile dare effettivit\u00e0 all\u2019art. 11 della Costituzione.<br>Per quanto riguarda l\u2019accoglienza il punto \u00e8 di riconoscere e realizzare l\u2019unit\u00e0 umana. Deve cadere la discriminazione della cittadinanza che \u00e8 l\u2019ultima discriminazione che \u00e8 rimasta dopo che tutte le altre (di sesso, di razza, di religione) almeno in via di principio sono cadute. Questa discriminazione dell\u2019altro, di chi \u00e8 nato altrove, di chi non \u00e8 cittadino deve ora essere superata attraverso politiche programmate e controllate di accoglienza, protezione e integrazione. Esse devono mirare a realizzare lo ius migrandi, il diritto di migrare, gi\u00e0 proclamato come diritto umano universale all\u2019inizio della modernit\u00e0. La realt\u00e0 delle migrazioni \u00e8 un prodotto irrecusabile della globalizzazione che noi stessi abbiamo voluto e perseguito. Non \u00e8 possibile nasconderla, segregarla o reprimerla perch\u00e9 questo porta con s\u00e9 in nuce il genocidio. La xenofobia \u00e8 una nuova declinazione del fascismo, e il genocidio \u00e8 il suo punto finale. Quello delle migrazioni non \u00e8 pi\u00f9 pertanto un problema esterno degli Stati, ma un problema interno dell\u2019unica Nazione umana e del suo ordinamento giuridico sulla terra. L\u2019Italia per la sua posizione geopolitica, ma ancora di pi\u00f9 per il suo DNA, deve essere all\u2019avanguardia nell\u2019 avviare questo processo e nel rivendicarlo dagli altri, prima che la catastrofe avvenga.<br>Per quanto riguarda la dignit\u00e0 umana fondata sul lavoro noi siamo oggi di fronte a un\u2019impotenza del sistema economico vigente che non \u00e8 pi\u00f9 in grado di creare il lavoro necessario alla vita. E non \u00e8 in grado non perch\u00e9 il lavoro costa troppo, come vuol far credere il Job\u2019s Act, ma semplicemente perch\u00e9 il lavoro non c\u2019\u00e8, esso \u00e8 stato e in misura crescente viene distrutto dalle macchine, dall\u2019automazione e dai capitali che corrono liberamente dove i poveri sono sfruttati le tasse non si pagano e i diritti non ci sono. Ci\u00f2 \u00e8 avvenuto non gradualmente, come all\u2019inizio della rivoluzione industriale, ma \u00e8 avvenuto con enorme rapidit\u00e0, anche perch\u00e9 sono stati fatti massicci investimenti nell\u2019innovazione tecnologica proprio allo scopo di distruggere lavoro umano o per delocalizzarlo in zone meno protette, dove non costa nulla, o addirittura c\u2019\u00e8 di nuovo il lavoro schiavo; ce ne sono infatti 45,8 milioni in tutto il mondo, di cui 18,35 solo in India.<br>La mancanza di lavoro sta raggiungendo tali dimensioni di massa da alterare tutti gli equilibri dei rapporti economici politici e sociali.<br>In Italia, venendo meno il lavoro, la Repubblica perde il suo fondamento (art. 1 Cost.) e perci\u00f2 la sua stabilit\u00e0 e la sicurezza del suo futuro; in Europa l\u2019Unione economica e monetaria perde il primo dei tre obiettivi fondamentali per cui \u00e8 stata costituita e via via potenziata, ossia \u201cpiena occupazione, progresso sociale e tutela e miglioramento della qualit\u00e0 dell\u2019ambiente\u201d come prevede l\u2019art. 3 del Trattato sull\u2019Unione; nel mondo il sistema economico perde l\u2019equilibrio dialettico tra capitale e lavoro, deprimendo fino a sopprimerlo il fattore lavoro. La resa in tal modo imposta a uno dei due protagonisti del conflitto capitale-lavoro, non lo risolve, ma ne spegne la spinta propulsiva e spinge la polarizzazione delle diseguaglianze fino agli estremi di una ricchezza detenuta da una decina di uomini pari a quella complessiva di 3,6 miliardi di persone sulla terra.<br>Per ristabilire gli equilibri e una societ\u00e0 vivibile \u00e8 ora necessario creare nuovo lavoro e, renitente il mercato, questo non pu\u00f2 farlo che il soggetto pubblico, nelle sue varie articolazioni e competenze, sia in Italia che in Europa che a livello globale.<br>A tal fine la prima cosa che l\u2019Italia dovrebbe fare e nel contempo proporre all\u2019Europa, \u00e8 di riaprire il glorioso capitolo dell\u2019intervento pubblico nell\u2019economia, contro il dettato del Trattato europeo che proibisce gli \u201caiuti di Stato\u201d, che non sono aiuti ma la manifestazione stessa della comunit\u00e0 politica sovrana come soggetto anche economico.<br>Non si tratta di \u201cuscire dall\u2019Europa\u201d o dall\u2019euro, si tratta di promuovere una revisione delle norme istitutive: se pi\u00f9 volte si \u00e8 cercato di cambiare la Costituzione italiana, tanto pi\u00f9 si pu\u00f2 cercare di modificare un trattato europeo. Del resto lo stesso \u201cTrattato sul funzionamento dell\u2019Unione europea\u201d all\u2019art. 107 ammette l\u2019intervento dello Stato quando ci siano regioni \u201cove il tenore di vita sia anormalmente basso, oppure si abbia una grave forma di sottoccupazione\u201d. Ebbene, questa situazione indubbiamente esiste in Italia quando ci sono 5 milioni di persone che vivono \u201cin povert\u00e0 assoluta\u201d, 18 milioni \u201ca rischio di povert\u00e0 e di esclusione\u201d, e la disoccupazione \u00e8 all\u201911 per cento con 3 milioni di disoccupati tra cui il 37 per cento dei giovani, soprattutto nel Sud: ci\u00f2 che non \u00e8 un semplice \u201cdifetto\u201d della politica, \u00e8 un crimine.<br><br>Se da qui, da questo centro del mondo, riusciremo a promuovere queste politiche, non solo per noi, ma a livello globale, secondo i vecchi principi dell\u2019internazionalismo, allora i grandi valori umani universali concepiti sulle sponde del Mediterraneo e giunti fino al giorno della nostra Liberazione e fino ad oggi, potranno dar luogo a un nuovo costituzionalismo, a una nuova comunit\u00e0 internazionale di diritto, il mondo trover\u00e0 la sua unit\u00e0 e, come dicevano le antiche Scritture, giustizia e pace si baceranno sulla terra.<br><br><br>* giornalista, ex parlamentare, Presidente dei \u201cComitati Dossetti per la Costituzione\u201d. Il suo intervento integrale alla festa della Liberazione promossa dall\u2019ANPI di Reggio Calabria, il 25 aprile 2018<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 una grande giornata di pace. 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