{"id":1460,"date":"2016-01-30T00:00:00","date_gmt":"2016-01-30T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quellochenonho.news\/index.php\/2016\/01\/30\/a-tu-per-tu-con-danilo-rea-il-jazz-viene-dallanima-prima-che-dalla-tecnica-la-calabria-amo-i-suoi-colori-e-cilea-che-omaggero-presto\/"},"modified":"2025-06-13T14:40:36","modified_gmt":"2025-06-13T14:40:36","slug":"a-tu-per-tu-con-danilo-rea-il-jazz-viene-dallanima-prima-che-dalla-tecnica-la-calabria-amo-i-suoi-colori-e-cilea-che-omaggero-presto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.quellochenonho.news\/index.php\/2016\/01\/30\/a-tu-per-tu-con-danilo-rea-il-jazz-viene-dallanima-prima-che-dalla-tecnica-la-calabria-amo-i-suoi-colori-e-cilea-che-omaggero-presto\/","title":{"rendered":"A tu per tu con Danilo Rea: &#8216;Il Jazz viene dall\u2019anima, prima che dalla tecnica. La Calabria? Amo i suoi colori e Cilea, che omagger\u00f2 presto&#8217;"},"content":{"rendered":"<p><em>Seduto al suo pianoforte, ogni tasto sfiorato lascia un segno nell\u2019anima ed una storia da portare con s\u00e9, col cuore gonfio di gratitudine. <\/em><\/p>\n<p><em>Danilo Rea \u00e8 cos\u00ec, che parli con la sua musica o che si racconti a parole. Ascolta e scandaglia, pensieri e sonorit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Succede allora che una intervista diventi una sorprendente riflessione, quasi filosofica, ma al contempo molto concreta, sul suo amore di sempre, il Jazz. E su quello che il Jazz, che festeggia cento anni, potr\u00e0 essere per il futuro della musica.<\/em><\/p>\n<p><em>Una nuova sfida, quella di Danilo Rea, che potrebbe rivelarsi profetica quanto quella che, molti anni fa, lo vide fondare &#8211; \u00a0insieme a Enzo Pietropaoli al contrabbasso e Fabrizio Sferra alla Batteria &#8211; i rivoluzionari &#8216;Doctor 3&#8217;.<br \/><\/em><br \/><em>L&#8217;occasione di questo incontro con il pianista internazionale viene dal prossimo live che porter\u00e0 il rinato e storico trio in Calabria, a Cortale (Catanzaro),\u00a0il 6 agosto per la quattordicesima edizione della rassegna Jazz&#038;Vento.<br \/><\/em><br \/><strong>Danilo Rea, questo\u00a0suo ritorno in Calabria coincide con il ritorno sulla scena dei \u201cDoctor 3\u201d. Cosa signific\u00f2 l\u2019esperienza del trio che negli anni Novanta sdogan\u00f2 la musica pop, per farla dialogare col Jazz? \u00c8 stato arduo, a quei tempi, riuscire in questa impresa? <\/strong><\/p>\n<p>\u201cAll\u2019epoca era molto rischioso. Consideri che persino quando andammo a suonare alla Town Hall di New York ci successe qualcosa di imprevisto. C\u2019era una serata tutta dedicata agli italiani, in cui c\u2019erano Rava e molti altri. Noi facemmo il nostro set e il critico del New York Times il giorno dopo scrisse di noi: \u201cHanno avuto molto successo di pubblico, per\u00f2 peccato che \u201cYour song\u201d di Elton John sia un pezzo discutibilissimo, nonostante uno provi a suonarlo nella maniera del jazz\u201d. Insomma, persino in America era difficile un\u2019operazione del genere\u201d.<\/p>\n<p><strong>Una stroncatura non da poco, insomma\u2026<\/strong><\/p>\n<p>\u201cNo no. Io sono molto contento, col senno di poi, di aver insistito su questa cosa, perch\u00e9 posso dire che siamo stati tra i primi a spingere in quella direzione e questo ha prodotto poi dei risultati molto importanti. Pensi che nell\u201986 io e Roberto Gatto facemmo un disco dal titolo \u201cImprovvisi\u201d, in cui c\u2019era in erba quello che avrei fatto nella vita. C\u2019era un brano di Claude Debussy improvvisato da me e da Gatto che sembrava piuttosto avveniristico per quell\u2019epoca. E poi abbiamo suonato brani di Tenco. Insomma, c\u2019era un po\u2019 quello che avrei fatto coi Doctor 3&quot;.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 stato il &#8216;segreto&#8217; di questo trio avveniristico?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cI Doctor 3 sono stati un bell\u2019esperimento perch\u00e9 in realt\u00e0 l\u2019alchimia ha funzionato molto bene. Fabrizio Sferra \u00e8 un grande batterista ma era digiuno di musica pop. Era un jazzista puro, praticamente. Per cui il suo inserimento era proprio da jazzista e questo ha fatto sicuramente bene al sound che \u00e8 uscito fuori. Enzo Pietropaoli \u00e8 un vecchio compagno di viaggio, che ha una tale esperienza e sensibilit\u00e0 che ci permette di affrontare in tempo reale qualsiasi tipo di brano. E questa cosa qua mi \u00e8 capitata solamente con lui, nella vita, e con Ares Tavolazzi, i due contrabbassisti pi\u00f9 vicini a me\u201d. <\/p>\n<p><strong>Mi \u00e8 arrivato uno \u201cspiffero\u201d sui \u201cDoctor 3\u201d: \u00e8 vero che avevate giurato di non suonare pi\u00f9 insieme, quando il trio si sciolse? <\/strong><\/p>\n<p>(Ride) \u201cGuardi, ci siamo detti che qualche cosa prima o poi l\u2019avremmo fatta, insieme. Per\u00f2, insomma, ci siamo presi un bel po\u2019 di tempo. Fabrizio Sferra ha fatto i suoi dischi in trio e ha fatto le sue cose. Diciamo che ognuno di noi aveva bisogno di provare a far la propria musica. Anch\u2019io ho un altro trio con cui suono meravigliosamente, che \u00e8 quello con David King alla batteria, il batterista dei \u201cThe bad plus\u201d, e Ares Tavolazzi, e con loro incideremo un disco entro l\u2019anno prossimo. Enzo Pietropaoli ha un gruppo molto bello e fa la sua musica, per\u00f2 ci\u00f2 non toglie che, nel momento in cui tu ti realizzi e hai modo di fare quello che senti pi\u00f9 vicino a te stesso, anche la voglia di riprovare insieme ritorni, perch\u00e9 sei pi\u00f9 sereno. Come ben sapr\u00e0, a partire dai Beatles, tutti i gruppi tendono &#8211; un po\u2019 come nei matrimoni &#8211; a cercare i propri spazi\u201d.<\/p>\n<p><strong>E quando si ritorna insieme significa che il legame \u00e8 davvero forte, come in questo caso\u2026<\/strong><\/p>\n<p>\u201cEh, s\u00ec. \u00c8 fisiologico che nei gruppi succeda che ci si divida, a meno che non ci sia un grande leader e allora i gruppi reggono. In noi non c\u2019era il leader, c\u2019era un rapporto paritario. Pare che, nel gruppo di Miles Davis, Ron Carter e Tony Williams non si parlassero, eppure suonavano meravigliosamente insieme\u201d. <\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 sempre una ispirazione dietro ogni progetto, musicale e artistico. Qual \u00e8 l\u2019ispirazione che la muove in questo momento della sua carriera? <\/strong><\/p>\n<p>\u201cIn questo momento sto portando avanti il progetto realizzato con Ramin Bahrami: abbiamo fatto un disco e lo stiamo facendo conoscere con una serie di concerti. Bahrami \u00e8 un grande interprete di Bach ed io ci improvviso sopra. Anche questo \u00e8 un progetto piuttosto rivoluzionario, perch\u00e9 in genere il jazzista riarrangia la musica di Bach e la porta \u201ca casa sua\u201d. Invece questa volta noi rispettiamo la partitura originale, e aggiungiamo qualche cosa, che \u00e8 improvvisazione. Insieme. Mi piace perch\u00e9 quello che mi interessa, quando suono, \u00e8 raccontare una storia. E chi improvvisa deve avere una storia da raccontare. In questo periodo, in particolare, nel quale sto studiando molto, sto trovando delle strade che sono leggermente pi\u00f9 lontane dal seminato, da quello che \u00e8 il linguaggio di tutti i jazzisti, per\u00f2 credo che entro uno, due anni riuscir\u00f2 ad integrare queste cose con il jazz che suono adesso\u201d. <\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 il suo sogno, in musica?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cIl mio sogno resta sempre quello di creare un racconto attraverso le emozioni\u201d.<\/p>\n<p><strong>E la Calabria sente in modo particolare le emozioni che riesce a comunicare col suo pianoforte. Ed \u00e8 pronta a riabbracciarla a Cortale, il 6 agosto, per la bella rassegna Jazz&#038;Vento che \u00e8 un appuntamento tra i pi\u00f9 seguiti del genere.<\/strong><\/p>\n<p>\u201cAh, la Calabria. Questo \u00e8 un amore ricambiato. Ho sempre pensato che la Calabria abbia dei colori unici e sono molto molto felice di questo live che si avvicina\u2026\u201d.<\/p>\n<p><strong>Peraltro ha ricevuto anche il premio Francesco Cilea, ad Agerola (Campania), dove il compositore calabrese aveva la residenza estiva. Le \u00e8 capitato di interpretarlo?<\/strong><\/p>\n<p>&quot;Beh no, per\u00f2 Francesco Cilea lo amo ed \u00e8 davvero uno dei pi\u00f9 grandi compositori italiani. Anzi, le dir\u00f2, credo che in futuro lo far\u00f2. Suoner\u00f2 e magari incider\u00f2 un pezzo di Cilea. Assolutamente\u201d.<\/p>\n<p><strong>Sar\u00e0 certamente un bell\u2019omaggio, alla Calabria, che apprezzer\u00e0. Dal passato al futuro, dunque ai giovani. Lei insegna, anche. In questo suo rapporto con i giovani, come legge il futuro della musica in Italia?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cBeh, il futuro della musica pop \u00e8 sicuramente molto oscuro. Io ho lavorato con cantautori che hanno oggi, diciamo, una \u201ccerta\u201d et\u00e0. Ormai faccio registrazioni solo con artisti come Mina, Fiorella Mannoia \u2026 Essendo io cresciuto in un\u2019epoca diversa mi rendo conto che il messaggio musicale oggi \u00e8 molto, molto svilito, rispetto a quello dei\u00a0grandi artisti citati. Non discuto nemmeno il valore dei testi, che si producono oggi, ma sto parlando proprio del modo in cui si fa canzone e musica. E questo \u00e8 abbastanza drammatico perch\u00e9, se si continua a proporre musica di questo tipo, o succede la rivoluzione oppure si andr\u00e0 sempre pi\u00f9 in basso. Questo perch\u00e9 si \u00e8 andati appresso all\u2019idea americana, sempre pi\u00f9 di tipo commerciale. Capisco che \u00e8 musica pi\u00f9 facile, che il ritmo \u00e8 la prima molla che si aziona, ma vedo che c\u2019\u00e8 una chiusura totale verso la melodia. In Italia ci\u00f2 che \u00e8 melodico, parlando di alcune trasmissioni che producono musica, \u00e8 quasi da considerare off-limits. Passato, antico, classico, in senso dispregiativo. Invece io credo che le belle canzoni siano come un Notturno di Chopin. Tra mille anni ci saranno ancora. Basta pensare alla canzone napoletana, immensa, meravigliosa, immortale, con i suoi autori pazzeschi, come Di Giacomo\u201d. <\/p>\n<p><strong>E il futuro del Jazz?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cEcco, anche per il Jazz intravedo un problema. Vedo, infatti, un panorama di grandi musicisti, tuttavia temo che questo sempre pi\u00f9 grande e ricercato livello tecnico \u2013 tanto incitato nelle scuole &#8211; possa nuocere al livello per cos\u00ec dire emotivo del musicista. Se il blues era un urlo di dolore dell\u2019afroamericano che viveva una realt\u00e0 molto disagiata, quindi raccontava delle storie, il jazz \u00e8 stato poi una nuova interpretazione, degli afroamericani e non solo (visto che il primo a inciderlo fu un italiano) che, tuttavia, continuava a raccontare storie, storie di libert\u00e0. Ed era una musica che piaceva, piaceva a tutti. Adesso la troppa cultura pu\u00f2 portare paradossalmente a un inaridimento emotivo. Ecco perch\u00e9 dico che \u00e8 un po\u2019 pericoloso\u201d. <\/p>\n<p><strong>Capita effettivamente di trovarsi di fronte a musicisti che si perdano in virtuosismi tecnicamente irreprensibili, ma spesso fini a se stessi\u2026<\/strong><\/p>\n<p>\u201cIl grande Steve Winwood, che scrisse \u201cGimme some lovin&#8217;, every day\u201d , uno dei pezzi pi\u00f9 groovy e famosi della storia del rock, dichiar\u00f2 molti anni dopo: \u201cNon sarei pi\u00f9 capace di scrivere un pezzo come quello, perch\u00e9 allora avevo 16 anni. E sapevo poco. Adesso so troppo per poter scrivere un pezzo cos\u00ec comunicativo. E scrivo altre cose\u201d. Ora, nulla in contrario, per\u00f2 mai dimenticare che il Jazz viene dall\u2019anima, prima che dalla tecnica\u201d. <\/p>\n<p><strong>Il pubblico lo sente questo, \u00e8 vero. E l\u2019artista?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>\u201cAssolutamente. Chi suona si fonde con chi ascolta. E viceversa. Quando c\u2019\u00e8 uno scambio emotivo. Questa \u00e8 la cosa da cercare. E solo in quel momento l\u2019artista riceve emozione dal pubblico, quando riesce a darne, di emozioni. Quando a fine concerto qualcuno viene da me e mi dice che si \u00e8 emozionato, io lo ringrazio e vado via felice, perch\u00e9 questo per me \u00e8 vitale. Vitale. Sono sempre pi\u00f9 convinto che il pubblico sia fondamentale. Devi essere onesto, tutto qua, nel senso che non puoi raccontare la storia di un altro. Devi raccontare la tua. E ti devi mettere a nudo, con le tue emozioni e i tuoi sentimenti. Se lo fai, chi ti ascolta ti accetta. Sta tutto in quel contatto, in quell\u2019ora e mezza di scambio emotivo. Tutto l\u00ec\u201d.<\/p>\n<p><strong>Ed in chiusura, le chiedo: a chi spegne una candelina non pu\u00f2 mancare un augurio. Gli anni sono cento. Cosa augura Danilo Rea al Jazz?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cBella domanda questa! Beh, lunga vita al jazz, ma soprattutto lunga vita all\u2019improvvisazione. Perch\u00e9 \u00e8 forse la cosa pi\u00f9 importante che \u00e8 tornata nella musica, dopo tanti anni di smemoratezze. L\u2019improvvisazione, che era caratteristica di Bach, di Beethoven e di grandi musicisti, ha lasciato la musica classica. Ecco, il jazz in questo momento potrebbe aiutare a rendere la musica classica un po\u2019 pi\u00f9 attuale, pi\u00f9 viva. Perch\u00e9 la musica classica , con tutto il rispetto, ha ormai solo degli interpreti che cercano di essere pi\u00f9 filologici possibile. Per\u00f2 forse, per citare Glenn Gould, \u201cmeglio rischiare qualche critica negativa, per\u00f2 passare alla storia come un pianista che ha cambiato il modo di eseguire Bach o una sonata di Beethoven\u201d. Il jazz in questo pu\u00f2 aiutare. Pensi se gli studenti di musica classica dei conservatori si avvicinassero anche all\u2019improvvisazione. Io penso che funzionerebbe. Pertanto auguro lunga lunga vita al Jazz, perch\u00e9 \u00e8 fonte di vita musicale e perch\u00e9, sicuramente, negli ultimi 100 anni \u00e8 stata la cosa pi\u00f9 importante avvenuta in questa arte\u201d.<\/p>\n<p><\/p>\n<div style=&quot;text-align: right;&quot;><em>Le foto sono tratte dalla pagina fb di Danilo Rea e di Jazz&#038;Vento<\/em><\/div>\n<p><\/p>\n<div style=&quot;text-align: right;&quot;><strong><\/p>\n<p>Ed ecco i dettagli del live a Cortale con i Doctor 3 per la rassegna \u201cJazz&#038;Vento\u201d<\/strong><\/div>\n<p><em>Siamo alla quattordicesima edizione di \u201cJazz &#038; Vento\u201d, una delle pi\u00f9 ispirate rassegne del genere, che si terr\u00e0 come di consueto ad ingresso totalmente gratuito nelle serate del 6 e 7 agosto prossimi in piazza Cefaly a Cortale. Il neo insediato direttore artistico (in realt\u00e0 si tratta di un ritorno), Franco Suppa ha individuato ottimi concerti nei live degli appena riformatisi Doctor 3, cui seguir\u00e0 il sensazionale sassofonista Kenny Garrett. I Doctor 3: Danilo Rea al piano, Enzo Pietropaoli al contrabbasso, Fabrizio Sferra alla batteria. Senatori del jazz nonostante l\u2019aspetto da eterni ragazzi. Poi un lungo percorso in comune prima di abbracciare nuove inedite strade secondo gli stilemi che nel jazz sono continue improvvisazioni. E le melodie sono da urlo, riconoscibili nelle pieghe jazzate dei pezzi scelti dal trio: dai Beatles fino a Leonard Cohen, David Bowie, the Doors, Carole King e tutto quello che arriva dal ricordo di una carriera che pochi altri possono vantare. Una ritrovata maturit\u00e0 e una voglia di suonare insieme che non ha tradito lo spartito di partenza e lo spirito dei pionieri. Nel lungo periodo di vacatio Danilo Rea si \u00e8 imposto come uno dei pi\u00f9 versatili pianisti della scena (Da Mina a Paoli, passando per Concato, Baglioni e Bahrami), mentre Pietropaoli e Sferra (che oltre ad essere dei ricercatissimi turnisti hanno sviluppato un percorso solistico di grande qualit\u00e0), non hanno mai smesso definitivamente di frequentarsi. Quella di Cortale, sar\u00e0 una delle poche selezionatissime date prevista per questa estate (Comunicato stampa).<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Seduto al suo pianoforte, ogni tasto sfiorato lascia un segno nell\u2019anima ed una storia da portare con s\u00e9, col cuore gonfio di gratitudine. Danilo Rea \u00e8 cos\u00ec, che parli con la sua musica o che si racconti a parole. Ascolta e scandaglia, pensieri e sonorit\u00e0. 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